Al Ghirelli “Dov’è la Vittoria” pièce della stagione teatrale di Casa del Contemporaneo

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Vincitore al premio L’Artigogolo e pubblicazione della casa editrice ChiPiùNeArt , Menzione Speciale per la migliore attrice (Martina Carpino) al premio Nuove Sensibilità 2.0 del Teatro Pubblico Campano, Premio del pubblico al Festival Inventaria 2019, Vincitori al premio Neiwiller di Artec Napoli 2020

Due attori e un’attrice raccontano i momenti salienti dell’ascesa di una leader politica di estrema destra. Questo, in sintesi, “Dov’è la Vittoria”, il quarto appuntamento della stagione teatrale di Casa del Contemporaneo al Teatro Ghirelli. La pièce, che ha debuttato al Napoli Teatro Festival lo scorso mese di giugno, è opera di tre autori Agnese FerroGiuseppe Maria Martino e Dario Postiglione.

 La Vittoria del titolo è Vittoria Benincasa, leader di una formazione politica di estrema destra che si candida a diventare la prima donna a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio. Attraverso l’analisi e la ricostruzione della sua vita, dei suoi “travestimenti” e della sua ascesa prende progressivamente corpo e forma una cattiva da fumetto che si fa pericolosamente reale.

L’escamotage del meta-teatro mostra i tre attori – Luigi BignoneMartina CarpinoAntonio Elia – nel mezzo del processo creativo, quando, come in giornalisti d’inchiesta e/o investigatori, risalgono all’infanzia della protagonista, alla sua famiglia e al suo quartiere, agli anni della scuola e della militanza giovanile, per scoprire le ragioni che l’hanno spinta lungo il suo percorso di affermazione.

Il personaggio cresce, emerge e si afferma con sempre maggiore forza, fino a schiacciare i maschi comprimari e gli stessi interpreti. Nell’opera sembra che la realtà sociale e politica, da oggetto di un’indagine teatrale si trasformi in soggetto, finendo per plasmare l’indagine stessa.

In questa storia emblematica, c’è qualcosa di più inquietante del ritratto di una trasformista. C’è l’identificazione di una specie di animale politico, la stessa che negli ultimi anni si sta affermando in tutto il mondo” scrive nella prefazione al testo Edoardo Erba.

Note di Regia. La parabasi e la poesia acida del fumetto

Volevamo far ridere ma forse abbiamo fallito. Man mano che lo svolgevamo, l’argomento ci bruciava tra le dita: l’attualità ci dava conferma dell’assurdo che fantasticavamo. Di conseguenza l’umorismo si faceva più nero del previsto, la farsa virava verso il grottesco, la commedia diventava indigesta e corrosiva. Di fronte a una realtà che si fa parodia di se stessa, la satira contemporanea ci è parsa un genere compromesso e consolatorio, e allora siamo andati a fondo con questo disagio. Vorremmo che le risate del pubblico finissero con un rospo in gola.

Abbiamo proiettato il nostro disagio sui personaggi-attori e ci siamo interrogati sull’efficacia della ricerca estetica quando è messa a reagire con componenti acide. Il metateatro è stato per noi soltanto un dispositivo formale per parlare del nostro tempo, del nostro mondo politico e della deriva populista e destrorsa presa dai governi della civile Europa. Ci siamo sforzati di sospendere il giudizio durante tutto il processo di scrittura, con l’intenzione di rimandarlo al pubblico – se nella commedia attica, nelle pause tra una scena e l’altra, l’attore si toglieva la maschera per inaugurare il momento della parabasi, la nostra scelta è quella di dilatare e sviluppare questa pratica. Provocare per stimolare un pensiero critico sul proprio presente, per innescare una presa di coscienza. Certo ci siamo schierati, ma soltanto contro. [Giuseppe Maria Mar

di Ferro | Martino | Postiglione
regia Giuseppe Maria Martino
aiuto regia Dario Postiglione
con Martina Carpino, Luigi Bignone, Antonio Elia
luci Sebastiano Cautiero
scene Carmine De Mizio
organizzazione BEstand Chiara Cucca
costumi Federica Terracina
produzione Teatro di Napoli-Teatro Nazionale | Casa del contemporaneo

 

 

 

 

 

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