Riapre il Teatro Ghirelli con una ricca programmazione

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“Il mare non si mangia” è il titolo scelto da Casa del Contemporaneo per rappresentare la programmazione del Teatro Ghirelli 2019/2020 a Salerno. Una decisione che, ispirandosi all’ultimo libro di racconti di Enzo Moscato, artista di riferimento della Casa, esplora territori e umanità sconosciuti attraverso il potente e creativo strumento della fantasia, della rappresentazione e della parola.Torna dunque negli spazi di via Lungoirno, e nella sua sede storica, il centro di produzione Casa del Contemporaneo (CdC), una casa abitata da più artisti, espressione di sensibilità molteplici dei processi artistici e culturali della contemporaneità nella Regione Campania. Il progetto di Casa del Contemporaneo fonda le sue radici su un teatro di poesia, per tutti, grandi interpreti e la scoperta di sempre nuovi talenti.

SCHEDE SPETTACOLI

11 e 12 ottobre

Modo Minore. interpretazione, testo e regia Enzo Moscato, progetto, arrangiamenti e direzione musicale Pasquale Scialò, con Paolo Cimmino, Antonio Colica, Antonio Pepe, Claudio Romano, produzione Compagnia Enzo Moscato / Casa del Contemporaneo.

Un excursus musicale che dagli anni Cinquanta giunge sino agli anni Ottanta, recuperando artisti, autori e brani poco noti della nostra tradizione canora, napoletana italiana e internazionale. Un percorso affascinante che, dall’ultimo e romantico Carosone di Giacca rossa ‘e russetto, dall’imperituro e quasi modernista Sergio Bruni di ‘O jukebox ‘e Carmela, dall’ironico Ugo Calise al malinconico Enzo Di Domenico, da Antonio Basurto a Teddy Reno, Mario Trevi, Mimmo Rocco, Bruno Martino, Giorgio Gaber, Luigi Tenco, Pino Donaggio, Sonny and Cher, l’Equipe ’84, Dalida e Gloria Christian, crea, in sintesi, la sfilata, di artisti, autori e canzoni d’epoca.  Moscato canta e recita, accompagnato da un affiatato complesso musicale da camera composto da quattro elementi, Paolo Cimmino, Antonio Colica, Antonio Pepe, Claudio Romano, diretti da Pasquale Scialò.Un cortometraggio, realizzato da Carlo Guitto, con Cristina Donadio, Ernesto Mahieaux, Enzo Moscato, Enzo Perna, Nunzia Schiano, ed i piccoli Maria Pia Affinito, Isabel e Oscar Guitto, Elisa e Dario Barletta, Michele e Francesca Fiorellino, arricchisce il percorso.

  ABBONAMENTO

8 e 9 novembre. Totò e Vicè di Franco Scaldati, regia ed interpretazione EnzoVetrano e Stefano Randisi, disegno luci Maurizio Viani, costumi Mela Dell’Erba, tecnico luci e audio Antonio Rinaldi, produzione Diablogues / Compagnia Vetrano-Randisi

Enzo Vetrano e Stefano Randisi hanno all’attivo una collaborazione che dura da quasi quarant’anni. La complementarietà, la dialettica, il confronto, sono la forma che hanno scelto per esprimere la loro poetica. Da qualche tempo si sono incontrati con Totò e Vicé, teneri e surreali clochard nati dalla fantasia di Franco Scaldati, poeta, attore e drammaturgo palermitano, e nelle loro parole, gesti, pensieri, giochi si sono subito specchiati. Totò e Vicé sono legati da un’amicizia reciproca assoluta e vivono di frammenti di sogni che li fanno stare in bilico tra il mondo terreno e il cielo, in un tempo imprendibile tra passato e futuro, con la necessità di essere in due, per essere.

22 e 23 novembre. Il Cappellaio
liberamente ispirato ad Alice di Lewis Carroll di Linda Dalisi, collaborazione al testo Luca Dalisi, drammaturgia, ideazione spazio scenico e regia Tommaso Tuzzoli
con Fabio Pasquini, Sabrina Jorio e Peppe Papa, musiche Alberto Falco, disegno luci Omar Scala, costumi Sara Berto, realizzazione scena e oggetti di scena Enrico de Capoa e Mauro Varchetta, trainer Sabrina Jorio, produzione Tinaos/Casa del Contemporaneo

Vivere Alice senza Alice, scegliendo il punto di vista di un Cappellaio che cerca di ritrovare la memoria perduta di un paese delle meraviglie che non c’è più. Il Cappellaio ha mai provato meraviglia in quel paese? Ma qual è la meraviglia? Cos’è? Dove si rintraccia?
La Regina di cuori, il Gatto e il Cappellaio abitano agevolmente un territorio del nonsense alla ricerca di un linguaggio del tempo andato. I tre rivivono tracce di Alice, come se ogni più piccolo frammento che ha costituito quel mondo fosse diventato il loro alfabeto.

6 e 7 dicembre, Antropolaroid di e con Tindaro Granata

 Antropolaroid è stato definito “spettacolo di cupa bellezza, struggente, attraversato da un’inquietudine dolorosa”, dove a tratti si coglie ugualmente, amaramente, l’occasione di ridere. Tindaro Granata ha dedicato alla sua famiglia e ai suoi nonni “Antropolaroid”, ripercorrendo e romanzando gli episodi salienti della vita familiare, dai primi del ‘900 fino ai giorni nostri, rielaborando in chiave originalissima il teatro dei ‘Cunti’ della terra sicula.

L’attore passa, attraverso i decenni, in molteplici ruoli, maschio e femmina, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari, paure, brevi passaggi che compongono dialoghi, legami, situazioni.

La novità di uno spettacolo come “Antropolaroid” sta nell’utilizzo di una tecnica, antica, come quella del “cunto”, che viene scomposta e il meccanismo del racconto viene sostituito dalla messa in scena dei dialoghi tra i personaggi del racconto. Non vengono narrati i fatti, ma i personaggi parlano tra di loro e danno vita alla storia.

10 e 11 gennaio. Festa al celeste e nubile Santuario, testo e regia Enzo Moscato
con Cristina Donadio, Lalla Esposito, Anita Mosca, Giuseppe Affinito, Scena e costumi Tata Barbalato, Luci Cesare Accetta, Musiche Claudio Romano
Produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Casa del Contemporaneo

Enzo Moscato torna a firmare la regia di “Festa al celeste e nubile santuario”, uno dei testi che all’inizio degli anni Ottanta ha dato vitale impulso a quella che è stata definita la nuova drammaturgia napoletana. Un’indagine su tre assurde solitudini, sui rapporti asfittici fra tre sorelle che vivono una condizione ‘isterica’, della quale assumono su di sé le forme tipiche: mutismo, cecità e falsa gravidanza. Questa situazione da piccola tragedia quotidiana porta con sé degli aspetti grotteschi ma anche un’antropologia, legata alla condizione della donna e alla cultura magico-religiosa del popolo meridionale. Ma il testo richiama anche la forma del giallo, avventurandosi nei territori del gotico e del noir, senza dimenticare la ricca lezione linguistica dell’autore.

 

24 e 25 gennaio. Le funambole di Rosario Sparno, da Andrea Camilleri , con Antonella Romano e Rosario Sparno, installazioni Antonella Romano, costumi Alessandra Gaudioso, luci Riccardo Cominotto, produzione Casa del Contemporaneo

Sicilia, 1930. Un piccolo paesino sul mare, sta per essere sconvolto da un terremoto; poco prima, però, un altro evento altrettanto sconvolgente turberà la quiete del luogo: l’arrivo delle funambole. A raccontarci la storia che ha il sapore di un antico “cunto” siciliano, un uomo e una donna; lo condividono con noi sussurrandolo in una lingua incantevole, l’una, ricamando il ferro a mani nude, l’altro, lucidandolo con l’acqua di mare. Rosario Sparno e Antonella Romano portano in scena un racconto ispirato all’opera di Andrea Camilleri, su un palcoscenico abitato dalle suggestive installazioni realizzate dalla stessa Romano: figure mitiche, leggere e trasparenti, forgiate con il ferro.Quello che viene presentato è un “cunto” della tradizione siciliana, una storia mostruosa e seducente come lo sono le storie antiche dove cielo e mare si incontrano.

4 e 5 febbraio. Urania d’agosto di Lucia Calamaro, regia e colonna sonora Davide Iodice, aiuto regia Giusi Salidu, con Maria Grazia Sughi e Michela Atzeni spazio scenico Tiziano Fario, costumi Daniela Salernitano,luciLoïc François Hamelin produzione Sardegna Teatro

Una donna matura scocciata, seccata, asociale, accanita lettrice notturna di Urania e fanatica della vita e delle opere degli astronauti, durante un isolatissimo agosto in città, soffre di un’estrema crisi di alienazione e comincia a confondere le cose. Poco a poco il suo spazio interiore, fratturato dall’insonnia, trasformerà lo spazio esteriore in spazio siderale. Da questa stagione di lotta interiore uscirà profondamente trasformata. “Urania d’Agosto” ha le qualità morali di un romanzo di formazione accidentale sviluppato su una figura amara, indecisa su tutto, delusa a prescindere, dove lo scandaglio dell’inazione e della crisi esistenziale, anche se sostenuti dal fermento della fantasia, vengono sempre traditi dalla caduta nel reale, che è più forte, più vasto, più tutto: “è l’impossibile, quello vero”.

21 e 22 febbraio. L’ammore nun’è ammore da Shakespeare (tradito e tradotto da Dario Jacobelli) con Lino Musella e Marco Vidino (cordofoni e percussioni), regia Lino MusellaproduzioneElledieffe, in collaborazione con Le vie dei Festival

Lino Musella, attore tra i più apprezzati della sua generazione, è qui protagonista di un affascinante percorso poetico attraverso gli immortali versi di Shakespeare, qui “traditi” in napoletano dall’artista Dario Jacobelli.“L’ammore nun’è ammore” è un’originale ‘recita dei sentimenti’ tra emozioni, atmosfere magnetiche e intensi desideri. Musella racconta l’amore, la bellezza e la caducità della vita in una lingua coraggiosa, viscerale e seducente. Ad affiancarlo sulla scena, Marco Vidino – ai cordofoni e alle percussioni – con le sue musiche suggestive e avvolgenti che accompagnano gli spettatori in questo intimo viaggio. Dario Jacobelli, poeta scomparso prematuramente nel 2013, autore di racconti e romanzi, abile paroliere per musicisti come i Bisca, i 99 Posse e gli Almamegretta si dedicò negli ultimi anni della sua vita alla traduzione in napoletano (e al tradimento, come amava definirlo) di 30 Sonetti di Shakespeare. I Sonetti in napoletano suonano bene. Battono di un proprio cuore. Indossano una maschera che li costringe a sollevarsi dal foglio per prendere il volo, tenendo i piedi per terra.

6 e 7 marzo. Una tragedia reale, di Giuseppe Patroni Griffi, con Lara Sansone, Andrea Renzi, Ingrid Sansone, Luciano Saltarelli, regia e scene Francesco Saponaro, costumi Roberta Nicodemo, luci Cesare Accetta, suonoDaghiRondanini, assistente alla regia Francesco Paglino, assistente alle scene Lucia Imperato, produzione Teatro Sannazaro / Teatri Uniti

A vent’anni esatti dalla sua stesura e dal primo allestimento, Francesco Saponaroinsieme a Lara e Ingrid Sansone, Andrea Renzi e Luciano Saltarelli, un sagace divertissement parodistico di Peppino Patroni Griffi, arricchito da un lessico popolare e virulento, che sembra risalire dal repertorio fiabesco del Basile condito da una buona dose dipoliticallyincorrect.

La vicenda si ispira alla tragica fine della principessa Diana, mito planetario dell’immaginario pop con derive da rotocalco, e ritrae con gusto dissacrante la reazione convulsa e aspra della Regina che qui si esprime in un napoletano sguaiato e plebeotto. Nel cuore della notte il Palazzo è scosso dalla notizia della terribile disgrazia. Intorno al letto della Regina compaiono Molly, compassionevole dama di compagnia, il principe ereditario, ex marito della defunta, la principessa sorella della regina, ninfomane-alcolizzata e il Primo Ministro che cerca di convincere Sua Maestà a compiacere il popolo afflitto dalla perdita della sua beniamina e concordare il lutto di Stato. Di fronte alle resistenze ostinate e agli strepiti della Regina, non ha altra strada che ricorrere ad alcune battute del Riccardo III di Shakespeare come modello di esemplare cordoglio e consegnare il feretro della principessa-martire allo sguardo costernato dei sudditi e dei mass-media di tutto il mondo.

13 e 14 marzo. Anfitrione da Plauto, adattamento e regia Teresa Ludovico
con Michele Cipriani, Irene Grasso, Demi Licata, Alessandro Lussiana, Michele Schiano di Cola, Giovanni Serratore, produzione Teatri Di Bari/Teatro Kismet

Il doppio, la costruzione di un’identità fittizia, il suo furto, la perdita garantita da un ruolo sociale sono i temi che Plauto ci consegna in una forma nuova, da lui definita tragicommedia, perché gli accadimenti riguardano dei, padroni e schiavi. Una compagnia di giovani attori, per lo più napoletani, fa rivivere le atmosfere e il ritmo tipico della commedia di Plauto guidati dallo sguardo contemporaneo di Teresa Ludovico. Musica dal vivo di Michele Jamil Marzella.

27 e 28 marzo. Giacomino e mammà di Santiago Carlos Oves/Jordi Galceran traduzione e regia Enrico Ianniello,  aiuto regia Costanza Boccardi con Isa Danieli e Enrico Ianniello scene e costumi Barbara Bessi, luci Lucio Sabatino, suonoDaghiRondanini produzioneTeatri Uniti

“Giacomino e Mammà” è il terzo testo catalano che Ianniello traduce per la scena in napoletano. Se in “Chiòve” di Pau Miró ci trovavamo all’ultimo piano di un immaginario condominio napoletano dei Quartieri Spagnoli, e in “Giocatori”- dello stesso autore – c’eravamo spostati nello spazioso secondo piano ricco solo di ricordi che era la casa del Professore, il piccolo appartamento col terrazzino al primo piano di questo edificio drammaturgico italo iberico è stavolta l’oggetto del desiderio attorno al quale ruota la vicenda del testo di Oves e Galceran. Giacomino, cinquantenne, ha perso il lavoro e si ritrova indebitato per star dietro ai desideri di consumo della moglie e dei figli adolescenti. La vendita dell’appartamento in cui vive la madre potrebbe aiutarlo a rimettersi in sesto, certo, ma lei non è affatto d’accordo. Il momento di difficoltà diventa così l’occasioneper mettere a confronto due epoche della vita, occasione nella quale l’amore tra una madre e un figlio viene a galla in maniera prorompente mentre si ride parlando di cucina, diquattro per quattro, della capacità di vivere inseguendo i propri sogni o le rate dei propri acquisti, tra saggezza, parolacce, incomprensioni e momenti di autentica e profonda commozione quando si scopre che a un certo punto della vita non si possono dire più le cose importanti.

ANTEPRIME DI STAGIONE. 18, 19 e 20 ottobre. Progetto Due – BarbabluGiuditta/PenelopeUlisse , BarbabluGiuditta, Di Pino Carbone e Francesca De Nicolais, con Rita Russo e Luca Mancini, scenografia e regia Pino Carbone, musiche originali Camera, assistente alla regia Maria Pia Valentini, produzione Teatri Uniti – Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, in collaborazione con Ex Asilo Filangieri

 PenelopeUlisse, Di Pino Carbone e Anna Carla Broegg, con Anna Carla Broegg e Renato De Simone, scenografia e regia Pino Carbone, musiche originali Camera, assistente alla regia Maria Pia Valentini, produzione Teatri Uniti – Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, in collaborazione con Ex Asilo Filangieri

 Il regista e autore Pino Carbone propone due lavori distanti nel tempo, ispirati al mondo della fiaba e del mito. Si Tratta di “BarbabluGiuditta” scritto con Francesca de Nicolais e di “PenelopeUlisse” con Anna Carla Broegg: due testi che operano un rovesciamento dei punti di vista nella scrittura (sono le due autrici a dare voce a Barbablu e Ulisse, mentre il regista scrive le battute dei personaggi femminili) e si strutturano drammaturgicamente sull’esempio del melodramma.

 YOUNG. 3 e 4 novembre , “Cappuccetto rosso” (dai 5 anni), produzioneCompagnia Eleinad/Associazione culturale Tra il dire e il fare, regia, drammaturgia, scene e luci Michelangelo Campanale, tecnica utilizzata teatro danza

Un lupo si prepara a cacciare. Qualsiasi animale del bosco, può andar bene; l’importante è placare la fame. Ma la sua preda preferita è Cappuccetto Rosso. Come in un sogno ricorrente o in una visione, cura ogni dettaglio della sua cattura: un sentiero di fiori meravigliosi è l’inganno perfetto. Questo però gli costerà la vita. Così è scritto, da sempre. In questo show che chiamiamo vita, egli non è soltanto un lupo, ma IL LUPO, che non vince… ma non muore mai.

29 e 30 novembre. “L’arcobaleno di Bianca” (dai 2 anni), produzione ABC Allegra Brigata Cinematica , regia Serena Marossi, tecnica utilizzata teatro danza.

Danza come occasione comunicativa, come mondo della possibilità, come spazio creativo onirico. Fondamentale è la relazione con gli oggetti scenici, forme di carta di diverse dimensioni create con una struttura origami di base. Il linguaggio principale è il movimento che di volta in volta entra in relazione con il linguaggio visivo dei colori, con le strutture scenografiche, con la musica e con le luci.

5 dicembre. “Cenerentola across the universe” (dai 9 anni) produzioneAssociazione culturale Tra il dire e il fare, regia, scene e luci Michelangelo Campanale, tecnica utilizzata teatro d’attore

“Avete mai confuso il sogno con la vita? O nascosto qualcosa come un ladruncolo qualsiasi? Vi siete mai sentiti impauriti come davanti ad una strega? O creduto che i vostri oggetti come per magia si muovessero e invece erano fermi? Forse aveva ragione mia madre. Forse sognavo e basta. Forse erano gli anni 80. O magari ero o mi sentivo una CENERENTOLA.”Così si presenta la protagonista della storia, come una ragazza interrotta dalla presenza di una madre “troppo buona”, e ci racconta della bontà che diventa identica alla cattiveria, quando presume di sapere ciò che è giusto o sbagliato, quando non riesce a lasciare spazio per vivere. La fiaba suggerisce una via di uscita: quale che sia il contesto difficile che si vive, il domani, si può essere certi, porta sorprese. Ed è per questo che vale la pena tentare, sognare, per incontrare i mille fatti del caso e della realtà.

13 gennaio., “Il fiore azzurro” (dagli 8 anni), di e con Daria Paoletta da un racconto popolare zigano, tecnica utilizzata spettacolo di figura e narrazione per attrice e pupazzo

Un viaggio attraversola  storia  di  un  popolo,  quello  tzigano,  attraverso  l’accettazione del diverso, il superamento delleavversità della vita, l’amicizia e la  capacità  di  immaginare  che  il  proprio  destino  non  sia  scritto  ma  è  in continuo cambiamento. La sfida autentica del linguaggio teatrale è di condurre anche i più piccoli alle domande  della  vita,  senza cadere  nella retorica,  senza  dare  risposte preconfezionate. La fiaba è ricca di spunti per riflettere attraverso la leggerezza ed il gioco, insiti nel linguaggio teatrale e, nello specifico, nell’utilizzo della figura.

19 gennaio , “I racconti di Gloria” (dai 3 anni), di e con Claudio Milani tecnica utilizzata teatro di narrazione

“I racconti di Gloria” è uno spettacolo, ma anche un’animazione. Suoni, colori e personaggi prendono forma dalle parole narrate e dalle storie nascono anche giochi fatti di grida e silenzi, battiti di mani e occhi chiusi a esprimere desideri.Gloria è una scatola di legno da cui escono piccoli oggetti, musica e bolle di sapone.Ogni volta che Gloria si apre non si sa quale storia inizierà: sarà forse quella del Soldatino di piombo? O quella dei Liocorni? Il protagonista sarà Barbablù oppure Fagiolino?

9 e 10 febbraio. “Pollicino”(dai 6 anni), produzione Teatro del Piccione, tecnica utilizzata teatro d’attore

Questa è la storia di un bambino molto piccolo e dei suoi fratelli che una notte in mezzo al bosco scoprono di essere stati abbandonati. Tracce, sassi bianchi lasciati sulla strada. Pollicino è un invito a diventare grandi senza paura o dar voce alla paura sana, intrinseca in ogni distacco. La paura, la fatica, il coraggio, la curiosità, la gioia che ti hanno accompagnato durante quel viaggio compiutoela pienezza del tesoro conquistato, la felicità di un ritorno a casa. Nello spazio protetto del teatro e del racconto si può fare esperienza di emozioni potenti e scoprirsi forti, perché, citando G.K.Chesterton, le fiabe non insegnano ai bambini che gli orchi esistono, quello lo sanno già, le fiabe insegnano ai bambini che gli orchi si possono sconfiggere.

1 e 2 marzo . “AccaDueO” (dai 3 anni), testo e regia Vania Pucci
immagini eseguite dal vivo Giulia Rubenni, con Vania Pucci e Giulia Rubenni, produzione Giallo mare Minimal Teatro, tecnica utilizzata teatro d’attore con immagini eseguite dal vivo

“Accadueo”è stato costruito con una tecnica originale che fa interagire differenti linguaggi. Infatti nello spettacolo è presente un’artista multimediale – Giulia Rubenni- che utilizza scolpisce, modella, disegna con la sabbia con straordinaria abilità mentre tramite una videocamera le immagini vengono proiettate in diretta. Le forme, veri e propri quadri, tramite la videoproiezione diventano la scenografia dove l’attrice si muove e racconta.

11 marzo. “Zanna bianca” (dai 9 anni), di Francesco Niccolini, produzioneInti/Luigi D’Elia, tecnica utilizzatateatro di narrazione (liberamente ispirato ai romanzi ed alla vita avventurosa di Jack London)

“Zanna bianca” è uno spettacolo che ha gli occhi di un lupo, da quando cucciolo, per la prima volta scopre il mondo fuori dalla tana a quando fa esperienza della vita, della morte, della notte, dell’uomo, fino all’incontro più strano e misterioso: un ululato sconosciuto, nella notte. E da lì non si torna più indietro. Un racconto che morde, a volte corre veloce sulla neve, altre volte si raccoglie intorno al fuoco. Un omaggio selvaggio e passionale che arriva dopo dieci anni di racconto della natura, a Jack London, ai lupi, al Grande Nord e all’antica e ancestrale infanzia del mondo.

22 marzo,.“L’omino della pioggia” (dai 3 anni) di e con Michele Cafaggi
produzione Compagnia Teatro delle Bolle di sapone di Milano, tecnica utilizzata clownerie, magia, bolle di sapone

Piove, la finestra è aperta e in casa ci vuole l’ombrello. Che strano questo omino tutto inzuppato: fa uno starnuto ed esce una bolla di sapone. Anzi due. Anzi moltissime bolle di sapone. Ma cosa succede? Ma cosa succede? La casa si riempie di bolle di tutte le dimensioni, minuscole e giganti, schiumose e trasparenti come cristallo.Intanto la pioggia non smette di cadere. E tra poco scenderà pure la neve. Ecciù! Uno spettacolo comico accompagnato dalla magia delle piccole cose e da spettacolari effetti con acqua e sapone.

23 marzo . The strange case of Hotel…Morgue, a homage to Edgar Allan Poe”(dagli 8 anni) di e con Eddie Roberts, Simon Edmonds, Francesco Di Gennaro produzione The Play Group, tecnica utilizzata teatro in inglese, interattivo

La London High Society è sotto shock e la polizia di Scotland Yard è confusa in seguito ad una serie di terribili omicidi. Gli unici indizi sono dei peli di un animale non identificato sulla scena del primo crimine e il racconto di un testimone che riferisce di uno strano ululato su un’altra scena del delitto. La nuova opera teatrale del Play Group, prende ispirazione dai classici della letteratura gotica e dal genere poliziesco che si rifà a Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, Hercule Poirot di Agatha Christie e qui, Auguste Dupin di Edgar Allan Poe. Con una rappresentazione caratterizzata, come al solito da humour e interazione con il pubblico, in un’atmosfera divertente e divertita, gli studenti saranno guidati in uno splendido viaggio di mistero e immaginazione.Il linguaggio chiaro e accessibile è adattato per ciascuno livello dagli studenti di scuola primaria agli studenti universitari.

25 marzo . “Il cielo degli orsi” (dai 3 anni), conDenizAzharAzari, Andrea Capponeregia e scene Fabrizio Montecchi, sagome Nicoletta Garioni e Federica Ferrari, tratte dai disegni di WolfErlbruch coreografie Valeria Longo, musiche Alessandro Nidi, luciAnna Adorno, scene Sergio Bernasani
produzione Teatro Gioco Vita,
tecnica utilizzatateatro d’ombre, d’attore e danza

 “Il cielo degli orsi”, tratto dall’opera di DolfVerroen e WolfErlbruch, affronta temi delicati e profondi con leggerezza e tatto e una grande capacità di sintesi. Lo spettacolo si compone di due storie.La prima racconta di un orso che svegliatosi da un lungo letargo, e soddisfatta la fame, si mette a pensare a come sarebbe bello essere un papà. La seconda racconta invece di un orsetto molto triste per la morte del nonno. La presenza di animali come protagonisti permette di dosare l’impatto emotivo, che rimane comunque forte perché ci restituisce, con semplice e disarmante  chiarezza, le difficoltà che noi tutti incontriamo, a maggior ragione i bambini, quando cerchiamo risposte alle grandi domande della vita Difficoltà che nascono dalla complessità e varietà delle relazioni umane e dall’indifferenza che il mondo sembra riservare ai nostri piccoli o grandi dolori. L’unico percorso possibile è sempre quello esperenziale e non razionale e l’unica rsiposta, anche se non è “la risposta” è spesso la più vicina a noi, se non già dentro di noi.

 FUORI CONTROLLO. 28 febbraio 1+1, conOmidNyaze e Guglielmo Papa, musica e sound design TizianoPopoli, produzione Società della Civetta. “1+1” è una co-produzione italoiraniana, una collaborazione tra “La Società della Civetta”, compagnia teatrale di Bologna, e “Nano &Aroosak”, una pluripremiata compagnia di teatro per ragazzi di Esfahan, con il sostegno e la collaborazione delDramatic Art Center diTehrane l’OrdibehestInstitutedi Esfahan.

29 febbraio. Salvo Gaber, con Salvatore Cosentino

 Il teatro-canzone di Giorgio Gaber, soprattutto dalla morte dell’Autore, è rappresentato e visitatissimo, anche al limite dell’inflazione.La particolarità del lavoro di Cosentino sta nel fatto che in “Salvo Gaber” vengono riesumati brani non molto conosciuti, che proprio per questo sorprenderanno per la loro bellezza e la loro originalità. E così, con profondità e leggerezza Cosentino, evocando il suo Maestro, tratta di eguaglianza, di psicoanalisi, di inesorabile perdita dei valori, di buonismo, di finta solidarietà, di solitudine, ma anche di amore, di paternità, di educazione dei figli e delle sue spesso devastanti conseguenze. Il tutto tra monologhi e “canzoni recitate”, per far rivivere sul palcoscenico una figura che tanto ha da insegnare a chi ha capito che i sogni più belli si fanno da svegli, fra pensieri concreti e pragmatici e vellutata ironia.Inoltre, il teatro di Gaber viene riletto dal magistrato-autore con un occhio attento a tutte le osservazioni sull’italica, endemica mancanza del senso di legalità, osservazioni che sono state scritte e portate in scena decenni or sono.Per questo motivo esse suonano sorprendentemente profetiche ed attuali.Alle spesso surreali canzoni di Gaber-Luporini, poi, immagini della pittura di fine ‘800 e del primo ‘900, raffiguranti il cubismo di Picasso, il surrealismo di Magritte e Dalì e la metafisica di De Chirico, passando per Chagall, Degas e Van Gogh, pittura anch’essa espressione figurativa della inesorabile crisi di identità e di valori dell’individuo.

 20 marzo. Poetica, con Piera de Piano, regia Enzo Marangelo, produzioneYpokrités teatro Studio

“Poetica” è un’indagine sulla poesia in un percorso a ritroso dal Novecento al mondo antico, che dà voce e corpo a versi di poeti che vanno da Ritsos a Mimnermo, da Montale a Rimbaud, e poi Leopardi, Foscolo, Petrarca, Orazio e tanti altri classici della poesia italiana e straniera.Si tratta di un lavoro multilingue  dove sono presenti tutti i linguaggi espressivi: quello del corpo, quello sonoro, la parola. Niente scenografia. La prima poesia è “La baia di Karlòvasi” di GhiannisRitsos. L’ultima “L’infinito” di Giacomo Leopardi, come emblema della poesia.

8 maggio. Dov’è la vittoria di Agnese Ferro, Giuseppe Maria Martino, Dario Postiglione
regia Giuseppe Maria Martino, con Martina Carpino, Luigi Bignone, Vincenzo Esposito
scene e luci Carmine De Mizio, costumi Gianpaolo Parmiggiano, produzione Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, Casa del contemporaneo

Un trio di attori, Martina, Massimo e Tullio, forse ispirati dalla situazione politica attuale, sono nel pieno di un processo creativo. Stanno costruendo un personaggio controverso, a tratti grottesco, in parte imprendibile: Vittoria Benincasa, leader di un partito di estrema destra candidata alla presidenza nelle imminenti elezioni. Il modello è forse un personaggio reale, che non nominano mai. Vittoria sta per affrontare il più arduo volo acrobatico della campagna elettorale: è stata invitata a fare un comizio in uno dei più agguerriti centri sociali di sinistra della capitale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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