In viaggio a Zanzibar, l’isola delle spezie

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di Maria Gabriella Alfano-

 

Zanzibar è una piccola isola dell’oceano Indiano. E’ situata al largo della costa della Tanzania, pochi gradi a sud dell’equatore, a circa sette ore di volo da Roma.

Recentemente ho visitato questo paradiso terrestre che mi ha stregato per i suoi colori, il vento caldo che profuma di spezie, i versi delle tantissime specie di uccelli, il verde della vegetazione tropicale, ricca di biodiversità.

Una delle caratteristiche più affascinanti di Zanzibar è il suo mare turchese, un caleidoscopio di colori che si trasforma di continuo con  l’alternarsi delle maree.

Le maree sono uno degli aspetti più singolari e affascinanti dell’isola e fanno sì che la costa cambi di continuo perché il mare avanza e arretra di centinaia di metri con cicli di circa sei ore.

Durante le maree basse, è possibile osservare estese distese di sabbia e scogli emergere dall’acqua, creando paesaggi suggestivi e opportunità per esplorare la costa a piedi. Durante le maree alte, l’acqua dell’oceano invade le spiagge e avvolge gli scogli, offrendo condizioni ideali per nuotare, fare snorkeling e praticare sport acquatici.

Le lunghe spiagge di Zanzibar, orlate di verdi palme,  sono un’altra meraviglia da scoprire. La sabbia bianca e sottile come cipria si estende all’infinito, invitando a rilassanti passeggiate e o momenti di tranquillità contemplativa.

Il vento caldo che soffia costantemente rende sopportabile la temperatura esterna che in questo periodo si attesta intorno ai 30 gradi.  Porta con sé i profumi delle spezie che crescono rigogliose nell’entroterra, avvolgendo i sensi in un vortice di aromi esotici e seducenti.

Ma è il cielo di Zanzibar a rubare il cuore di chiunque lo osservi. Mutevole e imprevedibile, cambia volto in pochi istanti, passando da un limpido azzurro a un mosaico di nuvole che si tingono di rosa e arancione al tramonto. Le brevi piogge tropicali, scroscianti ma fugaci, aggiungono un tocco di magia all’atmosfera dell’isola, risvegliando la terra e lasciando dietro di sé un aroma di fresco e di pulito.

Lungo le spiagge vivono i Masai, popolo originario degli altopiani della Tanzania. Alti e longilinei  camminano lungo l’arenile, avvolti in colorate tuniche rosso magenta.

Si cimentano in gare di salto: saltare quanto più in alto possibile rappresenta un elemento di prestigio e per i ragazzi è un passaggio necessario per essere considerati parte della tribù degli “adulti”.

I Masai di Zanzibar parlano bene in italiano. Ci raccontano che vivono nella giungla della Tanzania,  dediti all’agricoltura, ma nei periodi di alta stagione turistica i capifamiglia si trasferiscono a Zanzibar per vendere prodotti artigianali come colorati braccialetti intrecciati, sculture, maschere e altri oggetti in legno. Gestiscono una sorta di “centro commerciale” all’aperto al quale  hanno dato il nome italiano “la coop sei tu”.

Ogni mattina dal capoluogo Stone Town arrivano in  spiaggia  le donne zanzibarine. Affrontano un viaggio di un’ora e mezza, portando con sé parei e altri coloratissimi capi di abbigliamento tradizionale che venderanno a noi turisti. Ciò che colpisce di più è il loro italiano fluente e il fatto che ricordano i nomi dei potenziali acquirenti. Sono  allegre e disponibili a conversare e condividere esperienze. Vendono tutte le stesse cose, ma non c’è competizione tra loro.

Anche noi impariamo i loro nomi e  Insieme intoniamo “Jambo bwana” ” (ciao visitatore),  canzone di benvenuto in cui inseriscono anche i nostri nomi.

E’ d’obbligo la visita al capoluogo Stone Town, dove mi perdo nell’intrico delle sue strette strade lastricate, tra i  suoi edifici antichi dalle porte decorate in legno di sesamo, all’affollato mercato della carne e del pesce, luoghi ideali per immergersi nella cultura locale.

 

Una curiosità: a Stone Town è nato nel 1946 Freddie Mercury, il leggendario frontman dei Queen.

In realtà a Zanzibar è vissuto solo nei primi anni della sua vita, prima di trasferirsi a India e poi nel Regno Unito, ma la sua casa natale è diventata un luogo di pellegrinaggio per i suoi fan di tutto il mondo.

E un giorno sono andata in una delle tante Fattorie delle Spezie.

Accompagnata da una guida esperta ho esplorato  i rigogliosi campi dove vengono coltivate spezie tra cui il cardamomo, la cannella, il curry, il cumino, lo zafferano e altre, spezie che hanno molteplici utilizzi e benefici nella cucina, nella medicina e nella produzione di cosmetici e profumi.

 

La coltivazione avviene con metodi tradizionali tramandati di generazione in generazione, che rispecchiano la profonda connessione delle comunità agricole di Zanzibar con la terra e la natura. Gli agricoltori curano le piante durante tutto il loro ciclo di vita, dalla semina alla raccolta, e  gestiscono le condizioni climatiche uniche dell’isola per garantire una produzione di alta qualità.

Dopo la raccolta, le spezie vengono essiccate al sole e macinate manualmente, seguendo antiche tecniche capaci di preservarne l’aroma e le proprietà benefiche.

Le fattorie delle spezie a Zanzibar adottano pratiche agricole sostenibili, come l’irrigazione a goccia e l’uso di fertilizzanti organici, per preservare l’ecosistema circostante e garantire la prosperità delle future generazioni.

Molte di esse sono coinvolte in iniziative di sviluppo comunitario di cui beneficiano direttamente le popolazioni locali.

In conclusione, posso afferma re che Zanzibar è molto più di una semplice destinazione turistica: è un luogo incantato dove la bellezza naturale, l’elevato grado di biodiversità e la ricchezza culturale si fondono in un’esperienza unica e indimenticabile.

 

 

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