Una napoletana imperatrice del Brasile

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di Giuseppe Esposito-

Vi è nella storia di Napoli una figura ai più sconosciuta ed ignorata anche dalla storiografia ufficiale. La damnatio memoriae decretata contro i Borboni di Napoli dagli storici postunitari ha determinato per essa il più completo oblio. Ma se la principessa Teresa Cristina delle Due Sicilie è completamente sconosciuta in Italia, in Brasile, di cui fu imperatrice, accanto a dom Pedro II di Braganza, il ricordo è ancora vivo ed è stato ravvivato di recente da una serie di mostre a lei dedicate.

Nata nel 1822 da Francesco I di Napoli e da Maria Isabella infanta di Spagna, sposò per procura, nel 1842, l’imperatore del Brasile, come spesso avveniva a quei tempi, in cui la conoscenza reciproca avveniva a mezzo di ritratti. Il matrimonio di Teresa Cristina rappresentava una importante tappa nella politica estera del Regno delle due Sicilie, dove si era consapevoli delle grandi potenzialità di quella nazione, da poco resasi indipendente da Portogallo (1822). La principessa napoletana giunse a Rio de Janeiro all’alba del 3 settembre 1843, scortata da una squadra navale napoletana costituita dal  vascello Vesuvio e dalle fregate Partenope Amalia e Regina Isabella.

Alcuni affermavano con malizia che, al primo incontro dom Pedro fu piuttosto deluso dell’aspetto fisico della sposa, che, in base al ritratto inviatogli, aveva creduto più avvenente. Ma a dispetto di ciò il matrimonio fu un successo e durò 46 anni. La principessa napoletana era una donna dal carattere dolce, ma ricca di interessi culturali che seppe svolgere il difficile ruolo di consorte dell’imperatore con discrezione, nondimeno seppe promuovere moltissime iniziative in campo dell’arte, dell’archeologia, della musica, del teatro e delle arti plastiche, attirando in Brasile intellettuali ed artisti italiani. E se ancora oggi il Brasile possiede la più ricca collezione di archeologia classica lo deve alla sua imperatrice che scambiava col fratello Ferdinando II di Napoli oggetti dell’artigianato brasiliano con reperti antichi provenienti dal Real Museo Borbonico di Napoli. Tale raccolta porta ancora oggi il nome di “Collezione Teresa Cristina” ed include non solo reperti archeologici ma anche incunaboli, libri antichi e rari, fotografie d’epoca e tele di Tiziano, Tintoretto e Salvator Rosa, incisioni di Piranesi. Il tutto è esposto nel Museu Nacionaldi Rio de Janeiro. La collezione fu donata allo Stato dall’imperatore. Per la sua attenzione al popolo e le sue virtù caritatevoli l’imperatrice meritò da parte dei suoi sudditi l’appellativo di madre dei brasiliani. Ancora oggi ben sei città i sei differenti stati conservano nel loro nome il ricordo dell’antica sovrana e molte strade sono ancora a lei intitolate, nonostante la distruzione di tutti i simboli del regime imperiale condotta dai rivoluzionari che deposero dom Pedro II.

Durante il regno, Teresa Cristina viaggiò attraverso tutto l’enorme territorio brasiliano interessandosi della sorte delle popolazioni, ma intraprese anche molti viaggi di stato all’estero. Fu in Egitto, Palestina, Inghilterra, Scozia, Irlanda e tornò anche in Italia. E questo fu il più triste di quei viaggi, perché quando, nel 1871,  rivide la sua Napoli, la città era stata ormai privata del suo rango di capitale e ridotta a semplice provincia di un regno nato dalla rovina del Regno delle Due Sicilie. Tersa Cristina era dotata una bellissima voce educata al canto. L’ambasciatore francese del tempo Jules Itier racconta che un giorno udì provenire da una delle finestre del palazzo imperiale il suono di una voce che eseguiva in maniera perfetta l’aria dal barbiere di Siviglia di Rossini, “Una voce poco fa”, e aggiunge che la sua meraviglia giunse al culmine quando si avvide che a cantare era l’imperatrice del Brasile in persona. Tra i più grandi dispiaceri dell’imperatrice vanno ricordate le morti in tenerissima età dei suoi due figli maschi, mentre, per fortuna le femmine Isabel e Leopoldina sopravvissero e si trasferirono in Europa a seguito dei rispettivi matrimoni.

Il 15 novembre del 1889 vi fu una rivolta e l’imperatore fu deposto e fu dichiarata la Repubblica. I rivoltosi imposero alla famiglia imperiale di abbandonare il suolo del Brasile e concessero loro solo ventiquattro ore di tempo. La comunicazione fu data nel cuore della notte e i golpisti non concessero alla famiglia imperiale nemmeno di assistere alla Messa prima di partire. Durante il viaggio durato 40 giorni l’imperatrice stette malissimo, per il dispiacere di essere stata trattata dai rivoluzionari alla stregua di una malvivente. Approdarono in Portogallo e presero alloggio al Grand Hotel di Porto. Nella giornata del 28 dicembre del 1889 l’imperatrice avvertì un malore. Fu chiamato urgentemente un medico che non potette fare altro che constatare il decesso a causa di un infarto. Al momento della morte Teresa Cristina aveva 67 anni e parlando di lei il giornale francese “Le Figaro” scrisse il 29 dicembre: “L’Europa ricorderà con rispetto questa Imperatrice, morta senza trono, e della sua morte si dirà che è stato l’unico dispiacere dato al marito in 46 anni di matrimonio.” Sempre di lei “Le Gaulois” disse: “Era una donna buona e virtuosa di cui la storia poco parla, perché nulla può dirne di male.”

Ma in Italia gli storici scelsero addirittura che dovesse scomparire dalla storia, sebbene l’ex imperatrice venuta da Napoli costituisca ancor oggi un importante anello di collegamento tra i suoi due paesi, l’Italia ed il Brasile. Solo di recente anche in Italia si è avviata una sorta di riscoperta di Teresa Cristina di Borbone che è stata ricordata per il suo impegno culturale nel corso della Rassegna “Ottocento privato” tenutasi al Museo di Capodimonte, nella città che le dette i natali.

Anche in Brasile è stata avviata una sorta di riscoperta dell’imperatrice. Infatti nel 2009, nel corso della Settimana Italiana di cultura, a Petropolis sono stati ricordati i 166 anni trascorsi dall’arrivo in Brasile della principessa napoletana ed il suo impegno a favore dello sviluppo culturale del Brasile.

 

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