Il regista geniale: Saverio Costanzo e la nuova drammaturgia televisiva

0
186

Tv&Cinema- di Francesco Fiorillo-

Si è da poco conclusa la seconda stagione de L’amica geniale, un’opera splendida che apre le porte ad un nuovo modo di raccontare la normalità.

Non è facile uscire dal formato tradizionale della fiction all’italiana: un modello che negli anni si è consolidato nel nostro Paese fino a diventare un’istituzione imprescindibile. Storie semplici, realistiche e ancorate alla vita quotidiana, popolate da figure immediatamente familiari e rassicuranti: mamme, papà, nonni, maestri, preti, poliziotti. Trame e psicologie domestiche, concepite per un pubblico che vuole rilassarsi e distrarsi.

Un modello che, sebbene abbia anche prodotto lavori eccellenti, troppo spesso si presta a macchiette, campanilismo e bidimensionalità, offrendo facilmente il fianco a satire e sbeffeggiamenti (come nella brillante serie Boris, che ridicolizza proprio il mondo patinato e demenziale delle fiction italiane). La nostra narrativa seriale rischia di diventare la parodia di sé stessa.

Ma poi arriva Saverio Costanzo ad aprirci gli occhi con L’amica geniale: il suo adattamento televisivo dei romanzi di Elena Ferrante è un gioiello che dimostra come, pur rimanendo fortemente connessi ai modelli del passato, sia possibile elevare una fiction a forma letteraria e colta, grazie ad un’attenzione rigorosa e formale ai dettagli e alle psicologie dei personaggi. La sua opera, seppur debitrice del talento della scrittrice, è innovativa senza essere per forza sperimentale.

Con 7 milioni di spettatori per il suo finale, la seconda stagione della serie (Storia del nuovo cognome) si è rivelata un trionfo: una conferma che l’approccio di Costanzo può e deve trovare conferme nel pubblico. La formula vincente del regista è talmente semplice da essere disarmante: rinunciare ai luoghi comuni e ai sensazionalismi, raccontare una storia con onestà e precisione, dipingere dei personaggi con empatia e realismo.

E a tutto questo, aggiungere un impianto registico e fotografico elegante e raffinato, ricco di intuizioni e di trovate geniali. Come ad esempio, in questa seconda stagione, il dialogo fra Lila e Lenù a Ischia, riflesso e spezzato dallo specchio dell’armadio; o la furia di Stefano dietro la porta del bagno nella scena della violenza, filtrata e destrutturata dal vetro zigrinato che lo trasforma in un mostro dai lineamenti distorti.

Fondamentale anche la produzione di altissimo livello, che ha ricostruito a Caserta Il rione napoletano in cui è ambientata la vicenda in un’area di sei ettari che è il set più grande d’Europa. Palazzine con facciata esterna e balconi, che all’interno contengono in realtà solo impalcature; un terrapieno dove passa il treno ricreato al computer; oggetti di scena originali dell’epoca, come cattedre e lavagne.

Non ci si aspettava di meno da Saverio Costanzo, che già in passato si è confermato regista di gran talento (il suo Private degli esordi, o il bellissimo La solitudine dei numeri primi). La sua attenzione ai particolari, e la sua capacità di immergere lo spettatore nelle scene utilizzando fotografia e scenografia, sono strumenti perfetti per raccontare questa lunga e travagliata amicizia fra due donne, che attraversa 60 anni di storia italiana.

Una vicenda che non è priva di momenti forti o controversi (la scena sulla spiaggia fra Lenù adolescente e Donato Sarratore), ma che non ha bisogno di essere raccontata impressionando o disturbando lo spettatore. Come lo stesso Costanzo ha sostenuto in una sua intervista, se si è in grado di raccontare una storia coerente, e creare empatia nel pubblico verso personaggi con psicologie realistiche, allora anche le scene più scioccanti fluiranno naturalmente, e non sembreranno fuori posto.

È esattamente quello che succede nella serie, grazie ad attori estremamente convincenti e mai sopra le righe, specialmente le due protagoniste. La scelta delle due interpreti è sicuramente un altro valore aggiunto in entrambe le stagioni. Avevamo già avuto modo di apprezzare le piccole ma bravissime Elisa del Genio (Lenù) e Ludovica Nasti (Lila) nella prima parte della storia, che vedeva le due amiche ancora bambine; Ma un grande plauso va anche alle emergenti Margherita Mazzucco e Gaia Gerace (Lenù e Lila adolescenti), che con la loro spontaneità e sincerità ci regalano due personaggi verosimili e complessi, ai quali è facile affezionarsi.

Purtroppo, sembra già confermato che nella terza stagione (Storia di chi fugge e di chi resta, attualmente in fase di scrittura) saranno due nuove attrici a dare il volto alle ormai adulte amiche-nemiche; ma siamo sicuri che, data la sensibilità dell’autore, la scelta cadrà nuovamente su due interpreti modeste e appassionate, in grado di infondere nuova linfa a questa serie già così straordinaria e promettente.

Una serie che parla di gente normale, in un mondo normale; ma lo fa con il rigore di un’opera d’arte, rendendo speciale ciò che è ordinario. Colpisce la nostra emotività, perché racconta sentimenti che tutti abbiamo provato; ma nutre anche il nostro intelletto, perché utilizza il pieno potenziale di tutti i talenti coinvolti. L’amica geniale di Costanzo è un dono di amore e di intelligenza, che noi accogliamo con gratitudine, in trepidante attesa del suo seguito.

Loading

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
Captcha verification failed!
CAPTCHA user score failed. Please contact us!