Woodstock: cinquanta anni fa i tre giorni di pace, amore e musica rock più famosi di sempre

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Il 15,16 e 17 agosto di cinquanta anni fa, nel 1969, si tenne a Bethel, una piccola città rurale dello stato di New York, la Fiera della Musica e delle Arti di Woodstock, passato alla storia con il nome più semplice di Festival di Woodstock. 

L’evento riunì, in una fattoria di circa 243 ettari, circa mezzo milione di spettatori accorsi per ascoltare 32 esibizioni degli artisti più famosi del momento come Jefferson Airplane, Jimi Hendrix, Grateful Dead, Who, Janis Joplin, CSN&Y per citarne solo alcuni.

In quegli anni, sul finire dei sessanta del secolo scorso, giusto per inquadrare il momento storico e sociale, erano diversi i festival musicali che si tenevano in giro per il mondo e che contribuirono a diffondere la così detta cultura hippie (una derivazione e al tempo stesso una mutazione della beat generation), un movimento di controcultura la cui comunità ascoltava rock psichedelico, inneggiava (e praticava) la rivoluzione sessuale e faceva uso di allucinogeni con lo scopo di ampliare gli orizzonti della propria coscienza. Furono definiti figli dei fiori e i loro slogan erano “fate l’amore, non la guerra”, oppure “mettete dei fiori nei vostri cannoni”. Tutti riferimenti alla guerra del Vietnam e allo sgretolamento del sogno americano e alla caduta dei suoi ideali.

Gli artisti che si esibivano in quello che si può definire una specie di network dei festival di musica rock dell’epoca erano più o meno una cinquantina e spesso si ritrovavano sugli stessi palchi. Monterey Pop Festival (16/18 giugno del 1967) fu, per la qualità delle esibizioni, un evento artisticamente anche più importante di Woodstock, ma solo quest’ultimo è passato alla storia, anche se con un certo ritardo rispetto al suo effettivo svolgimento. I motivi sostanzialmente furono due: la grande partecipazione di pubblico e l’intuizione da parte dell’industria discografica, che quell’evento avrebbe potuto avere un certo successo se le esibizioni fossero state messe su disco. E sul un disco triplo, dalla copertina divenuta iconica, ci finì la colonna sonora del film che fu girato durante i tre giorni di festival.

In questi cinquanta anni, il pubblico amante del rock si è diviso in due grandi categorie, quelli che ancora oggi ritengono l’evento una pietra miliare nella storia del rock e quelli propensi ad una revisione dell’evento stesso. Personalmente appartengo alla seconda categoria. 

Pur riconoscendo il valore storico e simbolico dell’evento (sarebbe un delitto negarlo), trovo che la qualità delle esibizioni, non tutte ovviamente, è mediamente scadente in parte per gli inconvenienti tecnici che segnarono il festival (tipo spie da palco che non funzionavano, microfoni inadatti allo scopo tanto per dirne alcuni) e in parte per l’eccessivo uso di droghe prima, durante e dopo le varie esibizioni. Alcune tracce del disco sono state addirittura “aggiustate” in studio successivamente all’esibizione. Detto ciò massimo rispetto per coloro che considerano l’evento immortale, per coloro che vedono in quelle scadenti esibizioni bellezza e potenza inspiegabili. Io invece dico che l’importanza di quell’evento (quindi del film e del disco) risiede nel fatto che per molte persone Woodstock è stato un punto di partenza dal quale iniziare ad esplorare il magnifico mondo della scena rock mondiale. 

Ed ora una precisazione (fornitemi dal mio amico e critico musicale Pierangelo Valenti): i Beatles hanno partecipato a Woodstock. Lennon decise la cosa all’ultimo momento e, mettendo in stand by la Plastic Ono Band, riunì gli altri e volarono tutti verso Bethel. Si esibirono con ospiti di lusso, tipo Brian Jones al piano in sostituzione di Billy Preston e Alvin Lee alla chitarra. L’esibizione fu complicata da alcuni inconvenienti tecnici e forse proprio per questo le registrazioni sono sparite nel nulla, ma c’è chi giura che sono ben custodite in qualche archivio segreto di Paul McCartney.

In conclusione ricordo che su Rai 5 è possibile vedere “The Woodstock Diaries” in pratica l’intero film di Woodstock diviso in tre episodi.

Buona visione e soprattutto “Peace & Love” a tutti.

Nicola Olivieri

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