Pericolo caduta alberi. Intervista al prof Rino Borriello, agronomo territorialista

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Territorio, Strategie e Sviluppo – di Maria Gabriella Alfano-
Gli alberi caduti a Salerno, a Cava de’ Tirreni e in altri comuni della regione con il drammatico bilancio in termini di perdita di vite umane, hanno messo sotto i riflettori lo stato di salute di quelli che vegetano nelle nostre città.
Numerose le segnalazioni ai Comuni da parte di cittadini preoccupati che chiedevano di accertare se vi fosse pericolo di caduta per gli alberi vicini alle loro case.
In effetti i sopralluoghi sono stati avviati, ma non hanno dato certezze sull’assenza o meno di rischi per la pubblica incolumità, come in genere accade invece per gli edifici. Tra le ragioni vi è sicuramente l’assenza nell’organico dei Comuni di professionalità competenti in materia agronomica.
Una cosa è certa.
Degli alberi non possiamo fare a meno. Attraverso i processi di fotosintesi rilasciano ossigeno, assorbono il CO2 e migliorano la qualità dell’aria che respiriamo, filtrando le polveri sottili, offrono ombra capace di mitigare il calore delle giornate estive, disegnano il paesaggio, caratterizzano luoghi significativi della comunità come piazze, giardini, viali, cimiteri, ecc. e sono un importante elemento per il nostro benessere psico-fisico.
Per un albero, vivere nelle foreste o in città fa una grande differenza. Nel primo caso esso cresce in modo naturale e, se cade, non crea problemi alle persone. In montagna ho visto tanti alberi caduti per il vento o per il peso della neve, ma la cosa è ritenuta normale nella vita di un bosco. Un albero che vive in città deve adattarsi a condizioni diverse da quelle naturali come la geomorfologia del sito e gli interventi antropici. Per non parlare delle attività che ne minano la salute come capitozzature, soffocamento delle radici a causa dell’asfalto…
Occorre, dunque, un approccio equilibrato che affronti il tema in modo ampio e allo stesso tempo tranquillizzi quanti sono preoccupati per la propria incolumità.
Ne ho parlato con il prof. Rino Borriello, agronomo territorialista, esperto in verde pubblico, che ha al suo attivo una lunga esperienza professionale, anche nell’ambito della formazione.
-Professore, come si può accertare lo stato di salute di un albero e se ci sono rischi di caduta?
“Oggigiorno disponiamo di un insieme di strumentazioni e di tecniche in grado di diagnosticare lo stato di salute degli alberi ed il loro livello di stabilità. Si va da strumenti paragonabili a quelli utilizzati per eseguire le ecografie sul corpo umano e che ci indicano il numero, il grado, l’eziologia e l’estensione di cavità interne occulte, fino ad altri che ne diagnosticano la stabilità, con le famose prove di trazione. Nei casi dubbi, è sempre importante valutare lo stato delle radici ed esaminare anche dal punto di vista fitosanitario la qualità del terreno che alberga gli alberi, oltre che sotto il profilo fisico/chimico. Deve inoltre essere garantita la verifica dell’efficienza del sistema di drenaggio delle acque, meglio se collegato ad un sistema di raccolta delle acque stesse, da posizionarsi al di sotto dello strato superficiale e mediano dell’arteria stradale.”
-Un lavoro complesso…
Certo. Per tale ragione è importantissimo che ad eseguire tutte queste operazioni sia una ditta seria e certificata, guidata da un dottore agronomo di acclarata esperienza.”
-Tornando al pressing dei cittadini preoccupati, quali suggerimenti può dare ai Sindaci per non rinunciare al verde e al paesaggio e allo stesso tempo garantire l’incolumità pubblica?
Innanzitutto, è fondamentale la formazione degli operatori degli Uffici Tecnici Comunali, fra i quali solo di rado compare anche la figura del Dottore Agronomo & Forestale.
Nella quasi generalità dei casi negli U.T.C. sono presenti soltanto ingegneri, architetti e geometri, i quali devono poi inventarsi l’arte di saper ben operare col Verde. E qui nasce il primo equivoco, perché non si tratta affatto di un’arte, ma dell’insieme di affinate conoscenze, derivanti da un percorso accademico esclusivo dei laureati in Scienze Agrarie e Forestali.”
-​Credo che ci siano parecchie criticità anche sulle modalità di esecuzione degli interventi sul verde…
“Certo. Alla formazione del personale dovrebbe seguire l’accertamento della qualificazione delle ditte appaltatrici per i lavori sul verde. Oggigiorno si vincono le gare ancora sulla base del massimo ribasso e sulle dichiarazioni apportate dalle ditte, senza alcun obbligo di certificazione.
Ecco quindi che, pur se “sulle carte”, tutto risulta conforme all’ efficienza ed alla specializzazione, nel loro operato queste ditte si dimostrano formate, specialmente nei lavori di manutenzione delle chiome, non da esperti potatori, ma da spaccalegna i quali capitozzano, anziché orientare l’evoluzione della chioma dell’albero, nel rispetto della morfologia e della fisiologia vegetali. Questo negli anni indebolisce l’intera struttura arborea esponendola a seri rischi di crollo improvviso. Non parliamo poi delle capitozzature eseguite su Cedrus ed altre conifere, le quali non riprenderanno mai più la chioma originaria.”

 

-Parliamo del quotidiano e della gestione del verde cittadino. Come dovrebbe essere effettuata?
La gestione delle alberate cittadine deve essere organizzata e prevista già in sede di progettazione, ponendo le piante nelle migliori condizioni per sopravvivere nell’ambiente tanto artificioso delle città. Si dovrà, in primis, scegliere un’ottima qualità del terreno e predisporne, al di sotto un efficiente strato drenante, al fine di evitare pericolosissimi ristagni idrici, causa prima di molte forme di marciume radicale. Inoltre il progettista dovrà scegliere materiali di copertura, anche carrabili, come il sistema Cupolex Radici della Pontarolo srl, che garantiscano il necessario scambio fra l’aria tellurica e quella atmosferica, evitando i fenomeni di anossia radicale e di acidificazione del suolo, le cui conseguenze danneggiano anche l’importantissima microflora tellurica, elemento vitale dei terreni coltivati. Il verde pubblico è infatti una vera e propria forma di coltivazione e come
tale va trattato.”
Poi c’è la scelta delle specie arboree…
Il progettista dovrà saper scegliere le specie arboreo-arbustive più indicate per sopravvivere alle condizioni micro e macro-climatiche presenti nei siti di impianto. Ciò eviterà che le chiome entrino in conflitto con gli edificati ad esse adiacenti, evitando successive e frequenti potature.”
-La manutenzione deve essere comunque prevista. Con quali regole?
“Per ogni specie, l’agronomo saprà definire un elenco di operazioni manutentive, spingendosi fino alla prevenzione delle principali parassitosi e malattie che potrebbero colpire le varie specie, optando per l’uso di fitofarmaci che siano consentiti in ambiente cittadino o utilizzando il “lancio” di insetti antagonisti dei principali insetti o artropodi dannosi.
Il tutto va fatto, quartiere per quartiere, seguendo un piano che rientri nelle disponibilità
economiche destinate dal Bilancio Comunale per la manutenzione del verde.”
-Da architetto e pianificatore quale sono, sono convinta che il verde pubblico e la sua gestionedovrebbero trovare maggiore spazio all’interno degli strumenti urbanistici. Da agronomo territorialista, che cosa ne pensa?
Sono uno dei fautori del concetto di interdisciplinarietà e di collaborazione fra le principali figure professionali rientranti nel complesso processo di pianificazione del verde cittadino.
Esso va inteso come elemento strutturale delle città, perché offre ecoservizi non altrimenti
surrogabili. Occorre, a mio avviso, strutturare programmi di pianificazione del verde, basandosi sulla quantizzazione degli eco-servizi offerti dalle piante (quantità di ossigeno emesso, di CO2 accumulata, di polveri sottili filtrate, ombreggiamento, aumento del valore economico degli immobili, ecc.) per ogni quartiere della città, basandosi sull’impronta ecologica dei residenti onde mitigarla.”
-Non sempre vi è lo spazio sufficiente per mettere a dimora nuove piante…
​”In questi casi si possono prendere in seria considerazione le possibilità offerte dal verde pensile e dal verde verticale. In questi ultimi casi è molto probabile che tali superfici appartengano ai privati, per cui occorrono politiche in grado di incentivare i già esistenti Ecobonus. Potrebbero essere aggiunte altre misure premiali come detrazioni fiscali per coloro che adottano verde perché, anche se gli interventi sono di natura privata, offrono ecososervizi utili all ’intera cittadinanza.”
-Occorre una maggiore sensibilizzazione e il coinvolgimento della collettività, un approccio “dal basso” ….
“Un simile processo presuppone la consapevolezza dei cittadini, per cui ben vengano tutte le azioni di aggregazione culturale in cui vengano spiegati i benefici del verde e la loro indispensabilità.”

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