Art bonus, il crowdfounding applicato ai Beni Culturali

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Ever green – Maria Gabriella Alfano

Qualche tempo fa ho partecipato all’inaugurazione della fontana di Carlo Alfano, finalmente restaurata, e della Sala Napoli del Museo di Paestum che ospita la notissima lastra della Tomba del Tuffatore. Un intervento eseguito nel tempo record di circa due mesi con fondi offerti da un’Azienda privata della Piana del Sele. Una nuova opportunità prontamente colta dal direttore del Parco Archeologico di Paestum Gabriel Zuchtriegel che ha anche tracciato la strada per ulteriori iniziative di collaborazione.

Quello del Parco Archeologico di Paestum è solo uno degli interventi finanziati con capitali privati. Ne esistono alcuni esempi anche nella nostra provincia.

L’Italia, il Paese che ha il maggior numero di beni artistici e culturali, non riesce a far fronte alla loro conservazione. Di contro le risorse pubbliche stanziate sono sempre più scarse.

Per superare questo gap è indispensabile aprirsi maggiormente all’apporto di capitali privati, creando specifici canali per favorire donazioni di singoli soggetti o raccolte di fondi “dal basso” come accade con il crowdfounding, pratica molto utilizzata nel mondo anglosassone.

Questa partecipazione della collettività alla tutela del proprio patrimonio culturale ha ricevuto un nuovo impulso con l’approvazione della Legge 106/2014, fortemente voluta dal Ministro Dario Franceschini. La legge introduce l’Art bonus, un incentivo fiscale in favore di privati, enti o società che decidono di stanziare contributi in denaro a sostegno di musei, siti archeologici, archivi, biblioteche, teatri e fondazioni lirico-sinfoniche.

Ma, al di là degli incentivi fiscali, l’Art bonus fa leva sulla responsabilità sociale di investire sulla conservazione e la valorizzazione dei nostri beni artistici e culturali, risorse fondamentali per la nostra economia. Dopo il primo anno di applicazione i risultanti sono confortanti ma, come al solito, siamo il fanalino di coda in quanto solo l’1,6% dei contributi volontari è indirizzato al Sud Italia.

Affinché questo utile strumento funzioni, occorre che le contribuzioni private devolute al nostro patrimonio culturale trovino una pubblica amministrazione che abbia la giusta leadership per governare il processo, ma che allo stesso tempo sia capace di raggiungere in tempi rapidi risultati all’altezza delle aspettative di questa nuova forma di mecenatismo contemporaneo.

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