Sanremo 2020: chi ha vinto e chi ha perso

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Finalmente è finita! È vero, Sanremo 2020 è stato un successo televisivo, ma anche il successo ha un limite e quando è troppo è troppo. Troppo lungo, con serate infinite che hanno messo a dura prova il telespettatore e forse anche quelli presenti all’Ariston, troppi ospiti (ma nessuno di vera levatura internazionale), alcuni anche troppo presenti (Fiorello e Tiziano Ferro), e paradossalmente anche troppa musica, spesso non bella.

Tutte caratteristiche che definiscono il Festival di Sanremo non più (o non solo e non abbastanza) il festival della canzone italiana, ma solo ed esclusivamente un evento televisivo, all’interno del quale “la canzone” (non la musica) si ritrova ad occupare solo posti di seconda fila.

A giochi fermi, ora che tutto è terminato, ponetevi questa domanda: quali canzoni ricordate, per esempio, delle ultime cinque edizioni del festival? Personalmente nessuna. Perché? Perché è cambiato tutto, perché la musica si ascolta in tanti modi diversi, perché le radio non sono un traino per le vendite, perché c’è una grande frammentazione di pubblico (diviso per fascia di età) che impedisce alla musica di fare volumi di vendite interessanti, insomma tutto è cambiato, tranne il festival di Sanremo. Certo le linee editoriali dei direttori artistici che si sono avvicendati nelle ultime edizioni sono apparentemente tutte diverse e hanno dato tutte risultati più che buoni per gli interessi della televisione, ma della musica, delle canzoni, non ricordiamo nulla, perché la musica non è più espressione sanremese. E non è un caso che le serate dei duetti (spesso inascoltabili, soprattutto quest’anno con poche eccezioni) sono quelle che riscuotono maggior interesse perché solitamente propongono canzoni considerate dei classici. Va detto che quest’anno, più che nelle precedenti edizioni, la forma-canzone tradizionale è prevalsa rispetto ad altre (meno Rap/Trap per capirci) ma sinceramente tutto poco incisivo anche se non necessariamente brutto. Diciamo qualità media e mediocre a dispetto di tutti i numeri che invece dicono che questa è l’edizione più riuscita degli ultimi anni.

Naturalmente non poteva mancare il colpo di scena e quest’anno ci hanno pensato soprattutto Morgan e Bugo squalificati perché abbandonano il palco durante l’esibizione per beghe personali, mette un po’ di pepe alla minestra ma ricorderemo l’episodio non la canzone.

La notizia è la probabile riconferma di Amadeus (e Fiorello) per la prossima edizione: se è vero speriamo cambino qualcosa nella formula televisiva. Magari la durata.

Sul Podio della 70a edizione del Festival di Sanremo 2020 ci sono:

  1. Diodato – “Fai rumore”
  2. Francesco Gabbani – “Viceversa”
  3. Pinguini Tattici Nucleari – “Ringo Starr

Questo è il risultato della gara, ma noi preferiamo commentare ogni singola canzone/esibizione secondo il nostro gusto nell’ordine in cui si sono esibiti all’Ariston.

  • Michele Zarrillo – “Nell’estasi o nel fango”: apre la kermesse, la sua è una canzone orecchiabile, anche radiofonica ma in passato ha proposto cose molto migliori.
  • Elodie – “Andromeda”. Apprezzata da certa critica e anche dal pubblico, dalla sua ha sicuramente una elegante presenza scenica e una buona voce, ma la canzone a noi non sembra particolarmente originale.
  • Enrico Nigiotti – “Baciami adesso”: giovane, belloccio, un po’ finto sul palco quando suona l’assolo di chitarra, la canzone ha un ritornello orecchiabile ma destinata ad essere dimenticata presto.
  • Irene Grandi – “Finalmente io”: Un po’ impacciata nell’abito che dovrebbero valorizzare la sua femminilità, lei resta la rockettara delle origini. La sua è una buona canzone, tipica del suo migliore repertorio.
  • Alberto Urso – “Il sole ad est”: lui è anche belloccio, ma la canzone è terribilmente datata e fuori contesto. Non dico altro.
  • Diodato – “Fai rumore”: canzone bellissima che ascolteremo e ricorderemo a lungo. Musica, testo e voce si fondono alla perfezione. Diodato è un cantautore con una bella penna e rappresenta il perfetto incrocio tra passato e presente ed avrà sicuramente anche un brillante futuro.
  • Marco Masini – “Il confronto”: Masini ha sempre dovuto confrontarsi con un mercato a lui non sempre favorevole, ma è uno tosto ed anche quest’anno è su quel palco con una buona canzone.
  • Piero Pelù – “Gigante”: un “vecchio” rocker (anche un po’ ridicolo, diciamolo, con quei pantaloni in pelle, le borchie e i lunghi capelli grigi) che si intenerisce e scrive una canzone al nipote. È una tipica canzone di Piero Pelù piena di energia e si ascolta volentieri.
  • Levante – “Tikibombom”: era più espressiva come giudice di Xfactor. La sua canzone non convince, il suo canto a tratti incomprensibile… un po’ come le sue mise.
  • Pinguini Tattici Nucleari – “Ringo Starr”: penso che se Ringo Starr li ascoltasse li farebbe arrestare. La canzone potrebbe anche diventare una specie di tormentone estivo e durare il tempo di una vacanza al mare, poi tutto finirà nel dimenticatoio.
  • Achille Lauro – “Me ne frego”: la sua canzone non mi piace (come non mi piacque Rolls Royce) e non trovo interessante neanche il suo glam, arrivato in ritardo di almeno 40 anni. Ma è sicuramente colui che, più di chiunque altro, ha capito come sfruttare al meglio il mezzo televisivo e l’occasione che gli ha offerto il festival.
  • Junior Cally – “No grazie”: un numero spropositato di autori per una canzonetta rap uguale a tantissime altre. Nonostante il ripetitivo orecchiabile ritornello il pubblico del festival la dimenticherà presto.
  • Raphael Gualazzi – “Carioca”: In passato Gualazzi ha scritto canzoni diventate grandi successi. Probabilmente anche questo pezzo farà la sua parte, ma non ha la forza delle precedenti. Le manca qualcosa.
  • Tosca – “Ho amato tutto”: una bella, elegante e romantica canzone come bella ed elegante è Tosca, anche quando scende le scale a piedi nudi.
  • Francesco Gabbani – “Viceversa”: ecco, qui alzo le mani, perché proprio non riesco a spiegarmi il suo grande successo di pubblico. Ma non è necessario che io capisca.
  • Rita Pavone – “Niente (Resilienza 74)”: ma era proprio necessario? Ogni cosa ha un suo tempo e Rita Pavone è fuori tempo massimo.
  • Le Vibrazioni – “Dov’è”: Questi ragazzi non deludono e la loro canzone è buona. Bella l’idea di utilizzare la lingua dei segni per far arrivare la canzone proprio a tutti.
  • Anastasio – “Rosso di rabbia”: la sua penna è buona, ma che palle questa rabbia, e sei sempre incazzato! Ci sarà pure un momento di felicità nella tua vita, caro Anastasio, che meriti di essere musicato e recitato. La canzone è anche buona con le sue due componenti, la musica rock, forte ed incisiva e un testo, duro e sofferto, ma se Anastasio continuerà su questa strada non uscirà più dal cliché del rapper arrabbiato e sarebbe un vero peccato.
  • Riki – “Lo sappiamo entrambi”: la voce è buona, ma il pezzo è abbastanza scialbo…e poi l’auto-tune che rende tutto uguale, proprio no.
  • Giordana Angi – “Come mia madre”: potrebbe essere una buona canzone ma è troppo urlata. la poesia del testo ne risente non poco.
  • Paolo Jannacci – “Voglio parlarti adesso”: figlio del grande Enzo Jannacci, assomiglia in modo impressionante al padre, ma solo fisicamente. Lo preferisco come musicista. Come cantante è nella media, senza lode e senza infamia come lo è anche la sua canzone.
  • Elettra Lamborghini – “Musica (e il resto scompare)”: appartiene alla nota famiglia e capisco che abbia voglia di fare cose strane come la cantante… ma sarebbe meglio che continuasse a fare l’ereditiera.
  • Rancore – “Eden”: un pezzo rap come tanti altri. Orecchiabile sicuramente si, ma con la solita rabbia e tanta energia.

Nicola Olivieri

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