Ezio Bosso, “per me la morte non esiste perché è una parte della vita”

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Finalmente l’onda è passata e possiamo fare le cose con la dovuta calma. Mi riferisco all’onda di cordoglio che ha letteralmente invaso i social (e in parte anche una certa stampa) dove tante persone hanno espresso il proprio dolore per la morte del musicista, pianista  e direttore d’orchestra Ezio Bosso, avvenuta pochi giorni fa, il 15 maggio 2020, del quale, molto probabilmente, non hanno mai ascoltato un disco o assistito ad un suo concerto ma che hanno conosciuto solo perché divenuto, suo malgrado, personaggio televisivo soprattutto per la malattia che lo ha ucciso.

Chi scrive di musica, sappiatelo, non è un “tuttologo” (diffidate da chi vi dice di sapere tutto, mente sapendo di mentire!). Non si possono avere tutte le conoscenze necessarie per scrivere con competenza di tutta la musica prodotta nella lunga storia dell’uomo, ed io ovviamente, nonostante gli oltre quaranta anni di numerosi ascolti quotidiani, non sono esente da lacune. Ecco perché ho preso tempo prima di scrivere queste poche righe su Ezio Bosso, perché la perdita è importante, e non potevo rischiare di scrivere banalità come invece ho letto da più parti nella foga di dare subito la notizia e poter dire “noi siamo sul pezzo”.

Ho dedicato questi due giorni dalla sua morte alla ricerca di informazioni, ma non sul musicista di cui è facile sapere tutto, la rete offre molto, inutile ripetersi, ma sull’uomo e sulla sua vita che è stata, nonostante la malattia e paradossalmente grazie ad essa, ricca, vissuta pienamente, purtroppo anche con dolore nella sua ultima parte, quando annunciò di non poter più suonare il piano, ma incredibilmente intrecciata con la musica e la sua storia di musicista. Non a caso soleva spesso dire che “la musica è vita” è per lui è stato sicuramente cosi.

Ho conosciuto artisticamente Ezio Bosso quando suonava il basso negli Statuto, gruppo del quale fece parte con il nome di Xico per poco più di un anno, incidendo con loro il primo album intitolato Vacanze. Esperienza giovanili, erano gli anni dello Ska, del nuovo che avanzava dopo il dirompente punk, sul finire degli anni ’80, ma presto Ezio prende un’altra direzione continuando gli studi al conservatorio con ottimi risultati al punto di essere apprezzato addirittura da John Cage, per il quale Bosso avrà sempre una grande ammirazione.

In seguito, fu un susseguirsi di esperienze, come compositore, pianista e direttore d’orchestra raccogliendo successi e riconoscimenti in tutto il mondo. Purtroppo, nel 2011 iniziano i suoi problemi di salute a causa di una neoplasia cerebrale e da li le cose, più o meno lentamente, si aggravano fino al decesso causato da una malattia neurodegenerativa.

Eppure, e qui la straordinaria forza di quest’uomo, almeno apparentemente lo spirito che lo sempre animato non lo ha mai abbandonato e quel sorriso non è mai scomparso dal suo volto.

Nella mia affannosa ricerca di informazioni sull’uomo Ezio Bosso mi sono imbattuto in una serie di trasmissione televisive, ma anche interviste ed esecuzioni facilmente rintracciabili su YouTube, che ovviamente consiglio a tutti di vedere o rivedere. Ho ascoltato le sue parole e ho capito perché quest’uomo è diventato tanto popolare e molto apprezzato dal pubblico televisivo. Un po’ meno dagli appassionati di lirica e classica che non di rado hanno la puzza sotto al naso.

La prima cosa che ho recepito è stata la sua grande empatia con il pubblico. Forse la sua condizione fisica, il tentativo di far sembrare tutto normale, anche le difficoltà dei movimenti e del parlato, tutto ciò lo ha reso più umano di altri. Il suo sorriso mai spento e sempre gioioso è riuscito a canalizzare l’attenzione degli ascoltatori sulle cose che diceva e non sul suo problema fisico, quest’ultimo quasi scompariva.

Meravigliose le sue guide all’ascolto con esecuzione orchestrali di famosi brani di Beethoven che si alternavano ai racconti di storie di musica ma anche storie con la musica, per la musica e nella musica.

Il suo linguaggio semplice e diretto, a volte ironico e scherzoso, che tutti, ma proprio tutti riuscivano a seguire e ad apprezzare rendeva l’argomento facile da capire e intrigante da seguire. Avrebbe dovuto farne molte di più di quelle guide all’ascolto, ne avremmo tratti tutti beneficiato. Sarebbero state lezioni di altissimo livello culturale. Ora non potremo più seguirle quelle lezioni. Ci perdiamo tutti.

Voglio chiudere questo pezzo con una sua frase che mi ha colpito moltissimo e mi ha fatto riflettere altrettanto: “non so dirti se sono felice, ma posso dirti che tengo stretti i momenti di felicità“.

Una grande lezione di vita, Grazie Ezio.

Nicola Olivieri

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