24 marzo 1953: Vacanze Romane, primo Premio Oscar per Audrey Hepburn

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-di Giuseppe Esposito-

Vacanze romane è un film del 1953 diretto dal regista americano William Wyler’s, uno di quei film entrati definitivamente nell’immaginario collettivo. Non v’è nessuno che non lo conosca, almeno, per sentito dire. Alla fine del secolo scorso è stato inserito a pieno titolo nel National Film Registry americano. È una favola tenera e lievemente malinconica, ma che trasmette un messaggio preciso: anche la favola più bella è destinata a finire. La realtà torna sempre a far valere i suoi diritti. Ed è anche un favola al contrario. In essa non c’è una ragazza qualunque che sogna di diventare principessa. V’è, invece, una vera principessa che sogna di vivere come una ragazza qualunque, libera dagli impegni, dalla rigidità del cerimoniale di corte e dai viaggi di stato estenuanti e monotoni.

Un bel giorno, nel corso di una cerimonia che ha luogo durante la visita di Stato nella capitale italiana, la principessa Anna, erede al trono di un imprecisato regno, avverte un lieve malore, dovuto alla stanchezza ed il medico di corte le prescrive il riposo a letto e le somministra un lieve sedativo. Anna viene accompagnata nella camera a lei riservata in ambasciata, ma rimasta sola e prima che il sedativo agisca, decide di fuggire per fare un giro, da sola per le strade di Roma. Nel bel mezzo della sua passeggiata, però, il sonnifero fa il suo effetto ed ella si addormenta su un muretto.

A trovarla è un giornalista americano in crisi ed insoddisfatto del suo lavoro, Joe Bradley, interpretato, da Gregory Peck. Dapprima pensa di mettere la ragazza su un taxi per rimandarla a casa, ma poi, non conoscendo il suo indirizzo, decide di portarla con sé nella piccola  stanza, sui tetti di Roma, che ha in affitto. La ragazza a causa del sonnifero è immersa in un sonno profondo. Al mattino dorme ancora e Joe, esce per andare in redazione. Lì, alla vista di alcune immagini della principessa in visita nella capitale d’Italia, si rende conto dell’identità della sua ospite. Il primo istinto, quel del profitto, lo spinge a promettere al suo direttore un servizio esclusivo sulla illustre ospite di Roma. Un servizio che rivenduto a tutte le agenzie giornalistiche farà loro guadagnare una bella quantità di denaro. Rientra quindi a casa e quando Anna si sveglia escono assieme per le strade romane. Inizia così una giornata che, iniziata sull’onda del desiderio di denaro, da parte di Joe, si rivelerà alla fine indimenticabile per entrambi. Il giornalista rinuncerà al suo servizio esclusivo ed Anna tornerà alla sua famiglia ed ai suoi doveri.

Il film fu girato interamente in esterni nelle vie di Roma, in mezzo alla gente che assisteva incuriosita alle riprese, anzi erano molti coloro che partecipavano direttamente coi loro commenti sulle scene girate. Commenti spesso favorevoli, ma talvolta anche critici. Non era raro che alla fine di una scena, uno di coloro che avevano seguito la recitazione se ne uscisse con commento come: “Buona questa. Si, si è venuta proprio bene.” Ed il regista, invece di essere infastidito, alzava le braccia e si arrendeva al giudizio del pubblico.

Tre sono i pilastri su cui si regge la magia del film: il primo è costituito dalla fresca bellezza ed eleganza di Audrey Hepburn. Attrice alle prime armi e che era stata fortemente voluta da Wiler’s. Questa pellicola fece di lei un’icona di femminilità, e di eleganza e la lanciò verso una favolosa carriera. Il secondo pilastro si fondava sul fascino di Gregory Peck, uno degli attori più amati del tempo. Infine il terzo è costituito da Roma. Una Roma che, nell’immediato dopoguerra era nel pieno del suo splendore ed in una condizione che sarebbe, oramai, impossibile ritrovare.

Il film fu anche uno splendido spot pubblicitario per la Città Eterna. Le scene mostrano i luoghi più belli di essa, quali piazza Navona, piazza del Popolo, il Colosseo, i Fori Imperiali, Trinità dei Monti, via Margutta, Fontana di Trevi e tanti altri indimenticabili angoli della città. Memorabile è il giro in Vespa dei due protagonisti nelle strade sgombre di traffico e prive di affollamenti e per questo godibili fino in fondo in tutta la loro straordinaria bellezza. Assai divertente la scena in cui il giornalista cede la guida alla inesperta ragazza. Forse anche per merito del film lo scooter tutto italiano divenne famoso in tutto il mondo, simbolo della fantasia e della creatività italiana, fu esposto permanentemente al MoMa di New York.

Il fascino del racconto è tale che si vorrebbe non finisse mai: si va in giro attraverso i luoghi storici di Roma in una sorta di gita inattesa  che lascia nella memoria un piacevole sapore dolce e malinconico. Per questo è divenuto quello che in inglese si definisce un cult, un qualcosa di amato dal pubblico al di fuori della storia e del tempo.

Vacanze romane uscì nella sale nell’agosto del 1953 ed ebbe un grandissimo successo di pubblico e di critica, rendendo famoso lo “stile” Hepburn che poco tempo dopo verrà pubblicizzato e seguito dalle riviste di moda del mondo intero, grazie alle splendide immagini del fotografo di scena Augusto Di Giovanni.

Il film incassò in tutto il mondo la cifra, straordinaria per quei tempi di 12 milioni di dollari. Era costato solo 1,5 milioni. La trama sembra fosse stata ispirata allo sceneggiatore Dalton Trumbo dalla storia d’amore tra la principessa Margaret d’Inghilterra ed il colonnello della RAF Peter Townsed. Trumbo non poté firmare la sua scenografia poiché in odore di comunismo, in quel periodo in cui negli USA era in corso la caccia alle streghe del maccartismo.

L’interpretazione nel ruolo della principessa valse ad Audrey Hepburn l’aggiudicazione dell’Oscar quale miglior attrice protagonista,  nel corso della ventesima edizione del premio. La consegna del premio avvenne il 24 marzo 1954 e l’attrice si presentò sul palco per ricevere il premio, con indosso un abito bianco a fiori che fu, in seguito, giudicato come uno dei migliori di tutti i tempi. Era nata insomma una leggenda che vive ancor oggi, nel cuore di tutti gli appassionati di cinema e non. Si pensi che, inizialmente la Paramount Pictures, casa produttrice del film voleva imporre per il ruolo della principessa, Elizabeth Taylor. Il ruolo toccò invece ad Audrey Hepburn solo grazie alle insistenze del regista Wilrer’s.

 

 

 

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