Ogimachi – un tuffo nella storia delle comunità rurali del Giappone

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-di Maria Gabriella Alfano

Ogimachi è un delizioso villaggio che nel 1995 è stato dichiarato patrimonio UNESCO.

L’ho raggiunto prendendo il treno da Kanazawua e poi a bordo di un autobus.

Siamo in montagna. Il cielo è terso e l’aria è pulita. Dopo la vita frenetica delle grandi città giapponesi da cui provengo, la visita è un tuffo nel passato.

Mi aggiro curiosa nelle strette viuzze del villaggio e immagino la vita che vi si svolgeva.

Le case in legno hanno spessi tetti di paglia dalle falde a doppio spiovente per resistere alle abbondanti nevicate invernali. L’ultimo piano era in genere adibito all’allevamento dei bachi da seta.

Le case più antiche hanno più di 250 anni.  Alcune di esse sono aperte ai visitatori e offrono la possibilità di avere un’idea della vita quotidiana di questa comunità contadina.

Qua e là ci sono verdissimi campi di riso e aiuole dai fiori multicolori

Attraverso il ponte sul fiume Shogawa, affollato dai visitatori della domenica. Pranzo in un piccolo ristorante, lasciando le scarpe all’ingresso. Seduta a gambe incrociate a un tavolo basso, consumo un’ottima zuppa di riso e sorseggio tè verde.

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