La II edizione di Salerno Classica è con Haydn e Arnold Schönberg

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Secondo appuntamento per la Primavera di Salerno Classica, venerdì 10 giugno, nella  abituale cornice della chiesa di San Giorgio, alle ore 20 ideata dalla Associazione Gestione Musica, un progetto articolato che ha visto l’ associazione concorrere e ottenere il finanziamento dal Fondo unico per lo Spettacolo. Il tema di questa seconda serata, che saluterà protagonisti l’Ensemble Lirico Italiano diretto da Francesco D’Arcangelo e il violoncello solista di Danilo Squitieri, è una riflessione in musica sulla prima e la seconda scuola di Vienna rappresentata dai suoi due capiscuola, Haydn e Arnold Schönberg.

Haydn costituisce l’ideale della nuova classicità in forma completa e perfetta: è evidente dai quartetti e dalle sinfonie, modelli insuperabili di equilibrio cui i successivi grandi autori non potranno che apportare varianti strutturali organiche, all’interno di una forma di per sé così compiuta da non lasciare spazio a ulteriori invenzioni d’architettura. Così, solo con il contrappuntismo reinventato da Mozart, o con la smaterializzazione ritmica e l’intenzionalità sonora sincretica di Beethoven si potrà innovare quel linguaggio che Haydn aveva determinato a livello totale e assoluto: il flusso sonoro di un’idea di finitudine che ad un tempo contempla e materializza il paradigma del mondo. Caratteristica fondamentale delle opere di Haydn è lo sviluppo di strutture ampie e articolate a partire da motivi brevi e relativamente semplici.

La pratica compositiva di Haydn ha le sue radici nel contrappunto modale di Johann Fux, e allo stesso tempo nell’opera di Gluck e C.P.E. Bach. Di quest’ultimo, Haydn scrisse: “senza di lui, non sappiamo niente”. Riguardo alla melodia, predilesse idee facilmente scomponibili in parti più piccole, da sottoporre a combinazioni contrappuntistiche: in questo, anticipò in qualche modo l’opera beethoveniana. L’opera di Haydn è però legata quasi per antonomasia alla definizione della forma sonata. Durante il periodo Classico, la musica era dominata dalla tonalità, e le sezioni delle opere erano contrassegnate da passaggi tonali: Haydn si concentrò nella creazione di soluzioni espressive, argute, drammatiche, per condurre le transizioni più importanti fra le varie sezioni di un pezzo, ritardandole, o facendole avvenire di nascosto, ingannando quasi, l’ascoltatore. Haydn non fu affascinato dalla forma del concerto come Mozart, nonostante ciò ne scrisse oltre trenta per strumenti diversi.

La prima parte del programma saluterà l’esecuzione del Concerto in Do per violoncello Hob.XVII., datato 1761, affidata al solista Danilo Squitieri e all’Ensemble Lirico Italiano, diretto da Francesco D’Arcangelo, in cui sono da ammirare il virtuosismo scintillante ma non ostentato, il naturale equilibrio tra dimostrazione di bravura e interesse puramente musicale, l’assenza di quei contrasti accesi e drammatici tra solista e orchestra che saranno tipici del concerto ottocentesco. Il “Moderato” iniziale è in bilico tra la forma del Concerto barocco (un ritornello orchestrale intervalla i diversi episodi solistici) e la forma classica, che Haydn andava proprio allora elaborando (il tema principale è leggermente elaborato a ogni ritorno). Gli interventi orchestrali sono ritmicamente scanditi, con un andamento quasi di marcia, mentre gli episodi solistici hanno un carattere più lirico e melodico. L’ “Adagio” è in forma di romanza; il tono è austero ma anche intimo, col solista accompagnato lievemente dai soli archi, mentre gli oboi e i corni tacciono. L’ “Allegro molto” conclusivo è un movimento splendido per vitalità, arguzia e inventiva, su cui la tonalità minore che appare nella parte finale dell’introduzione orchestrale stende un leggero velo d’ombra. 

 Il confronto tra la prima e la seconda scuola viennese, nascerà dall’esecuzione di Verklärte Nacht composta originariamente per sestetto d’archi da Arnold Schönberg, ultimato nel dicembre del 1899, poi trascritta per orchestra dallo stesso autore nel 1917, versione che verrà interpretata dall’ensemblecomposto da Daniela Cammarano, Ilario Ruopolo, Giacomo Mirra, Michela Marchiana, Ledia Nikolla, primi violini, Mattia Cuccillato, Eleonora Amato,Valeria La Vaccara e Sonia Tramonto, secondi violini, Piero Massa, Carmine Caniani, Giuseppina Niglio e Carmine Matino viole, Cristiana Tortora, Veronica Fabbri, Alfredo Pirone, celli, Luigi Lamberti e Giuseppe Di Martino, contrabbassi. Si tratta del primo lavoro di grande impegno di Schönberg e la sua prima esecuzione a Vienna, il 18 marzo del 1902, suscitò numerose polemiche.

In questo periodo Schönberg si rifà al modello di Mahler e di Richard Strauss, nel tentativo di concepire lavori che abbiano un riferimento alla grande tradizione formale europea ma che al tempo stesso traggano ispirazione da modelli letterari, sulla linea del poema sinfonico che da Liszt conduce, appunto, a Richard Strauss. In questo senso Verklärte Nacht è il primo tentativo di adattare l’idea della musica a programma, sinora squisitamente sinfonica, alla musica da camera. L’ispirazione è tratta da una poesia di Richard Dehmel, autore molto di moda in quegli anni, Verklärte Nacht appunto, che fa parte della raccolta Weib und Welt del 1896.

Una recensione dell’epoca così ne riassumeva ironicamente il contenuto: “una donna incontra l’uomo della sua anima dopo aver concepito un figlio dall’uomo del suo corpo; il primo, complice una bellissima notte di luna, si dichiara disponibile ad accettare, senza alcun rimorso, una paternità putativa”. Fu probabilmente l’amico compositore Alexander von Zemlinsky a suggerire questa scelta a Schönberg: i due passarono l’estate del 1899 a Payerbach, vicino Semmering, proprio nel periodo in cui Mathilde, la sorella minore di Zemlinsky, stava per diventare la fidanzata di Schönberg  che poi la sposerà due anni più tardi. Pur nell’esplicito riferimento letterario, la musica di Verklärte Nacht non ha nulla di descrittivo, ma intende piuttosto cogliere gli stati d’animo che muovono i due personaggi. Verklärte Nacht si presenta come un pezzo articolato senza soluzione di continuità, cioè come un unico movimento, nel quale comunque si riconoscono due macrosezioni (una prima metà in re minore e una seconda in re maggiore) a loro volta suddivise in cinque episodi: l’episodio introduttivo (Molto lento) rappresenta la coppia al chiaro di luna ed espone il tema principale; il secondo introduce il secondo tema e descrive nel suo lungo sviluppo la tormentata confessione della donna, conducendo poi alla breve sezione di raccordo che ripresenta il tema principale nella ‘lontana’ e placata tonalità di mi bemolle maggiore.

Questo terzo episodio chiude la prima metà del lavoro e funge da ponte per la seconda: un luminoso re maggiore che con la sua idea tematica vuole ritrarre l’amore messo alla prova che trionfa. È qui che i riferimenti al Tristan und Isolde si fanno più espliciti. Questa sezione conduce a una grande coda (il quinto e ultimo episodio) che conclude in modo molto efficace il lavoro: un inno alla natura e alla redenzione attraverso l’amore.                               

Danilo Squitieri (violoncello): Si è diplomato con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio Lorenzo Perosi di Campobasso e nel 2004 all’Accademia di Santa Cecilia di Roma. Ha partecipato ai Corsi internazionali di Sermoneta tenuti da Rocco Filippini sotto la cui guida si è perfezionato presso l’Accademia Walter Stauffer. Ha studiato anche nei corsi dell’Accademia Chigiana di Siena, dell’Accademia di Basilea e la Scuola Superiore Internazionale di Musica da Camera del Trio di Trieste con maestri di chiara fama. Si è esibito come solista con numerose orchestre e in formazioni cameristiche in importati sale da concerto in Italia e all’estero. Nel 2017 ha vinto con il Quartetto Adorno il terzo premio, il premio per il pezzo contemporaneo e il premio del pubblico al Concorso Borciani. Nel 2009 si è classificato primo al concorso per violoncello di fila nell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. In qualità di Primo Violoncello, con gli Archi di Santa Cecilia ha inciso Le stagioni di Vivaldi sotto la direzione di Luigi Piovano per Sony Classical. Insegna violoncello al Conservatorio di Musica Giovan Battista Pergolesi di Fermo.

Francesco D’Arcangelo (direttore)

Violoncellista e direttore d’orchestra, compie gli studi di violoncello diplomandosi sotto la guida privata del maestro Ilie Ionescu perfezionandosi in seguito a Maastricht (Olanda) con il maestro Mirel Iancovici conseguendo da prima il diploma di esecuzione musicale e poi il master in esecuzione musicale. Parallelamente segue i corsi con i maestri Aldulescu, Piovano, Paternoster, Schwab e altri. Come solista ha eseguito i concerti di Haydn e Boccherini, rispettivamente in Spagna ed Olanda ed in formazioni di musica da camera ha eseguendo concerti in festival olandesi, belgi, spagnoli ed italiani. Ha collaborato con orchestre in Olanda e Belgio (Orchestra da camera delle Fiandre), Teatro Verdi di Salerno, Nuova Scarlatti di Napoli, Teatro Cilea di Reggio Calabria collaborando anche come primo violoncello, suonando sotto la direzione dei maestri Roberto Benzi, Daniel Oren, Dirk Vermuellen, Ed Spanjard, Kovachev e tanti altri ancora. Parallelamente ha coltivato lo studio della direzione d’orchestra seguendo corsi e masterclass con i maestri Bellugi, Dini Ciacci, Karabtchevsky e tanti altri risultato sempre selezionato per la direzione dei concerti nei relativi festival musicali correlati come “Riva del Garda”, Festival Baselga di Pinè, Bertinoro Musica ecc. Nel 2007 viene selezionato per la fase finale del prestigioso concorso Pedrotti di Trento tra i pochissimi italiani scelti durante le selezioni svoltesi in tutto il mondo.

 

Ensemble Lirico Italiano

Formatosi in occasione dell’anno Verdiano 2013, nasce dall’unione di un gruppo di musicisti che hanno maturato le loro esperienze musicali ed orchestrali nei teatri e nelle orchestre italiane più prestigiose come il Regio di Parma, San Carlo di Napoli, Verdi di Salerno, Regio di Torino, Fenice di Venezia, Orchestra “Nuova Scarlatti” di Napoli, sotto la guida di eminenti direttori come Daniel Oren, Riccardi Muti, Roberto Benzi, Piero Bellugi e tanti altri. L’Ensemble Lirico Italiano si prefigge lo scopo di eseguire in formazione cameristica o piccolo sinfonica, ovvero con l’utilizzo di pochi strumenti, il repertorio della grande tradizione operistica con l’utilizzo di trascrizioni originali e dedicate, che rispettando il contenuto delle composizioni non perdendo il colore “sinfonico” della loro esecuzione. La natura flessibile ed eclettica dell’ensemble, dal quintetto d’archi all’orchestra di 20 elementi, rende così possibile alla grande musica della tradizione operistica, piccolo sinfonica e concertistica di raggiungere tutti quei luoghi, oltre le tradizionali sale da concerto e teatri, come chiese, chiostri, giardini storici, saloni e corti anche di ridotte dimensioni valorizzando tutti questi luoghi anche come scenografie inedite di scene d’opera o facendoli risuonare con le note della grande tradizione. I concerti fin qui eseguiti al festival di Villa Guariglia (Salerno), Giffoni Teatro, teatro Palladio di Roma, Teatro Verdi Di Salerno, Fondazione Resonnance, unitamente con gli spettacoli per le scuole in collaborazione con il progetto “Opera in Favola” ed il progetto “Assaggi d’Opera” le collaborazioni con i comuni ed il contatto con grandi solisti hanno riscontrato vivo entusiasmo e consensi.

 

 

Salerno, venerdì 10 giugno, chiesa di San Giorgio, ore 20. Il concerto ha un tagliando d’ingresso di Euro 10, con biglietti ridotti per gli studenti e gli over 65 e gratuito per gli under 14, con prevendita raggiungibile attraverso un QR code su manifesto, locandine e programma Info.: ass.gestionemusica@gmail.com 3928435584

 

 

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