Gubitosi: “dopo la pandemia il conflitto in Ucraina, è troppo peso per i più giovani”

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I bambini ci guardano-

Per l’ideatore di Giffoni Claudio Gubitosi: “Dopo la pandemia, il conflitto armato tra Russia e Ucraina, è troppo peso che consegniamo ai più giovani. Anche in TV servono momenti di
decompressione”

“Ieri sera, all’ora di cena, ho visto il Tg1. In apertura, è andato in onda un servizio sulla guerra in Ucraina. Sullo schermo sono partite le immagini dell’attacco armato ad un veicolo con a bordo alcuni giornalisti britannici: un video tremendo – girato in soggettiva all’interno dell’auto – con il rumore degli spari sulla carrozzeria, le urla dei passeggeri e il respiro affannato del cameraman. Non c’era nessun commento e nessun filtro: solo il clamore assordante della guerra e scene di terrore. Aprire un telegiornale in prima serata – continua Gubitosi – alle 20 di sabato sera, con immagini così drammatiche è un peso troppo grande per i nostri ragazzi.

Sono consapevole che, purtroppo, la situazione in Ucraina è a dir poco tragica. Sono consapevole anche del fatto che è compito dei media raccontare la realtà così com’è, senza censure e senza filtri per drammatizzarla o abbellirla. Rispetto il grande lavoro che i cronisti e gli inviati italiani stanno portando avanti con dedizione anche a rischio della propria incolumità ma vorrei chiedere a ciascuno di loro: cosa avrei potuto dire a mio nipote se fosse stato lì con me sul divano a guardare la tv? Come avrei potuto spiegargli cosa stava vedendo all’ora di cena? Io che ho 70 anni, guardando quelle immagini ho sofferto e ho avuto una forte reazione. Come avrebbe potuto reagire un bambino di 6, 8 o 10 anni?”

Gubitosi lancia perciò un appello a tutti i direttori di rete e dei telegiornali: “Siate cauti con queste immagini di morte e distruzione, siate prudenti perché dall’altra parte dello schermo ci sono famiglie seriamente provate da quello che ormai da due anni sta accadendo nelle loro vite, ci sono bambini che sono già molto spaventati. Il mio è l’appello di un padre, di un nonno, di un uomo che da 52 anni vive per costruire felicità e donarla ai bambini e ai ragazzi. Prima di mandare in onda un servizio o scrivere una news, pensate molto bene a chi lo vedrà o a chi la leggerà. Fornire informazioni chiare e veritiere è fondamentale, ma conta anche il modo in cui lo si fa.

Abbiamo combattuto una prima guerra, quella sanitaria, che oggi è passata in secondo piano ma è ancora lì a compromettere le nostra libertà e distruggere milioni di vite. Poi c’è una seconda guerra, quella che ha l’odore acre dei bombardamenti in Ucraina e l’incubo dello scontro atomico. Ma c’è anche una terza guerra, quella che stanno subendo milioni di ragazzi in tutto il mondo. Alcuni purtroppo in prima linea, altri lontani geograficamente dal conflitto ma comunque inevitabilmente investiti da questa strana situazione che non riescono a spiegarsi. Tutti stanno accumulando giorno dopo giorno ansia, paura, incertezza per il futuro. Ovunque si vede una generazione in gravissimo stato di sofferenza psicologica: i nostri giovani saranno in grado di fronteggiare tutto questo?

Denunciare non basta. Bisogna fare. Bisogna testimoniare. Questo che viviamo è un tempo di guerra. E se i telegiornali giustamente ci raccontano la morte e la devastazione, è giusto anche che i grandi network italiani contribuiscano a rasserenare il proprio pubblico, in particolare i ragazzi e i bambini. Una fase di decompressione è necessaria. E allora – si domanda Gubitosi – perché non mandare in onda dopo i tg qualche minuto di cartoni animati o clip distensive? Un esperimento che già qualche anno fa proposi al TG2 e che fu molto apprezzato e ottenne ottimo successo. Oggi come allora, servono momenti di distrazione, tutti i bambini ne hanno bisogno. Prendersi una pausa non significa dimenticarsi della drammaticità di quello che sta succedendo ma preservare la propria salute mentale e non lasciarsi sopraffare dall’angoscia.

Chiedo pertanto – ed è questa la conclusione di Gubitosi – alle massime autorità dello Stato di intervenire, di farsi portavoce presso tutti i network, sia pubblici che privati, di questa esigenza che, vi garantisco, è condivisa da milioni di italiani. Chiedo ai genitori di sostenerla perché l’effetto possa moltiplicarsi e ottenere riscontri immediati. Non ho altro da aggiungere, né ho proposte geniali da avanzare. Sono solo un uomo che da più di mezzo secolo, attraverso Giffoni Experience, lavora perché tutte le generazioni possano godere del diritto alla normalità, del diritto alla felicità. Questo vale ancor di più oggi perché è tempo di testimoniare e di agire”.


N.B.:

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