Aree Naturali Protette, modelli virtuosi per l’economia e per ritrovare noi stessi

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Territorio e Sviluppo- di Maria Gabriella Alfano-

Nei mesi estivi ci si sposta con maggiore frequenza alla ricerca del mare pulito in cui bagnarsi o del bosco in cui rilassarsi al fresco dell’ombra degli alberi.

L’offerta naturalistica del nostro territorio è ampia e consente di raggiungere, in un tempo relativamente breve, località che conservano quei valori tradizionali e quella qualità ambientale così importanti per il nostro benessere psico-fisico.

Tanti di questi luoghi hanno mantenuto la loro naturalità perché sono tutelati da specifiche norme che li hanno classificati “Aree Naturali Protette”. Sono i parchi, le riserve naturali, i siti di interesse comunitario (SIC), le Oasi naturalistiche, le Zone umide, i parchi marini, ecc. Sono nati per tutelare le specie animali e vegetali, la biodiversità e gli elementi della cultura tradizionale. Non tutti sono conosciuti, ma stanno diventando sempre più importanti nell’ambito della green economy.

In Italia le Aree Naturali Protette sono 871 e interessano il 10,5% del territorio nazionale e l’8,82% delle sue coste.

In Campania, oltre ai due parchi nazionali “Cilento Vallo di Diano e Alburni” e “Vesuvio”, vi sono numerosi parchi, riserve, e parchi marini regionali. Questo importante “territorio verde” rappresenta circa il 25% della superficie regionale.

Per cinque anni sono stata Presidente e Commissaria delle Riserve Naturali “Foce Sele Tanagro” e “Monti Eremita Marzano”. Più o meno nello stesso periodo ho fatto parte del Consiglio Direttivo di Federparchi, l’Associazione che riunisce e rappresenta le aree protette italiane. Nel corso del mio mandato ho visitato numerosi Parchi e Riserve del Paese e ho appreso le strategie di governance messe in campo da ciascuno di essi e il livello di gradimento delle comunità interessate.

Sfatando il giudizio negativo del “parco poliziotto” che impedisce ogni attività, posso affermare che la presenza dei Parchi è in genere apprezzata se alle azioni di tutela si accompagnano quelle di promozione del territorio.

Nella Riserva naturale Foce Sele-Tanagro, al tempo della mia presidenza, grande successo riscosse “La magia delle lucciole”, evento dedicato all’osservazione di questi insetti in via di estinzione e a un “mini-corso” su come fotografarli, organizzato a Contursi Terme nella fantastica cornice del lungo fiume, ricco di sorgenti termali.

Altrettanto accadde in una notte d’estate quando grandi e piccoli amanti della natura assistettero, in religioso silenzio, alla schiusa delle uova che una tartaruga marina “Caretta caretta” aveva deposto sulla spiaggia di Eboli e si emozionarono quando le neo-nate tartarughe raggiunsero il mare. E ancora tanti ragazzi vennero sulla spiaggia della Riserva naturale quando, dopo le cure ricevute presso il Centro ricerche Anton Dhorn di Napoli, furono liberate in mare alcune tartarughe marine ritrovate in varie località della costa in stato di grave difficoltà per l’ingestione di plastica o l’impatto con ami, corde ed altri materiali utilizzati per la pesca.

Se navighiamo nel web apprendiamo dei numerosi eventi organizzati nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni in cui, all’indiscusso valore naturalistico delle coste e delle aree interne, si aggiunge la presenza di importanti e noti attrattori quali i vicini siti archeologici di Paestum e di Velia e la Certosa di Padula, ma anche di altri luoghi altrettanto interessanti, tra cui le grotte di Castelcivita e di Pertosa-Auletta, le gole del fiume Calore, la cascate “Capelli di Venere” di Casaletto Spartano, il sito archeologico di Roccagloriosa, i Musei della terra della Fondazione MIDA a Pertosa, il Museo della civiltà contadina e il geo-parco di Vallo della Lucania.

L’offerta di strutture ricettive del Parco Nazionale è ricca e articolata, capace di rispondere a un target molto ampio di utenza. Vi è inoltre un vivace terzo settore (associazioni per il trekking, canottaggio, ecc.) che, in sintonia con le aziende turistiche locali promuove numerosi eventi legati al folclore e alla cultura del luogo.

Non è da meno il Parco Nazionale del Vesuvio che in due anni è riuscito a superare gli effetti dei disastrosi roghi del 2017 e ha messo in campo innovative misure di sicurezza antincendio gestite dai Carabinieri forestali attraverso droni ad altissima tecnologia.

Il Parco organizza numerosi eventi sportivi e culturali e si offre oggi ai visitatori nella sua ritrovata veste naturale, con i suoi terreni fertili che assicurano produzioni di eccellenza come il vino e l’olio.

La maggior parte dei Parchi italiani è utilizzata per l’agricoltura o per il pascolo. Sono fortunati coloro che vivono in questi territori.

La comunità scientifica lo afferma con chiarezza: vi è una diretta corrispondenza tra il nostro stato di salute e ciò che mangiamo, l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo. L’aumento di patologie gravi dipende non solo dagli stili di vita, ma dallo stato dell’ambiente, dalla qualità dell’aria, dell’acqua, del suolo.

Nei territori inquinati, poi, ai problemi per la salute, si aggiungono gli impatti negativi sull’ economia.

Come non ricordare il crollo di intere filiere agro alimentari nella “Terra dei fuochi”, in questi giorni di nuovo al centro della cronaca per la scoperta di ulteriori scarichi di rifiuti tossici.

Nelle aree protette la naturalità dei suoli e la purezza dell’acqua e dell’aria sono ai massimi livelli. La frutta, gli ortaggi, il latte e i suoi derivati, le stesse carni sono più affidabili per la tutela della salute di chi li consuma. Le aziende agricole producono olio, vino, frutta, legumi, cereali, pasta, ecc. utilizzando ancora i metodi tradizionali.

I Parchi, ricchi di natura, di cultura, di tradizioni, di paesaggi straordinari rappresentano, in definitiva, un modello virtuoso per un’economia che dovrebbe ridare centralità agli esseri umani. Sono luoghi speciali. Visitiamoli. Entrando in sintonia con la natura vivremo nuove emozioni e ritroveremo noi stessi.

 

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