Il ponte tra Napoli e New York di Antonio Onorato

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Sono sempre stato restio a redigere la classifica dei dischi più belli dell’anno. Ho sempre pensato che quella lista sarebbe dettata dai gusti di chi la scrive e dunque interessante solo per lui e non necessariamente per i lettori. Eppure, se qualcuno mi ponesse una domanda del tipo: “quali dischi usciti nel 2020 ti sono piaciuti di più?” non esiterei a risponderei così: “non molti, ma sicuramente tra i più belli inserisco il nuovo di Antonio Onorato, The New Bridge”. Caspita se mi è piaciuto e mi spingo anche oltre, per quanto mi riguarda è tra le cose più belle di tutta la sua discografia.

Uscito qualche settimana fa sulle piattaforme streaming, il disco sarà disponibile da gennaio 2021 in versione CD (e, a sentire l’autore, forse anche in formato vinile per la gioia dei collezionisti).

L’album è stato registrato a New York alla fine del 2018 ma la pubblicazione ha subìto una serie di ritardi nel 2019 a cui si sono aggiunti i vari lockdown di quest’anno, per cui solo ora The New Bridge vede la luce.

Questo lavoro nasce dalla collaborazione tra Antonio Onorato, Mario De Paola suo storico batterista (che collabora con lui da oltre trent’anni) e Gerald Cannon considerato più i più grandi contrabbassisti viventi ed erede naturale di Ron Carter.

Questi tre signori, questi tre grandi musicisti, si sono dati appuntamento al Bunker Studio di Brooklyn, uno studio di registrazione dove di solito registrano i più grandi jazzisti newyorkesi, e in un solo pomeriggio hanno registrato l’intero album. Il mattino successivo lo hanno mixato e chiuso.

Il disco si compone di 7 brani suddivisi tra classici della “napoletanità”, della tradizione melodica mediterranea e partenopea, e brani della cultura afroamericana, e questo giustifica il titolo, un ponte che unisce Napoli e New York.

La selezione è frutto della provenienza geografica e culturale dei componenti il trio. Antonio Onorato porta la sua napoletanità pescando nel suo repertorio ma anche in quello di Pino Daniele e di Antonio De Curtis in arte Totò, Gerald Cannon (che ha una moglie napoletana e conosce bene i classici della nostra tradizione) ha dato il proprio contributo con Miles Davis, Antonio Carlos Jobim e Jimmy Van Heusen.

Inutile dire che tutto l’album è un fluire continuo di classici reinterpretati in modo sublime. I brani, riconoscibili nella fase iniziale dell’esecuzione, poi diventano altro in un susseguirsi di note prodotte dalla chitarra di Antonio Onorato e dal contrabbasso di Cannon, il tutto perfettamente amalgamato sul timing di Mario De Paola. La sensazione che provoca l’ascolto di questo disco è simile alla carezza di un guanto di velluto, soffice, gentile e al tempo stesso appagante, un gesto che trasmette serenità ed è esattamente quello che accade durante l’ascolto di The New Bridge.

Tornando a quanto scritto in apertura, direi che se il disco fosse uscito nel 2020 sarebbe stato sicuramente tra i migliori dell’anno, ma dal momento che sarà possibile acquistare il CD (e speriamo anche il vinile) solo ad inizio 2021 mi piace pensare che questo disco sia una sorta di buon augurio per l’anno che verrà, un anno ricco di cose belle come questo The New Bridge

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