Asiago: è morto il regista Ermanno Olmi

Maggio 7, 2018 0 Comments tv-cinema 493 Views
Asiago: è morto il regista Ermanno Olmi

Dolore nel mondo del Cinema e della Cultura – di Claudia Izzo

Oggi un altro pezzo di storia della cultura italiana è andato via. Il regista, sceneggiatore e scrittore italiano,  Ermanno Olmi, è morto ad Asiago all’età di 87 anni.

Fin da giovane dimostra la sua intraprendenza e la sua passione per l’arte cinematografica, quando, si trasferisce a Milano per seguire i corsi di recitazione dell’Accademia di Arte Drammatica e contemporaneamente,  trova anche un lavoro da fattorino presso la Edison-Volta, dove già lavorava la madre, che gli affida l’organizzazione delle attività ricreative per i dipendenti, in particolare quelle relative al servizio cinematografico. Inizia, dunque, con il documentare le produzioni industriali attraverso filmati.  Pur non avendo praticamente nessuna esperienza alle spalle, Olmi intesse un rapporto strettissimo con la macchina da presa realizzando, tra il 1953 e il 1961, decine di documentari, tra i quali “La diga sul ghiacciaio”, “Tre fili fino a Milano” (1958) e “Un metro è lungo cinque”.

Olmi, che ha frequentato prima il Liceo Scientifico e poi il Liceo Artistico,senza completare gli studi, diventerà il grande regista che tutti conosciamo. Ne  “Il tempo si è fermato” narra la  storia imperniata sull’amicizia fra uno studente e il guardiano di una diga e ambientato nell’isolamento e nella solitudine dell’alta montagna.  Profondamente legato alle proprie origini rurali e modeste, privilegia i sentimenti delle persone semplici, il rapporto con la natura, e spesso offre uno sguardo sulla solitudine e sulle sue conseguenze, da qui la scelta di lavorare con attori non professionisti.

“Il posto” ruota intorno alle aspirazioni di due giovani alle prese con il loro primo impiego. La pellicola si aggiudica il premio della critica alla Mostra del cinema di Venezia del 1961. Con “I fidanzati” (1963) emerge l’attenzione al quotidiano, alle cose semplici della vita, alle vicende del mondo operaio. Gira in seguito “E venne un uomo” (1965); un’attenta e partecipe biografia di papa Giovanni XXIII.

Dopo un periodo contrassegnato da lavori non del tutto riusciti come “Un certo giorno” (1968), I recuperanti (1969), “Durante l’estate” (1971) e “La circostanza” (1974), nel 1977 Olmi ritrova l’ispirazione e dà alla luce quello che molti considerano il suo capolavoro assoluto, “L’albero degli zoccoli”(1978), che si aggiudica la Palma d’oro al Festival di Cannes e il Premio César per il miglior film straniero in cui  lo sguardo è volto  al mondo contadino, l’ambiente nel quale Olmi è nato e cresciuto.

Olmi si  trasferisce poi, da Milano ad Asiago. Nel 1982 a Bassano del Grappa fonda la scuola di cinema Ipotesi Cinema. Sempre nel 1982 dirige Camminacammina, allegoria sulla favola dei Re Magi. Torna a girare documentari per la RAI, oltre ad alcuni spot televisivi.

Dopo una dura lotta contro una grave malattia, la sindrome di Guillain-Barré, che lo tiene a lungo lontano dai riflettori, nel 1987 Olmi torna a dirigere una pellicola con il claustrofobico “Lunga vita alla signora!”, premiato al Festival di Venezia con il Leone d’Argento. L’anno seguente si aggiudica, invece, il Leone d’Oro grazie a “La leggenda del santo bevitore”, basata sull’omonimo racconto scritto da Joseph Roth adattato da Tullio Kezich e dal regista stesso, il film vince quattro David di Donatello. Cinque anni dopo è il momento de “Il segreto del bosco vecchio”, dall’omonimo romanzo di Dino Buzzati. Nel 1994 dirige un episodio del vasto progetto internazionale “Le storie della Bibbia”, a cui partecipa anche la Rai, “Genesi: La creazione e il diluvio”. Nel 2001 dirige “Il mestiere delle armi”, film storico in costume; il film si aggiudica 9 David di Donatello 2002: “miglior film”, “miglior regista”, “migliore sceneggiatura”, “miglior produttore”, “miglior fotografia”, “miglior montaggio”, “miglior musica”, “migliori costumi” e “migliore scenografia”
Nel 2003 approda in una Cina senza tempo per raccontare epiche vicende di pirati e di arrembaggi in Cantando dietro i paraventi, anch’esso acclamato dalla critica, che vede Bud Spencer come unico attore occidentale, insieme a Camillo Grassi, in un cast interamente orientale. Nel 2005 collabora con altri due grandi registi, Abbas Kiarostami e Ken Loach, nel film “Tickets”. Nel 2007 esce “Centochiodi”, nel 2008 riceve il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia. Nel 2013 l’Università di Padova gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Umane e Pedagogiche per “la sua azione di valorizzazione delle radici culturali, della memoria, delle tradizioni, della grande storia e dell’esperienza quotidiana e delle piccole cose.”

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