La Cappella del Tesoro e le sue Sacre Ricchezze

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La Cattedrale medioevale, in stile romanico, di Salerno custodisce al suo interno numerosi piccoli particolari di prestigio. Attraverso la sagrestia (risalente al XVI secolo) posta sul lato transetto dalle alte capriate in vista e i finestroni romanici, in corrispondenza dell’abside di sinistra detta Cappella del SS. Sacramento o di San Giovanni, si accede, varcando un’ulteriore porta, alla Cappella del Tesoro, detta un tempo, delle Reliquie. Aperta per un sol giorno al mese, ovvero il 21 (il 21 di Settembre, difatti, si festeggia il Santo Patrono San Matteo), la cappella è molto piccola (36 mq.circa) e nasce per volontà dell’arcivescovo Girolamo Seripando, per essere realizzata soltanto sotto il suo successore Gaspare Cervantes nella seconda metà del XVI secolo. Riflette in pieno i dettami della Controriforma che focalizza i nuovi principi della fede cristiana sulla custodia delle sante Reliquie. Dell’ambiente cinquecentesco è rimasto quasi nulla, ad eccezione delle fasce del calpestio maiolicate che seguono tutto il perimetro della cappella. Al centro di essa ritroviamo una lapide sepolcrale risalente al 1624 dell’arcivescovo Lucio Sanseverino. Subì, successivamente, una profonda trasformazione intorno al 1730. La particolarità della cappella è il meraviglioso soffitto denominato “Paradiso Salernitano” realizzato dal pittore beneventano Filippo Pennino. Grazie al cromatismo dai colori molto chiari, essa sembra inondare di luce propria l’intero soffitto. Su tale opera sono individuabili tutti i santi legati alla città di Salerno. Si parte ovviamente da San Matteo e i tre Martiri posti uno accanto all’altro, per passare a Santa Lucia, Santa Caterina, San Giovanni e Santa Tecla, Susanna e Archelaa. Al centro della preziosa opera ritroviamo la SS. Trinità con Cristo, la Colomba dello Spirito Santo e l’Eterno, mentre non lontane appaiono ancora San Michele Arcangelo e l’Immacolata. Il Pennino, molto probabilmente, realizzò anche le decorazioni parietali. Lungo il perimetro della cappella sono presenti, inoltre, armadi murali di cui il più grande è quello posizionato lì dove era inizialmente presente un’abside centrale. All’interno del grande armadio è collocato un ciborio in argento donato all’arcivescovo Camillo Alleva nel 1825. Negli armadi laterali si possono ammirare numerose e preziose opere di argenteria sacra napoletana. Tra questi elementi ritroviamo, in argento, reliquiari gotici tra i più interessanti dell’intera Italia meridionale. Di notevole importanza è il reliquiario, il più antico, del braccio di San Matteo commissionato dall’arcivescovo Orso Minutolo (1330). L’opera in argento con decorazioni in filigrane d’oro, attesta l’interscambio culturale tra il regno angioino e le maestranze toscane, in particolar modo quelle senesi. Altro interessante reliquiario è quello della Vergine (che si dice contenga alcuni capelli della Madonna) in argento dorato, sbalzato e cesellato con cristallo di rocca risalente al 1364. La sua forma ritrae una coppa di cristallo, con base piatta sorretta da quattro leoncini, sostenuta da una struttura in argento dalla forma che rispecchia un modellino di nordica cattedrale gotica (unica nella sua forma in tutto il meridione d’Italia). Su tale struttura poi è collocata una cima di lampada di derivazione islamica medioevale databile al X secolo d.C. Singolari risultano il braccio di Sant’Agata commissionato dall’arcivescovo Bartolomeo d’Aprano nel 1414. Il reliquiario somiglia molto a quello di San Matteo, in argento sbalzato e cesellato, sempre con base esagonale con zampe di leoni che lo sorreggono, la mano è leggermente più aperta con il dito indice in alto. Accanto a tale manufatto ritroviamo il reliquiario della mano di San’Anastasia sempre in argento sbalzato e cesellato, donato dalla regina Margherita di Durazzo nel 1408.  Molto interessante è i reliquiario con il dito di Santa Caterina dell’inizio del XV secolo, posizionato all’interno di una coppa di cristallo di rocca con, ai lati, anse a forma di draghi. E’ presente sulla sinistra della cappella un pastorale, in stile gotico, detto di San Matteo sempre in argento sbalzato e cesellato, databile al XV secolo. Altri armadi contengono numerosi oggetti legati alla liturgia, come ostensori e calici, esempi di arte argentaria di gusto tipicamente napoletano. Di particolare bellezza è un cartagloria in argento della fine del XVII secolo. In stile barocco napoletano, presenta al centro la figura di San Matteo con due puttini laterali e un angelo che gli regge il calamaio. Dell’inizio del XVII secolo è la stauroteca (reliquiario destinato a contenere pezzi del legno della croce di Cristo) donato dall’arcivescovo Beltrano de Guevara. Al centro della cappella, infine, sono posizionati i busti di San Matteo, dell’argentiere napoletano Nicola de Aula del 1691, dei due martiri Caio e Anthes realizzati dagli argentieri Tommaso Rivaldi e Benedetto Monaco nel 1706. Sulla sinistra ritroviamo, poi, il busto del terzo martire salernitano Fortunato realizzato nel 1710 dall’argentiere Rivaldi e sempre sulla sinistra è posizionato il busto di papa Gregorio VII del 1742 realizzato da Giacinto Buonacquisto.

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