Tutelare i nostri paesaggi con un’agricoltura multifunzionale

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– di Maria Gabriella Alfano-

Ho trascorso alcuni giorni di fine agosto nel Salento. Di quella magica terra conservo negli occhi gli azzurri mutevoli del mare cristallino, le distese sabbiose delle spiagge orlate dalle dune, i colori dei borghi in pietra in cui il vento si mescola ai ritmi della pizzica.

Di fronte a tanta bellezza, mi è apparsa ancora più stridente e drammatica l’agonia degli ulivi secolari colpiti dalla xylella. Un enorme cimitero di tronchi e di rami spogli che si stagliavano contro l’azzurro del cielo.

Proprio in quei giorni è stata emessa la sentenza della Corte di Giustizia europea che ha condannato l’Italia per non aver adottato misure efficaci per contrastare l’avanzata del batterio che ha infettato 21 milioni di piante, mettendo in ginocchio l’intera filiera. Ma non solo. Un danno altrettanto grave è quello arrecato al paesaggio agrario.

L’Italia, si sa, è ricca di straordinari paesaggi, frutto dell’intervento dell’uomo sull’ambiente naturale. I paesaggi agrari sono il frutto dell’attività delle comunità rurali che nel corso dei secoli hanno modellato il terreno, hanno piantato seminativi e frutteti, hanno realizzato sentieri, tratturi, muretti a secco, stalle ovili, masserie. In questi paesaggi si ritrovano la cultura, le attività, le tradizioni delle popolazioni che hanno abitato i territori, le cui tracce in molti casi sono giunti fino a noi.

La tutela del paesaggio ha inoltre un importante valore economico per esaltare le produzioni del luogo. Pensiamo, ad esempio, alla degustazione di un calice di vino immersi nel paesaggio dei vigneti. La bellezza dei filari genera in chi lo guarda emozioni che si trasmettono in modo inconscio alla qualità percepita del vino. La vista, insieme all’olfatto e al gusto diventa, dunque, un elemento importante nel giudizio sul vino e ne accresce l’appeal.

Analoghe sensazioni ci avvolgono quando gustiamo il nostro limone sfusato “Costa d’Amalfi”, immersi nel paesaggio delle aree terrazzate, frutto del secolare lavoro delle popolazioni costiere che hanno trasformato le montagne in giardini pensili, realizzando muretti a secco, piccole scale in pali di castagno, e un ingegnoso sistema di irrigazione fatto di canali e vasche di raccolta, le così dette “peschiere”.

Tutela dell’agricoltura significa, inoltre, anche tutela idrogeologica. I terreni coltivati, infatti, garantiscono la manutenzione del territorio e mitigano il rischio per frane e smottamenti, molto più frequenti nei terreni abbandonati.

Si sa che ricavare un reddito dignitoso dalla coltivazione dei campi contribuisce a frenare le dinamiche di utilizzo dei suoli a scopi edilizi. Non sempre, tuttavia, l’agricoltura fa bene all’ambiente e al paesaggio. La crescente diffusione delle colture sotto serra, l’uso di concimi e di fertilizzanti su larga scala, le conversioni colturali di imponenti superfici stanno avendo pesanti ricadute sulla qualità dell’ambiente, del paesaggio e in tanti casi anche sulla salute umana. Occorre, quindi, che anche in agricoltura si seguano principi di sostenibilità capaci di garantire la qualità ambientale e il benessere delle persone.

La Comunità Europea sostiene la pratica della “buona agricoltura” ed ha introdotto le BCCA, acronimo di “Buone condizioni Agronomiche e Alimentari” da garantire per i terreni agricoli e per la conservazione del paesaggio agrario. Ad esempio, una buona pratica comporta la conservazione dei terrazzamenti e quella delle colture tradizionali, il rispetto del numero massimo di capi di bestiame al pascolo, la corretta potatura degli alberi e così via.

In conclusione, l’agricoltura contemporanea è “multifunzionale” perché non solo nutre il pianeta, ma  favorisce la manutenzione del territorio,  tutela il paesaggio ed offre opportunità economiche a coloro che se ne occupano e al marketing delle produzioni.

 

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