Jimi Hendrix, la vera leggenda del rock

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Avevo circa tredici anni quando, in un primo pomeriggio di un lontano fine autunno, uscito da scuola mi fiondai dentro la Standa (per i più giovani un grande magazzino molto famoso in quei lontani anni 70). Entrai, non mi interessava nulla della merce esposta e a testa bassa mi diressi rapidamente al reparto dischi. Vinili ovviamente, l’unico supporto disponibile allora.

Ero molto giovane e totalmente inesperto e quei dischi mi sembravano tanti, ma proprio tanti, e quando iniziai a spulciare quelle copertine colorate, i miei occhi leggevano i nomi dei Beatles, dei Rolling Stones e di tanti altri artisti di cui avevo sentito qualcosa sulle frequenze notturne (difficili da intercettare) di Radio Lussemburgo.

Desideravo tutti quei dischi, desideravo portarli a casa ed ascoltarli fino allo sfinimento ma… non avevo abbastanza soldi per comprarli. Quelli che avevo in tasca bastavano appena per qualche disco in edizione economica.

Quel reparto non mi sembrava interessante ma un disco, con in copertina un tale Jimi Hendrix, colpì la mia immaginazione, forse per quella chitarra che aveva tra le mani, boh?

Comprai il disco, senza sapere nulla di quel chitarrista e soprattutto ignorando che era deceduto da poco, il 18 settembre del 1970, a Londra. Ignoravo tutto di lui.

Torno a casa e dopo la solita ramanzina di mia madre per un acquisto che lei non capiva, lo metto sul giradischi e… grandissima delusione, quella musica non mi piaceva, era proprio brutta, eppure qualcosa mi diceva che avrei dovuto ascoltare altro di Hendrix e non limitarmi al quel disco, del quale, solo molti anni dopo, avrei conosciuto la verità: si trattava di una bieca operazione di qualche discografico senza scrupoli (ecco perché era negli scaffali dei dischi economici), un falso nel quale probabilmente a suonare la chitarra non era neanche Jimi. Insomma, una truffa.

Fortunatamente non mi sono lasciato intimorire da un acquisto sbagliato, e poiché ero già un ragazzino curioso, ho continuato a cercare e comprare dischi Jimi Hendrix, ad ascoltarli, ascoltarli ed ascoltarli ancora.

Ogni album di Hendrix che riuscivo a procurarmi era un tassello che si aggiungeva agli altri e contribuiva alla comprensione di un personaggio che, con la sua Fender Stratocaster, non solo era un chitarrista originale dalla tecnica assolutamente innovativa – nessuno ha utilizzato la chitarra come ha fatto lui, né prima né dopo di lui – ma era molto di più, era un autore dalla torrenziale genialità, un cantante, un artista visionario, un rivoluzionario che ha lasciato un solco profondo nella vita artistica di tanti importanti musicisti i quali, dopo di lui, a lui si sono ispirati.

Nel 1968 al Miami Pop Festival, Hendrix brucia sul palco la sua Stratocaster. Un gesto pazzesco divenuto iconico. Quella stessa chitarra fu messa all’asta con una base di partenza di 340 mila sterline. Finì nelle mani di Frank Zappa che la restaurò e la utilizzo per suonare. Successivamente il figlio di Zappa, Dweezil, tentò di venderla, ma non fu trovato un compratore abbastanza ricco per quell’oggetto divenuto mitico tra i fan di Hendrix e di Zappa.

Quattro sono gli album pubblicati quando Hendrix era in vita e sono tutti imperdibili per la conoscenza del personaggio, tutti gli altri (una quantità enorme) sono postumi e molti di quelli per nulla interessanti.

Nonostante la sua innegabile importanza non è mai riuscito a raggiungere il primo posto nelle classifiche di vendita dei dischi. Il risultato migliore è stato il secondo posto con Are You Experience. Per contro sono state 282 (oggi forse questo numero è anche aumentato) le settimane in cui i dischi di Jimi Hendrix sono stati tra i Top 75.

Il 18 settembre del 1970, esattamente cinquant’anni fa, all’età di ventisette anni, Jimi Hendrix viene trovato morto in un appartamento del Samarkand Hotel di Londra per una overdose di Vesparax, il sonnifero ingerito la notte in cui mori.

Nasce così la leggenda del più importante e innovativo chitarrista rock del Novecento.

Nicola Olivieri

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