Fumata nera: inquinamento ambientale dei mozziconi di sigarette

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Territorio, Strategie e Sviluppo- di Maria Gabriella Alfano-

I mozziconi di sigarette sono uno dei rifiuti maggiormente presenti nelle strade cittadine, tra i più difficili da eliminare soprattutto se finiscono nelle fughe delle pavimentazioni in pietra, nelle aiuole o sotto le fioriere.

Eppure vi è la legge 221 del dicembre 2015, quella sulla green economy, che vieta l’abbandono dei mozziconi nelle acque e sul suolo e stabilisce l’obbligo per i comuni di installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale, appositi raccoglitori per la loro raccolta.

Alcuni comuni hanno attuato le prescrizioni di legge, ma i raccoglitori sono insufficienti e poco visibili. A giudicare dalle cicche presenti nelle strade, sembrano essere pochi quelli che si preoccupano di smaltirle correttamente e molto rare le multe previste dalla legge per i trasgressori.

Tra l’altro, ciò che desta preoccupazione non sono tanto il decoro delle strade cittadine, il danno all’immagine delle città e i costi di pulizia a carico della collettività. La cosa più grave è che alla prima pioggia, dai tombini i mozziconi finiscono nei fiumi e nei mari.

Anche le spiagge sono invase dalle cicche. Alcuni gestori di lidi hanno dotato gli ombrelloni di portacenere per la raccolta dei mozziconi, ma non tutti i bagnanti li utilizzano. E’ molto più frequente lo spegnimento e l’abbandono della sigaretta nella sabbia.

Come emerge dall’indagine Beach Litter di Legambiente sui rifiuti abbandonati sulle spiagge, le sigarette sono al quarto posto (l’8% del totale) con 77 mozziconi ogni 100 metri di spiaggia.

I danni arrecati all’ambiente naturale sono ingenti. Secondo l’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, una cicca di sigaretta in un litro d’acqua uccide più del 50% dei microrganismi presenti nell’ecosistema. Tantissimi sono inoltre gli animali marini che muoiono a causa dell’ingestione di mozziconi scambiati per cibo. Le cicche contengono, infatti, sostanze come nicotina, benzene, gas tossici quali ammoniaca e acido cianidrico, composti radioattivi come polonio-210, e acetato di cellulosa, la materia plastica di cui è costituito il filtro.

 

I tempi di smaltimento “naturale” sono molto lunghi. Se il mozzicone di una sigaretta senza filtro, composto da carta (cellulosa) e fibre vegetali, in genere impiega al massimo 12 mesi per dissolversi, per quello della sigaretta con il filtro, che è quella più diffusa, dovranno trascorrere dai 5 ai 12 anni perché il materiale chimico sintetico di cui è composto venga distrutto.

La buona notizia è che i mozziconi di sigarette si possono riciclare. Tante sono le esperienze messe in campo un po’ in tutto il mondo per ricavare plastica, mattoni, batterie, imballaggi, addirittura tavole da surf o occhiali da sole. In Cile la giovane designer Alexandra Guerrera ha creato addirittura una linea di abbigliamento vintage.

Il presupposto è quello di smaltirli correttamente, separandoli dagli altri, in contenitori a loro dedicati.

 

Oggi, infatti, quasi ovunque i mozziconi di sigarette sono inclusi tra quelli “indifferenziati”. Ciò rende difficilmente praticabile ogni forma di riciclo.

Altre azioni sono quelle dirette a modificare le abitudini stratificate delle persone, facendole riflettere sull’opportunità di comportamenti amici dell’ambiente.

In Francia, ad esempio, il comune di Callioure ha inserito accanto ai tombini la scritta “Non gettare la sigaretta. Il mare inizia qui”. Altrove sono state distribuite ceneriere tascabili in cui riporre le cicche.

Occorre poi aumentare il numero e le dimensioni dei portacenere da strada, soprattutto in prossimità dei luoghi in cui è alta la concentrazione di persone come i bar, i ristoranti, fermate degli autobus, ecc. I gestori delle strutture per la ristorazione potrebbero, poi,  essere coinvolti in modo più fattivo nella raccolta differenziata di mozziconi, magari con misure premiali e sconti tariffari sulla tassa rifiuti.

Piccole azioni che dovrebbero inserirsi in un processo di più ampio respiro per promuovere ricerche e start up nel campo del riciclo, offrendo nuove opportunità per giovani creativi e imprese.

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