Vaccino dove sei? La storia si ripete

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Parlo spesso in questo spazio di come la memoria venga meglio supportata grazie all’ausilio dell’immagine fotografica.

Questa mia tesi (per nulla originale e condivisa da molti miei coetanei) ha trovato nuova linfa grazie alle notizie di questi giorni.

Nel 1973 avevo 6 anni e ricordo molto bene la fila per poter essere vaccinato insieme a mio padre. Allora vivevo nella Pignasecca e l’ospedale più vicino era il Pellegrini. Non c’erano mascherine, la parola distanziamento era sconosciuta e chi vive nel centro storico di Napoli sa perfettamente che la parola “Assembramento” suona come un naturale invito alla convivialità, impensabile usare questo termine con un’accezione negativa o associarlo al termine divieto: nel nostro territorio è impossibile evitare qualcosa che si ha naturalmente nel proprio codice genetico se si nasce da queste parti.

A 6 anni non capivo nulla di quello che stava succedendo, ma ricordo solo la tensione di mio padre che a tutti i costi voleva che mi vaccinassi insieme a lui.

A me sembrava semplicemente di aver fatto una cosa importante insieme a mio padre, invece, in gioco c’era qualcosa di molto più importante.

Ho cercato sul web immagini del periodo per cercare di capire quali testimonianze tangibili ci fossero di una delle più gravi epidemie che abbia mai colpito la mia città e, come spesso succede, mi sono ritrovato davanti scatti molto simili tra loro finalizzati a raccontare il degrado dei nostri territori ma nessuna foto che davvero cercasse di documentare come la scienza avesse il dovere di combattere un fenomeno sconosciuto che sembrava essere uscito da qualche romanzo di Victor Hugo o di Alessandro Manzoni.

L’unica cosa che mi ha colpito davvero è questa immagine che riporta il titolo di un quotidiano dell’epoca (presumibilmente PAESE SERA, ma non ne sono certo) dove si evidenzia che SCARSEGGIA IL VACCINO.

Sono passati 48 anni e la storia si sta ripetendo. È di questi giorni la notizia che la vaccinazione per combattere il Covid-19 avrà una battuta d’arresto per motivi che non sta a me commentare.

Ma la testimonianza di questa quotidiano dimostra sicuramente una cosa: non siamo stati in grado di imparare dagli errori del passato.

Le testimonianze cartacee servono anche a questo, a ricordarci cosa è stato per evitare errori nel futuro.

Umberto Mancini

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