15 gennaio 1975 muore a Roma Ernest Koliqi, una delle figure più importanti della letteratura albanese.

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-di Denata Ndreca-

Una voce che diffondeva la notizia del primo raggio al risveglio, i primi saluti tremanti in silenzio, nell’attesa che il nuovo sole di primavera splendesse di nuovo sui giardini e sulle case della sua città. Una città che ancora oggi risuona di fate, rumore e vita, dove da bordo a bordo scorrono fiumi di gioia – Scutari.

Parliamo di Ernest Koliqi (20 maggio 1903 Scutari -15 gennaio 1975 Roma), una delle figure più importanti nel mondo della letteratura albanese.

Scrittore, poeta e drammaturgo, nonché padre fondatore della prosa moderna albanese (insieme a Mitrush Kuteli). Una prosa che porta le sue radici profondamente nell’epica popolare albanese.

Dopo gli studi al Collegio dei Gesuiti di Scutari, si trasferirà in Italia, prima a Brescia e poi all’Università di Padova, dove comincerà a scrivere sotto pseudonimi: Hilushi, Hilush Vilza e Borizani. Sarà lui a fondare anche le più importanti riviste in Albania, ovvero, le riviste Illyria e Ora e Maleve (1923) e il periodico Shejzat (Pleiadi, Roam), cercando di mantenere sveglie le coscienze verso la cultura e la geografia del paese.

Dopo l’occupazione dell’Albania da parte dell’Italia (1939 – 1943), fu nominato Ministro dell’Istruzione, anni in cui portò duecento insegnanti nelle scuole albanesi del Kosovo. Nel 1942 fu nominato Presidente del Consiglio Supremo Corporativo, legislatore del tempo dell’occupazione. Dopo la guerra, si dedicò al dipartimento di lingua e letteratura albanese a Roma, sulla base del quale dopo il 1957 fu istituito l’Istituto di Studi Albanesi.

Donò ai lettori albanesi traduzioni di opere dei più grandi poeti italiani: Dante Alighieri, Petrarca, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Giuseppe Parini, Vincenzo Monti e Ugo Foscolo, e infine l’antologia della poesia italiana nel 1963.

Maggior parte dei suoi lavori, durante la dittatura comunista di Enver Hoxha, furono censurate e vietate, anche se, il suo pensiero correva lontano dall’ingiustizia e cercava di cambiare il mondo con amore -senza mai rinunciare, senza mai smettere di scriere, lasciandoci un grande patrimonio letterario, come: Kushtrimi i Skanderbeut (Il richiamo di Skanderbeg); Hija e maleve’ (L’ombra delle montagne); Gjurmat e stinëve,(Le tracce delle stagioni);Tregtar flamujsh (Mercanti di bandiere); Pasqyrat e Narçizit (Lo specchio del narciso); Symfonia e shqypeve (Sinfonia delle aquile); Epika popullore shqiptare (Epica popolare albanese), tesi di laurea all’Università di Roma – Kangjelet e Rilindjes, 1959 (Le porte del risveglio); Shija e bukës mbrume, 1960 (Il sapore del pane lievitato) Albania (1965).

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