Chick Corea, l’addio al grande pianista jazz e i suoi dischi migliori

0
32

Un altro grande lutto colpisce il mondo della musica. Chick Corea, il grande pianista jazz, ci ha lasciati a causa di un male raro e incurabile. È vero, il tempo passa per tutti, anche per i grandi nomi che hanno fatto la storia della musica, anche se nel nostro immaginario sono sempre lì, giovani e belli… ma non è così, per cui dobbiamo abituarci a notizie del genere. Eppure, non ci abitueremo mai ed ogni volta è forte la sensazione di ricevere un colpo inatteso, sferrato alle spalle, a tradimento, anche quando così inatteso non è.

Di origini italiane, suo nonno era di Albi in Calabria e forse per questo l’Italia aveva sempre un posto in prima fila nel suo cuore, Chick Corea inizia la propria carriera nei lontani anni ’60 del secolo scorso, unendosi al gruppo di un altro grande del jazz, Miles Davis. Ed è proprio vivendo questa importante quanto formativa esperienza che inizia quella sperimentazione che lo porterà ed esplorare armonicamente non solo il jazz e la fusion nelle loro diverse e molteplici declinazioni, trovando motivi di interesse anche nelle tradizioni latine e finanche nella musica classica.

Della sua carriera mi piace ricordare le tante collaborazioni che Chick Corea ha avuto in tutto il mondo e con artisti di livello stellare, non ultimo il nostro indimenticabile Pino Daniele, il quale ha inserito un brano di Corea, Sicily, nell’album “Che dio ti benedica” e scrivendo ad hoc il testo per quella musica.

Quel brano, il migliore di tutto l’album, fu un’operazione splendidamente riuscita, anche se inizialmente vista con un certo sospetto dai fan di Chick Corea, e fece guadagnare ad entrambi gli artisti, divenuti nel frattempo anche grandi amici, la targa Tenco nel 1993.

Il resto della carriera del pianista americano la si può leggere ovunque, a cominciare da Wikipedia, quindi non ripeterò le cose che molti sanno. A coloro che non le conoscono suggerisco di “googolare” il suo nome per leggere di tutto e di più. Io, in questa sede, preferisco dire altro e, con la chiara intenzione di offrire un buon servizio ai nostri lettori, suggerirò l’ascolto di alcuni dischi di Chick Corea estrapolati da una discografia molto nutrita prodotta in oltre quaranta anni di onorata carriera.

Senza dubbio alcuno suggerisco, per cominciare, Now He Sings, Now He Sobs, del 1968 e ristampato ad inizio degli anni 2000 e da molti considerato il suo vero primo album. All’ascolto il disco si presenta come un concentrato di idee che Chick Corea svilupperà in seguito in una evoluzione artistica che lo porterà a livelli altissimi. Imperdibile.

Sempre di quell’anno, il disco successivo è Tones for Joan’s Bones, anch’esso molto intenso e soprattutto molto attuale se ascoltato oggi.

Nel 1972 la ECM pubblica Return To Forever, un meraviglioso disco di fusion nel quale suonano, tra gli altri, il sassofonista Joe Farrel e il bassista Staney Clark. Anche questo disco è considerato un classico e tra i più famosi di Chick Corea.

Dopo la metà dei ‘70 l’etichetta Verve/Polydor pubblica My Spanish Heart, il disco di fusion-jazz elettrico con il quale Corea affronta magnificamente il versante latino della sua musica. Nel 2019 pubblicherà Antidote, che è il seguito ideale proprio di My Spanish Heart.

Gli anni ’80 e ’90 vedono Chick Corea pubblicare molti album in studio e dal vivo, pochi però di un livello pari a quelli citati, ma questo non significa che siano dischi poco interessanti, sono solamente dischi di Chick Corea, dunque di buon livello, i quali mantengono sì alta l’asticella ma senza raggiungere le vette degli album precedentemente citati in questa piccola e per nulla esaustiva discografia scelta del pianista americano. Il suo ultimo album, Play, pubblicato nel 2020, è stato ben accolta da pubblico e critica e per questo mi piace inserirlo tra quelli da ascoltare assolutamente.

Addio Chick resterà la tua musica.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui