Renato Carosone, la canzone degli anni ’50 e ’60

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-di Giuseppe Esposito-

Il 3 gennaio cade l’anniversario della nascita di uno degli artisti più originali della scena musicale napoletana ed italiana del secondo scorcio del ‘900: Renato Carosone. Cantautore, pianista e compositore di grande successo a partire dai primi anni ’50. Il suo genere musicale fu soprattutto leggero, originale e divertente.

Carosone era nato il 3 gennaio 1920 a Napoli, in vico Tornieri, non lontano da piazza Mercato, nel cuore cioè della città. Sin da giovanissimo cominciò a mostrare la sua attitudine per la musica, imparando a suonare il vecchio pianoforte della madre, morta prematuramente nel 1927, quando cioè il ragazzo aveva appena 7 anni.

Nel 1937 si diplomò al Conservatorio di San Pietro a Maiella e subito dopo, ingaggiato della compagnia di Aldo Russo partì per quella che era allora chiamata Africa Orientale Italiana. Rimase in Africa per lungo tempo ed allo scoppio della seconda guerra mondiale fu arruolato nell’esercito e fu inviato a prestare servizio in Somalia. Rientrò in Italia nel 1946 a guerra finita, dopo aver accumulato una notevole esperienza.

Nel 1949 fu ingaggiato da uno dei locali notturni più frequentati della Napoli di allora, lo Shaker Club. Fondò per l’occasione un trio musicale con il pianista olandese Peter Van Wood ed il batterista Gegé Di Giacomo, nipote del poeta Salvatore. Le serate allo Shaker furono un successo e sebbene bocciato ad un provino alla Fonit, trovò l’appoggio di Sergio Bruni e del maestro Nino Oliviero che gli fece incidere il primo di una lunghissima serie di dischi con la Pathé. In quella prima registrazione figuravano, tra le altre, le canzoni “Oh Susanna” e “Scalinatella”.

Al disco seguirono i prestigiosi ingaggi all’”Open Gate” di Roma ed alla “Canzone del mare” di Capri.

Nel 1952 Van Wood abbandona il gruppo che mano a mano si modifica con l’entrata di altri musicisti fino alla formazione definitiva in cui comparivano Gegé Di Giacomo, Ray Martino, Alberto Pizzigoni  e Riccardo Ronchi. Da quel momento il successo prese a correre sulle note di canzoni quali “Giuvanne cu ‘a chitarra”, “Tu vuò fa l’americano” e “ Torero”.

Il successo varca i confini dell’Italia e Carosone è invitato ad esibirsi a Cuba, a Caracas, a Rio de Janeiro per approdare infine alla Carnegie Hall di New York. Il tempio della lirica aveva aperto le sue porte solo un’altra volta alla musica leggera, in occasione del concerto di Benny Goodman.

Alla fine del 1959 Carosone sorprende il mondo dello spettacolo con l’annuncio del suo ritiro dalle scene. Ma sebbene non calcò più i palcoscenici italiani, la sua attività all’estero prosegue. Nel 1960 è di nuovo alla Carnegie Hall e, successivamente è invitato all’Ed Sullivan Show dove a presentarlo è nientedimeno che Charlton Heston. In seguito è invitato in California al Dinah Shore show.

Dopo un’assenza dalle scene italiane durata più di 15 anni ricompare nell’agosto del 1975 alla Bussola di Viareggio, gestita dal noto imprenditore Bernardini.

Nel 1982 torna in sala di registrazione per un nuovo disco, che sarà intitolato Renato Carosone ’82.  Vi compaiono composizioni quali “Io tengo n’appartamento”, “Penelope e Ulisse” e “Ch’avimma fa?”. Tutte giocate sul filo della sua celebre ironia e spensieratezza.

In quegli anni è chiamato ad esibirsi al Madison Square Garden, poi in Canada con l’Orchestra Filarmonica di Toronto ed infine in vari paesi del Sud America.

In Italia partecipa a numerosi show w trasmissioni televisive.

Il 22 marzo del 1993 è colpito da un aneurisma cerebrale e per fortuna soccorso in tempo e dopo una lunga e delicata operazione presso l’ospedale San Camillo di Roma riesce a salvarsi. Deve però astenersi dalle esibizioni musicali, si stabilisce nella sua villa a Barcciano e si dedica alla pittura.

Il 12 gennaio del 1995 la RAI organizza una serata in suo onore al teatro Mercadante di Napoli, dal titolo: “Tu vuò fa l’americano – un ragazzo ed un pianoforte”  Lo spettacolo è presentato da Alba Parietti e nel corso della serata Carosone, assieme a Renzo Arbore si esibisce in alcuni dei suoi cavalli di battaglia quali “Giuvanne cu ‘a chitarra”, “Caravan Petrol” e “Pigliate ‘na pasticca”.

Nel 2000 quando già era affetto da un enfisema esce la sua autobiografia intitolata “Un americano a Napoli”.

Il 20 maggio 2001 la morte lo coglie nel sonno, nella sua casa di Roma, in via Flaminia Vecchia, dove si era stabilito, dopo aver lasciato la villa di Bracciano.

L’elenco delle sue composizioni supera il numero di cento così come anche le sue cover.

Egli ha lasciato nella musica italiana un’impronta profonda ed il suo stile e la sua ironia, l’allegria delle sue composizioni, non sono più state eguagliati da nessun altro artista comparso dopo di lui.

 

 

 

 

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