Piccoli borghi e decreti attuativi, la parola all’on. Tino Iannuzzi

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Intervista di Maria Gabriella Alfano-

A Bellosguardo sono rimasti solo i vecchi. Te ne accorgi quando cammini nelle strade senza incontrare anima viva. Nessuna voce o suono proviene dalle case, pochi clienti nel bar della piazza da cui lo sguardo si allarga sul suggestivo paesaggio della valle del Calore e degli Alburni.

Secondo l’Istat, gli abitanti di Bellosguardo dai 1006 del 2001 sono passati ai 770 del 2019. Non va meglio per Aquara, Felitto, Corleto, Piaggine, Valle dell’Angelo e tanti altri. Sacco ha perso addirittura il 70% degli abitanti. Il fenomeno dello spopolamento interessa buona parte dei piccoli comuni italiani. Dal 1971 al 2015 sono 115 quelli che hanno registrato un tasso di spopolamento superiore al 60% perdendo più della metà dei residenti. Un fenomeno emigratorio che ha coinvolto quasi 700 mila persone.

In questi ultimi mesi il Coronavirus ha messo in ginocchio le grandi città e alcuni vedono nei piccoli borghi i luoghi su cui puntare per uno sviluppo alternativo. Per altri si tratta di una visione romantica perché i piccoli comuni non offrono uno standard di vita accettabile, né opportunità di lavoro.

Nell’ottobre 2017 il Parlamento italiano ha approvato la legge 158 “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni” che individuava un’articolata serie di misure per contrastare il fenomeno dello spopolamento. La legge stanziava 10 milioni di euro per l’anno 2017 e 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023, risorse utilizzabili solo dopo l’approvazione dei Decreti attuativi.Sono trascorsi più di tre anni, ma dei Decreti nemmeno l’ombra. La legge è rimasta lettera morta.

Com’è possibile?Ne ho parlato con l’onorevole Tino Iannuzzi, componente del direttivo nazionale del PD, che con i Colleghi parlamentari Ermete Realacci ed Enrico Borghi è stato relatore della Proposta di legge.

 –Onorevole, la legge sui Piccoli borghi ne contrasta lo spopolamento. In che modo?

La Legge 158 del 2017, la così detta “Legge Realacci”, nasce dalla consapevolezza che i Piccoli Comuni rappresentano una realtà vera e profonda del nostro Paese, una realtà preziosa, ricca di valori ma anche di risorse importanti e spesso non utilizzate. Per salvaguardare e valorizzare tale articolato mondo, occorre affrontare due enormi criticità che mettono in grave pericolo la stessa sopravvivenza dei Piccoli Centri. 

Innanzitutto, il forte e crescente spopolamento con l’innalzamento dell’età media e  il netto invecchiamento della popolazione che rimane in tali Borghi; in secondo luogo la riduzione delle attività economiche ed il costante indebolimento di servizi pubblici essenziali, quali uffici delle Poste, Scuole, Presidi sanitari, rete del Trasporto pubblico e presenza delle Forze dell’Ordine. Per fronteggiare e superare queste due rilevantissime questioni la Legge 158, votata all’unanimità dal Parlamento, da un lato assegna finanziamenti ed incentivi in favore di persone che vogliono vivere o aprire attività in quei Comuni, dall’altro fissa principi e disposizioni vincolanti per assicurare la conservazione dei servizi pubblici.

-Come mai si è scelta la strada dei Decreti attuativi per rendere efficaci gli obiettivi della legge? Sembra un modo per dilatare i tempi, come del resto sta accadendo. Sono trascorsi ormai quasi tre anni…..

La scelta dei decreti attuativi è inevitabile quando sono necessarie norme particolari e di dettaglio per rendere concreta l’attuazione di una legge. Per la 158 occorreva innanzitutto definire l’elenco dei Piccoli Comuni che possono accedere ai finanziamenti sulla base dei  criteri fissati dal Legislatore (decremento della popolazione, indice di vecchiaia, marcata arretratezza economica, aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico, comuni ricompresi in parchi nazionali o regionali). Andavano, poi, precisate le iniziative di innovazione tecnologica, la realizzazione di circuiti e itinerari turistico-culturali. Quello che trovo grave e ingiustificato è il ritardo degli adempimenti indispensabili per rendere efficace e attuabile la Legge.

-In ogni caso, i Decreti attuativi a che punto sono?

Per fortuna la forte pressione che abbiamo esercitato ha finalmente portato, proprio nei giorni scorsi, alla presentazione alle competenti Commissioni parlamentari dello schema di Decreto ministeriale, adottato dal Ministro dell’Interno di concerto con altri Ministri, per definire tutti i parametri dei Comuni che potranno accedere alle risorse finanziarie già stanziate.

-Quindi con rapidità potremmo avere l’elenco dei diversi Piccoli Comuni interessati.

Sarebbe il caso di dire “meglio tardi che mai !”   

Gli stanziamenti previsti dalla Legge ci sono ancora?

Certamente, ma non sono stati ancora utilizzati. La Legge ha introdotto, in via permanente e stabile, nel bilancio del Ministero dell’Interno un Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei Piccoli Comuni, destinato al finanziamento  di progetti per la messa in sicurezza di strade ed edifici scolastici, per la tutela dell’ambiente, per la mitigazione del rischio idrogeologico, per la riqualificazione dei centri storici puntando su un modello originale fondato sul concorso di risorse pubbliche e private.  Il Fondo ha una dotazione iniziale di 100 milioni di euro, cui si sono aggiunti altri 10 milioni di euro annui con una norma della Legge di Stabilità n. 207 del 27.12.2017 per l’anno 2018.  Naturalmente questa prima dotazione può e deve essere aumentata ogni anno in occasione dell’approvazione della Legge di Stabilità ed in relazione ai più importanti provvedimenti in materia economica proposti dal Governo.  Ecco perché è fondamentale essere riusciti a prevedere un Fondo ad hoc nel bilancio statale.    

-Lo spopolamento comporta anche minore cura del territorio, degrado del patrimonio edilizio, abbandono dell’agricoltura, dissesto idrogeologico. Le ricadute della mancata attuazione della legge si riverberano sullo stato di salute del Paese…

E’ proprio così. Lo spopolamento dei Piccoli Comuni è causa di diversi e devastanti problemi: l’assenza di cura e manutenzione del suolo, l’abbandono del territorio che purtroppo favorisce il degrado ed il dissesto idrogeologico, la fatiscenza di un vasto patrimonio edilizio, la drastica riduzione delle attività agricole che, invece, rappresentano il comparto legato anche all’agro-alimentare, che negli ultimi anni ha dimostrato maggiore capacità di crescita, di innovazione, producendo una parte significativa del PIL Italiano e nuova occupazione.

-I Borghi antichi possono a giusta ragione promuovere anche un turismo diffuso e di qualità, che sa mettere insieme bellezza, ambiente, qualità della vita, storia ed arte, tradizioni artigianali e tipicità enogastronomiche.

Non c’è dubbio che la crisi di tanti Piccoli Comuni, per tutte queste obiettive motivazioni, impoverisce l’intero sistema Paese.  

-Quali sono le principali iniziative che dovrebbe mettere in campo un Sindaco del nostro territorio quando le legge 158 sarà operativa?

La Legge rappresenta solo un punto di partenza e la sua completa attuazione esige una grande alleanza fra Sindaci dei Piccoli Comuni, Regioni, buona politica e comunità locali. Il processo di associazione fra Comuni per la gestione di servizi municipali (anagrafe, ufficio tecnico e di ragioneria, gestione dei rifiuti, ufficio del segretario comunale)  deve proseguire perché ben si contempera con la valorizzazione di quella che abbiamo sempre definito con immagine felice e suggestiva la “Piccola Grande Italia”. E va sviluppata un’azione serrata e decisa per mantenere e potenziare i servizi essenziali. La Legge pone il principio generale inderogabile della salvaguardia di tali servizi, ma per la sua concreta applicazione  è imprescindibile l’impegno coerente e coraggioso di tutte le Istituzioni pubbliche.

Ricordo che, alla fine della scorsa Legislatura, subito dopo l’approvazione della legge 158, convocammo in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati l’Amministratore delegato di  Poste Italiane per richiedere il rispetto della nuova norma sulla presenza capillare nei territori degli Uffici postali E dal 2018 Poste ha cambiato politica ed ha posto fine alla chiusura di Uffici nel territorio di Piccoli Comuni. Questo esempio deve essere seguito e moltiplicato per il dimensionamento della rete scolastica anche con il ricorso alle nuove tecnologie, per i presidi sanitari ed a tutela della salute delle persone, per il trasposto pubblico.

Negli ultimi anni sono state avviate iniziative come Rehub Alburni, nata nel 2017 per creare nuove opportunità ai giovani del territorio. In che modo possono essere incoraggiate e sostenute?

L’articolo 8 della Legge prevede l’accesso alle reti a connessione veloce ed ultraveloce nelle aree dei Piccoli Comuni, che possono beneficiare delle misure della deliberazione del CIPE n. 65 del 6 agosto 2015 per superare la resistenza degli operatori di telefonia, scarsamente interessati a realizzare tali reti in quelle zone.

La  così detta banda larga e ultralarga  è una scelta strategica di straordinario valore per il rilancio economico, sociale  e culturale dei territori e favorisce certamente la loro attrattività in vista di nuovi investimenti. In questa direzione va anche la proposta di utilizzare, con contratti di comodato, case cantoniere dell’ ANAS e stazioni ferroviarie disabilitate per destinarle a sedi di promozione di tipicità locali e di prodotti da filiera corta o a chilometro “zero”.  Su queste proposte è importante coinvolgere il mondo del credito e delle banche cooperative, quello del sapere e delle Università per varare insieme progetti pilota, seri e ben strutturati.

-Come catturare i capitali privati così importanti per la fattibilità finanziaria delle proposte?

Penso che la drammatica e durissima fase che stiamo vivendo, legata alla pandemia del coronavirus, ci impone di mettere in discussione e di ripensare con innovazione e coraggio l’intero modello di sviluppo. Si deve aprire un grande cantiere di idee e progettualità, unendo valori autentici e solidi e progresso tecnologico. Questa grande frontiera vale per il nostro Paese, per l’Europa, come per l’intero “villaggio globale”. Diviene prioritario riorientare e strutturare il sistema produttivo verso la green economy, verso la crescita sostenibile e capace di far camminare insieme ambiente ed economia, verso le fonti di energia pulita e rinnovabile, verso un’organizzazione delle attività, della mobilità e dei servizi che garantisca la qualità della vita, la tutela della Persona, il rispetto degli ecosistemi naturali, la valorizzazione dei talenti autentici e veri di ciascun territorio.

In tale prospettiva c’è tanto spazio per l’Italia bella ed affascinante  dei Piccoli Comuni, che può rilanciarsi nel segno di un’ agricoltura di eccellenza, di un artigianato e di una enogastronomia di qualità, di un turismo diverso da quello delle grandi città d’arte o delle costiere marine, di un turismo ecologico, di una architettura di pregio ed ecocompatiblie, di una capacità di accoglienza e di inclusione naturale.

I Piccoli Comuni possono essere sia testimonianza di storia, di cultura, di identità e di tradizioni, sia laboratorio di un futuro vincente e possibile, anche perchè oggi più che mai, rispetto alla tragedia immane che si è abbattuta su tutto il Pianeta, abbiamo bisogno di riaffermare e rafforzare il senso della comunità e della coesione, che sicuramente è molto presente e radicato negli affascinanti borghi antichi.

La ripartenza e la ricostruzione dell’Italia passano per un’ innovativa politica, che sappia dare al Paese con serietà una mission credibile, un orizzonte di speranza da costruire insieme. Guardiamo al presente ed all’avvenire con spirito autocritico e lungimirante “audacia”, sapendo puntare con fiducia anche sulla bellezza delle piccole comunità.  

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