Diario di una crociera sul Nilo

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Alla scoperta dei tesori dell’antico Egitto- di Maria Gabriella Alfano

Navigare sul Nilo è un’esperienza indimenticabile, un viaggio nello spazio e nel tempo, alla scoperta di una civiltà antica, risalente a quasi seimila anni fa.

Lungo il fiume sorgono le opere realizzate dal popolo egiziano in un arco temporale di quasi seimila anni: templi, necropoli, pitture e iscrizioni murarie, bassorilievi, tombe accuratamente celate nelle piramidi, ricchissimi corredi funerari, corpi imbalsamati e mummificati, con l’intento di  farli durare in eterno.

 

Il simbolismo dei bassorilievi e la lettura delle iscrizioni è stata favorita anche grazie al rinvenimento della “Stele di Rosetta” avvenuto alla fine del 1799 grazie a Pierre-François Bouchard, capitano dell’esercito napoleonico. La Stele è una lastra di granito con un’iscrizione dello stesso testo in tre diverse grafie. Ciò ha consentito di decodificare i geroglifici e approfondire la conoscenza della civiltà egizia.

La crociera inizia a Luxor, l’antica Tebe, dove è ancorata l’imbarcazione che ci ospiterà per il nostro tour. E’ una barca a motore in legno a tre piani, con cabine confortevoli dalle grandi finestre panoramiche, che può ospitare fino a quaranta persone.

Iniziamo con la visita al Tempio di Amon, divinità suprema della religione egizia, situato presso l’antico villaggio di Karnak. Il complesso templare, la cui costruzione iniziò nel XIII secolo e proseguì per 1500 anni, è uno dei più grandiosi dell’antico Egitto.

 

 

 

 

 

 

 

E’ pomeriggio, il clima è mite mentre percorriamo la via sacra, fiancheggiata dalle crisofingi, statue raffiguranti leoni con la testa di ariete. Nel recinto sacro si erge il tempio dedicato al dio Amon, dai capitelli a fiore di loto capovolto, magnifico nella luce dorata del tramonto.

 

La navigazione prosegue silenziosa verso sud, risalendo il corso del fiume che nasce, come è noto, nel lago Vittoria, in Uganda.

Seduti all’aperto sul ponte superiore della nave osserviamo i pescatori nelle loro feluche, i campi coltivati, gli ovini al pascolo, i palmeti, le numerose varietà di uccelli, le dune di sabbia.

Non a caso la civiltà egizia si è sviluppata lungo le sponde del Nilo. La piena del fiume rendeva particolarmente fertili i terreni lasciando il limo quando terminava e la pratica agricola era effettuata proprio in funzione delle esondazioni. Il raccolto dipendeva dal regolare apporto di acqua e per questo il fiume fu divinizzato. Oltre questa fascia “verde” che non supera i 20 chilometri, c’è il deserto che si estende nel 95% del territorio del Paese.

Di tanto in tanto siamo affiancati dalle feluche dei venditori ambulanti che lanciano sul ponte la loro merce, dando inizio ad un’insolita  contrattazione sul prezzo. Se la trattativa va a buon fine la somma dovuta è posta in un secchiello che viene calato in mare fino a raggiungere gli interessati.

Il sole tramonta presto. Dopo la cena è piacevole tornare in cabina per ammirare il cielo stellato e abbandonarsi al sonno, pronti per le escursioni previste dal programma che  iniziano nelle prime ore del giorno per evitare le ore più calde.

Ed ecco la Valle dei Re e delle Regine che ospita le loro sontuose tombe.  È  l’alba, ma è già cominciato il flusso inarrestabile dei visitatori. Nel cunicolo che porta alla camera mortuaria delle sepolture ammiriamo pitture murarie di incredibile bellezza, perfettamente conservate nel disegno e nei colori e sarcofagi finemente scolpiti.

La barca prosegue pigramente la navigazione sul Nilo.

Dopo visitato Edfu e il tempio di Horus con i fantastici bassorilievi con geroglifici, ci dirigiamo al tempio di Kom Ombo che sorge sulla così detta “collina d’oro”, un piccolo promontorio roccioso che si erge in un’ansa del Nilo. Il tempio è dedicato a Sobek il dio dal corpo d’uomo e dalla testa di coccodrillo.

E’ un tempio che è stato distrutto dagli eventi naturali e d è stato ricostruito più volte, l’ultima in epoca greco-romana.

Navighiamo verso Assuan dove la barca attracca. Alle quattro del mattino, quando è ancora buio pesto, partiamo in bus alla volta di Abu Simbel, distante all’incirca tre ore.

Attraversiamo il deserto mentre albeggia e il sole sorge in tutta la sua bellezza, ricordandoci che gli antichi egizi riconoscevano proprio nel  Sole il principio unitario del Cosmo.

I templi di Abu Simbel furono costruiti  per celebrare la vittoria di Ramses II sui Nubiani e sono considerati una delle meraviglie dell’antico Egitto. La vista dei templi è spettacolare. Le dimensioni delle statue di Ramses II e di sua moglie Nefertari sono alte 20 metri ed emergono dalla facciata alta 33 metri e larga 38. Ai lati, altre statue più piccole e tra le gambe del faraone e della moglie le statue di alcuni loro figli.

Il tour prosegue con la visita alla Diga di Assuan, un’imponente struttura costruita per regolare il livello del Nilo e fornire energia elettrica al Paese.

La diga è una delle principali attrazioni di Assuan e offre una vista mozzafiato sulla città.
La crociera si conclude con l’escursione al tempio tolemaico di File, consacrato alla dea Iside. Il tempio è stato spostato in un sito diverso da quello originario, interessato dai lavori di realizzazione della diga.

Voliamo alla volta de Il Cairo per visitare la necropoli di Giza dove furono sepolti numerosi faraoni, regine e nobili della IV dinastia. Qui si ergono le piramidi monumentali dei tre faraoni dell’antico regno: Cheope, Chefren e Micerino e la grande Sfinge.

Le conosciamo tutti le piramidi, ma vederle da vicino emoziona, anche per le loro grandi dimensioni che non ci consentono di fotografarle per intero se siamo troppo vicini.

 

Il Faraone -com’è noto- era la massima autorità politica e religiosa. Si riteneva che  i faraoni dopo la morte fossero destinati a vivere in eterno  come dei, ma prima ancora occorreva che il loro spirito si ricongiungesse con il corpo e con le ricchezze che possedevano in vita. Le piramidi dovevano essere molto grandi per consentire allo spirito di ritrovarlo.

Finisce qui, con la visita al Museo egizio e ai suoi tesori, questa esperienza a contatto con i luoghi più significativi di questa antica civiltà.

 

 

 

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