L’altopiano andino e il lago Titicaca

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-di Maria Gabriella Alfano-

Sono a Puno, a 3830 metri sul livello del mare. E’ il primo pomeriggio. Arrivare qui ha richiesto l’intera mattinata a bordo di un minibus. E’ stato emozionante salire sempre più in alto, attraversare le montagne, superando i vulcani  El Misti e Chachani, fino allo sconfinato altopiano a 4800 metri di altezza. Qua e là scorgo gruppi di esemplari della fauna andina al pascolo: alpaca, vigogne e lama che non posso fare a meno di fotografare. Lungo la strada incrociamo qualcuno dei pochi abitanti e ascoltiamo la musica struggente degli strumenti a fiato.E’ una bella giornata soleggiata e senza vento, dal clima primaverile. Per fortuna non risento dell’altitudine anche perché la permanenza ad Arequipa ha già fatto adattare il mio organismo.

L’autista mastica coca, pare che attenui gli effetti della diminuzione dell’ossigeno al crescere dell’altitudine. Negli hotel è a disposizione il Mate di coca, bevanda che dovrebbe servire allo stesso scopo. In realtà è sufficiente bere molta acqua.

Noto che i mezzi di trasporto collettivo hanno in dotazione una bombola di ossigeno. Non si sa mai! Come scoprirò in seguito, bombole di ossigeno si trovano anche in buona parte degli edifici pubblici e nelle chiese.

Il giorno seguente l’attesa escursione sul lago Titicaca, il lago più grande del Sud America e il bacino d’acqua navigabile più altro del mondo. Secondo la cultura andina è il luogo in cui è nato il sole.

A bordo di una piccola imbarcazione in paglia visito le isole artificiali costruite con la totora, una pianta acquatica che cresce lungo le rive del lago. Sono isole galleggianti la cui manutenzione deve essere costantemente curata, sostituendo le piante marcite. Entro nelle capanne in cui vivono gli Uros, la popolazione di antichissime origini, che mantiene intatti gli usi e la cultura della tradizione, a partire dai dai coloratissimi abiti.

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