Covid -19: le nuove tendenze dell’abitare

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-di Maria Gabriella Alfano-

Nel 1945 Le Corbusier, indimenticabile pioniere dell’architettura moderna, fu incaricato dal Ministro  della Ricostruzione di progettare, nella Francia devastata dalla guerra mondiale, un edificio residenziale per le  classi medie.

L’edificio sorse a Marsiglia. Godeva di aria e sole ed era immerso nel verde.  Al suo interno il grande architetto svizzero progettò  alloggi per diverse tipologie di abitanti: single, coppie giovani, famiglie con figli,  anziani. Alloggi progettati fin nei minimi particolari, arredi compresi. Non solo. Nell’edificio inserì anche l’asilo, l’infermeria, la palestra, il market, l’ufficio postale, il ristorante, perfino stanze per gli ospiti ed altri spazi propri della vita di relazione. Una sorta di città verticale, insomma,  capace di ospitare circa 2000 persone di tutte le età, con spazi flessibili per assecondare i bisogni dei residenti che, come si sa, cambiano nel corso della vita.

Ho ripensato all’Unitée d’habitation nel periodo del lock-down.

Prima della pandemia trascorrevamo parecchie ore della giornata fuori casa per il lavoro, lo studio, la palestra, il cinema, la spesa, lo shopping, la discoteca, il teatro e così via.

Con il lock-down siamo stati costretti a restare segregati negli appartamenti per intere giornate. Lo spazio della casa è diventato il solo spazio a disposizione di tutti i suoi abitanti che lo hanno utilizzato per attività in precedenza svolte altrove.

Formazione a distanza, eventi in webinar, riunioni in videoconferenza, eventi in streaming, smart-working  hanno trasformato le case in uffici, palestre, luoghi di svago. Le aree condominiali all’aperto sono state utilizzate dai ragazzi per tirare qualche calcio al pallone e per altri giochi che hanno  mitigato le restrizioni della clausura forzata.

Questo inaspettato stile di vita ha messo in luce l’inadeguatezza di numerosi appartamenti rispetto all’esigenza di svolgervi altre attività oltre quella abitativa. Si tratta di un consistente segmento della popolazione italiana. Dai dati Istat risulta, infatti, che un terzo delle abitazioni italiane non ha spazi esterni, il 60% non ha doppi servizi e in città la dimensione media è di appena 62 mq.

Con il venir meno del lock-down, la situazione è un po’ migliorata, ma i mesi scorsi hanno lasciato il segno e sono in tanti a guardare con preoccupazione al prossimo autunno, quando potrebbe esservi una recrudescenza della malattia e nuove restrizioni alla mobilità delle persone.

Come influirà la pandemia sui modelli abitativi?

La crisi economica sta comportando la stasi del mercato immobiliare, ma si stanno aprendo degli spazi di ripresa, innescati dai bonus fiscali del “Decreto rilancio” che -come è noto- finanzia anche interventi di  riqualificazione degli edifici.

Secondo le agenzie immobiliari si aprirà anche un nuovo mercato, sorretto proprio dalla nascita di nuovi bisogni come quelli di case con spazi maggiormente flessibili che sicuramente miglioreranno la qualità della vita nelle abitazioni.

La domanda si sta orientando verso appartamenti che godono di luce, sole, aria e ampi spazi in modo da consentire lavorare o studiare in tranquillità senza interferire con la vita degli altri coabitanti. Sta passando in secondo piano l’ubicazione dell’edificio perché con lo smart-working non serve vivere in centro dove i prezzi degli immobili sono più alti. Ciò che importa è la connessione internet.

Per quanto riguarda lo spazio interno degli appartamenti si sta registrando un ritorno al passato. Non più  open-space, ma ambienti separati che consentano lo svolgimento di funzioni diverse, introducendo elementi divisori flessibili come arredi mobili o pareti manovrabili che si adattino alle esigenze dei componenti del nucleo familiare con zone di privacy per chi deve studiare o lavorare. E, inoltre, ingressi/filtro in cui potersi cambiare quando si rincasa.

Sta tornando di moda -insomma-  il modello abitativo dell’Unitée d’habitation di Le Corbusier. Negli edifici non vi sono solo gli appartamenti, ma ambienti comuni in cui i residenti possano lavorare da casa, seguire corsi di formazione a distanza, fare sport. Nelle aree esterne cortili, orti e giardini in cui rilassarsi a contatto con la natura.

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