Franco Battiato, il genio del pop colto

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Franco Battiato e la copertina del disco Torneremo Ancora

È appena uscito Torneremo ancora, il disco più recente di Franco Battiato e rapidamente si “scaldano” le parole delle due fazioni che si contrappongono in rete e non solo: gli estimatori ad oltranza contro i più critici che sospettano della solita operazione di marketing.

Come è stato sottolineato dall’entourage della casa discografica, Torneremo ancora è da considerarsi un disco ufficiale di Franco Battiato. La precisazione (un po’ forzata, e per questo un po’ sospetta) si è resa necessaria perché le polemiche di cui sopra si sono concentrate non tanto sulla qualità del materiale, che resta interessante nonostante la presenza “fragile”  del suo autore (dovuta probabilmente all’età e alle condizioni di salute),  quanto sulla tempistica di uscita del disco, passando più come un’opportunistica operazione di marketing in un momento in cui si rincorrono notizie preoccupanti sullo stato di salute di Battiato.

Insomma una sorta di commiato artistico che segna anche il ritiro dalle scene, nonostante il titolo regali ancora qualche speranza, dell’artista siciliano, da molti chiamato “Maestro”.

Scusate ma io non riesco a chiamarlo “Maestro”, non perché non lo sia, ma perché non serve un appellativo per riconoscergli quella genialità artistica e poetica che ha sempre fatto parte del suo DNA, fin dai suoi esordi. Chiamandolo “Maestro” mi sembra di relegarlo in una specie di limbo dove i suoi contorni ben presto cominciano a sfocare e a perdere definizione. Per quelli della mia generazione Franco Battiato è colui che abbiamo sempre chiamato per nome e cognome, al massimo con un confidenziale “Battiato” ma solo per sentirsi più vicini ad un artista di levatura gigantesca, unico ed inimitabile e così continuerò a fare.

Battiato e Juri Camisasca - Foto di Di Antonio La Monica - Foto personale, CC BY-SA 4.0
Battiato e Juri Camisasca – Foto di Di Antonio La Monica

Torneremo ancora, diciamolo senza mezzi termini, non è il suo miglior disco e di conseguenza non è un disco imperdibile, ma solo una Best of dove le canzoni, di cui conosciamo bene il valore e la magia, sono impreziosite dagli arrangiamenti orchestrali della Royal Philharmonica Concert Orchestra più che dalle esecuzioni nella loro complessità.

Nel disco è presente un solo inedito, quello che dà il titolo all’intero lavoro, composto insieme al cantautore Juri Camisasca,  il resto sono classici del suo repertorio.  Possiamo dire poche novità e molte conferme nelle 15 tracce, ma proprio quelle certezze, rappresentate dai brani più famosi, lasciano un po’ di amaro in bocca causato proprio da una presenza dell’autore percepita, come già detto, fragile, quasi indebolita e con qualche incertezza nel canto, ma soprattutto perché a conti fatti non si rimane stupiti davanti a questo disco come invece è avvenuto per molti dei precedenti lavori inediti del nostro siciliano. Sinceramente a parte l’inedito nessuno dei brani mi è sembrato migliore rispetto alle versioni originali.

Amareggia molto leggere delle condizioni di salute di Franco Battiato e naturalmente ci auguriamo e auguriamo soprattutto a lui tutto il bene possibile, ma soprattutto dobbiamo ringraziarlo per le magnifiche canzoni che ci ha regalato (personalmente trovo imperdibili alcuni dischi degli anni 80 e la trilogia Fleur) e per la sua straordinaria vena artistica che si è espressa attraverso molte declinazioni passando dalla musica (sperimentale, pop e classica) al cinema, al teatro, alla letteratura e anche alla pittura. Grazie Franco.

Nicola Olivieri

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