Il rock che cantò il muro, il futuro e la speranza di un popolo

0
20
Berlino - Checkpoint Charlie

Fu un infausto agosto per molti tedeschi quello del 1961, il 13 agosto per l’esattezza, quando la città di Berlino, e più in generale il territorio della Germania dell’Est (la filosovietica Repubblica Democratica Tedesca)   fu  letteralmente separata da Berlino Ovest  con un maledetto muro che avrebbe diviso e impedito la libera circolazione, per ben 28 anni, di famiglie, parenti, amici e amori, colpevoli solo di vivere ed abitare sui fronti opposti di quella che storicamente venne definita la cortina di ferro.  E non furono poche le persone che morirono nel tentativo di superare quel muro, contro la volontà del regime,  nel nome della libertà e della democrazia.

Ma nessun muro resta in piedi per sempre e il 9 novembre del 1989, 28 anni dopo,  quel muro cadde sotto la spinta, ormai irresistibile, di un popolo che chiedeva a gran voce libertà e soprattutto democrazia. Resteranno nella storia le immagini di quei giovani, pieni di speranza, salire sul muro alto più di tre metri e scavalcarlo per correre incontro alla libertà che era sempre stata li, a pochi passi da loro ma che per quasi trent’anni non hanno mai potuto abbracciare. Così iniziarono anche a sgretolarlo fisicamente quel cemento, riducendolo da li a poche settimane, in piccoli pezzi che molti portarono via come souvenir  fino a distruggerlo totalmente.

Fu tanto potente quel momento che inevitabilmente finirà nei libri di storia e di fronte alla storia la musica non resta mai impassibile, tutt’altro.  Così sono state scritte canzoni molte delle quali sono diventate famose almeno quanto la caduta del muro stesso.

Lucio Dalla non aveva mai visto il muro e un giorno che era a Berlino, prese un taxi e andò al Checkpoint Charlie, il punto di passaggio che portava da Berlino Est a Berlino Ovest. Si sedette su una panchina, accese una sigaretta e per una mezzoretta circa, rimase pensieroso su quella panchina. Quando la sua mente tornò alla realtà si rese conto che aveva scritto il testo di Futura, una delle sue canzoni più famose, che racconta la storia di due amanti, uno di Berlino Est e l’altro di Berlino Ovest, che progettavano di avere una figlia che avrebbero chiamato Futura.

(…) E chissà come sarà lui domani
Su quali strade camminerà
Cosa avrà nelle sue mani, le sue mani
Si muoverà e potrà volare
Nuoterà su una stella
Come sei bella
E se è una femmina si chiamerà
Futura(…)

Nel 1991 il gruppo rock tedesco degli Scorpions incide Wind of Change, una canzone destinata a diventare un successo enorme con 14 milioni di copie vendute in tutto il mondo.  La ballata, ispirata dai cambiamenti  politici di quegli anni in atto nell’Europa dell’Est che l’autore (nonché cantante del gruppo) Klause Meine, percepì molto forti durante una loro visita a Mosca (ecco spiegato i riferimenti a Moskva e Gorky Park, rispettivamente il fiume che attraversa Mosca e il famoso parco di divertimenti della città nel testo della canzone) fu scritta nello stesso anno ma prima della caduta del muro. Questo ovviamente non ne diminuisce ne il valore ne la portata emotiva perché il vento di cambiamento cantato nella canzone è lo stesso che avrebbe avuto come conseguenza naturale la caduta del muro.

David Bowie, il Duca Bianco, è decisamente molto legato artisticamente e non solo alla città di Berlino. Durante la sua permanenza in quella città scrisse alcune delle pagine più importanti di tutta la sua lunga carriera. Heroes, del 1977 è il secondo della così detta trilogia berlinese che include anche Low sempre del 1977 e Lodger del 1979. La canzone che dà anche il titolo all’album, scritta in collaborazione con Brian Eno,  racconta anch’essa una storia d’amore di due persone separate dal muro, che per un giorno diventano degli eroi per aver ingannato la polizia. La canzone è al 46° posto nella classifica delle 500 migliori canzoni di sempre  redatta dalla rivista Rolling Stone.

Spesso si pensa al muro dei Pink Floyd come riferito al muro di Berlino. No! The Wall ha un altro significato più legato alla solitudine e all’isolamento, al rapporto conflittuale tra un mondo interiore ed uno esteriore.  È con il brano A Great Day For Freedom, contenuto nell’album The Division Bell che i Pink Floyd  fanno un inequivocabile riferimento al Muro di Berlino e all’incertezza del futuro che quel muro insinua in coloro che non riescono ad attraversarlo.

Per finire voglio ricordare l’album Achtung Baby degli irlandesi U2. Il disco del 1991, settimo della loro discografia, fu registrato in parte a Berlino e nel sound del disco si sente molto chiaramente. L’album, considerato tra i migliori del gruppo,  contiene uno dei loro più grandi successi di sempre, One, erroneamente considerata da molti una canzone d’amore. Più volte Bono ed Edge hanno dichiarato invece che il brano parla di diversità e di separazione, in pratica parla del muro che separa in due un popolo e un intero paese come la Germania.

L’elenco potrebbe allungarsi molto visto che sono stati tanti gli artisti sui quali il muro ha esercitato una certa ispirazione. Non credo che se ne scriveranno ancora, ma non sarebbe male prestare attenzione ai testi di quelle che già pubblicate, potreste trovare riferimenti dove meno ve lo aspettate.

Nicola Olivieri

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui