Giappone: Kenrouken, il giardino perfetto

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di Maria Gabriella Alfano-

La visita ai giardini giapponesi è una delle più affascinanti esperienze che si possano vivere in un viaggio nel Paese del Sol levante. Non solo per la presenza di aiuole, alberi, prati, laghetti e fontane, ma perché, abbandonandosi a ciò che l’intero impianto naturale restituisce, si può cogliere l’essenza della cultura del popolo giapponese.

Uno dei giardini più belli che ho visitato è il giardino Kenrouken di Kanazawa, una città distante circa due ore e mezza di treno da Tokyo. L’ho raggiunta a bordo dello Shinkansen, il treno freccia su monorotaia, fiore all’occhiello dei trasporti nipponici, che viaggia ad una velocità variabile tra i 240 e i 320 km/h.

Il giardino risale al XVII secolo e fu realizzato dalla famiglia Maeda che lo ha tramandato di generazione in generazione. Poi, alla fine dell’800 è stato aperto al pubblico.

La parola Kenrouken si compone di “ken” che significa molti elementi, “rouko” numero sei e “en” giardino, quindi: “giardino dei sei elementi”, spaziosità e isolamento, artificio e antichità, corsi d’acqua e panorami che nella tradizione giapponese esprimono il giardino perfetto.

Siamo ai primi di novembre e il giardino comincia a vestirsi dei colori dell’autunno. La giornata è brumosa.

Noto che il verde è attentamente curato da numerosi giardinieri che si stanno occupando di eliminare le erbacce dai prati. Lavorano chini, il volto nascosto sotto i tradizionali cappelli di paglia a forma di cono. Altri stanno imbragando con lunghe corde alcuni antichissimi pini per proteggerli dalla neve che cadrà nel prossimo inverno.

Cammino tra i sentieri silenziosi, respirando l’odore del muschio. Lungo il percorso mi imbatto in statue, la casa da tè, fontane.

Al centro del giardino c’è il lago le cui acque immote riflettono come in uno specchio la bellezza del paesaggio che comincia a vestirsi dei colori dell’autunno.

Il giardino è così bello che ci torno di nuovo di sera. L’illuminazione notturna che fende il buio, fa emergere altri punti di vista ed altri particolari che mi erano sfuggiti nella visita diurna. Un’esperienza fantastica, resa ancora più suggestiva dal silenzio che mi avvolge.

Realizzo che Kenrouken fa onore al suo nome: qui i sei elementi del giardino ideale ci sono davvero tutti.

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