Chiara Giacobbe, la ragazza con il violino che canta le donne

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Violinista accompagnata nella sua (iniziale) crescita artistica dalle note di Ravel, Debussy e Gershwin, presto la sua formazione, e quindi la sua musica, si arricchisce delle influenze di grandi artisti del rock e della scena folk internazionale come  Bob Dylan, Beatles, Talking Heads e Johnny Cash tra gli altri.

Lionheart (Sciopero Records – distribuzione Self), è il primo album di Chiara Giacobbe, preceduto nel 2012 dall’EP acustico Ready To Go (Rigo Records), che mette insieme ben 12 brani originali scritti dalla stessa Chiara in collaborazione, per quanto riguarda i testi, con Silvia Dellepiane e Paola Di Pietro ed eseguiti, molto bene, dal suo gruppo, la Chamber Folk Band.

Il disco alterna brani elettrici ad episodi acustici. Il violino di Chiara è lo strumento chiave di questo lavoro, soprattutto quando duetta con gli altri strumenti e ne sottolinea i passaggi più interessanti. Anche la voce di Chiara, graffiante e grintosa al tempo stesso, è un elemento caratterizzante di questo disco, lo strumento, attraverso il quale la cantautrice canta le donne e le rappresenta.

Chiara Giacobbe – Ph Maurizio Anderlini

Abbiamo parlato con Chiara Giacobbe per conoscere meglio questa giovane promessa della scena italiana. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

Chi è Chiara Giacobbe?

Chiara Giacobbe è un’umana che ama stare con gli animali  che si specchia negli occhi dei suoi gatti, cani e cavalli e che ama apprendere la lezione della natura. È veramente serena quando suona il suo violino, scrive e canta con sincerità e si sente bene quando prova ispirazione. È legata alla sua famiglia e alla sua terra e ama andare via spesso per poter sentire la nostalgia nel ritorno.

Sei una musicista (violino e Harmonium) anzi una cantautrice perché scrivi musica e testi delle tue canzoni, ma la tua musica fa capire che tu prima sei stata un’ascoltatrice. Quali artisti sono i tuoi riferimenti? E perché?

Io ascolto sempre musica, in ogni momento possibile. Credo che i miei primissimi (in senso temporale) riferimenti siano Ravel, in particolare le composizioni per pianoforte (il secondo tempo del concerto in sol maggiore per pianoforte è quasi una cura per il mio spirito!), Debussy, Satie, Gershwin. Ritengo Stepháne Grappelli mio maestro “virtuale”, ho cercato di imparare in più possibile ascoltando ogni registrazione esistente del grande violinista dallo sguardo gentile e dalla grazia deliziosa. In casa si ascoltava musica e ricordo bene che quando ero molto piccola papà portava un vinile in regalo a Davide, mio fratello maggiore, ogni volta che tornava da un viaggio. Ho amato e consumato quei dischi, appassionandomi ai cantautori italiani, Guccini, De Gregori, Fossati. Amo la genialità di David Byrne e la capacità melodica mozzafiato di Paolo Conte. Patti Smith è una guida spirituale per me; lei è poetica, lo è già dal modo di camminare e sorridere, è vera e colma di saggezza e talento artistico e umano. Dylan e Cash mi hanno cresciuta e commossa e così i Pogues, i Waterboys, i Creedence. Ho una venerazione per gli Allman Brothers, quello che suscita la loro forza d’insieme mi fa venire i brividi. Adoro Morricone e Nino Rota. Ho ascoltato incantata Dolores O’Riordan con la sua voce che sembrava una preghiera e amo i Wire, i Blue Oyster Cult… e ora so che sto dimenticando tantissimi autori che vorrei citare!

Nel nome della tua band c’è la parola “Folk”, e sicuramente la tua passione per il folk si sente ascoltando il disco, ma la tua voce (un po’ roca in alcuni passaggi), il tuo canto sorretto da certi arrangiamenti,  la tua energia (che mi piacerebbe definire anche “aggressiva”) dà anche un taglio decisamente rock. “Spreengstiano” mi verrebbe voglia di dire. Sei d’accordo o è solo una mia fantasia?

Sono d’accordo! Il rock è decisamente “energia pulita”; mi piace quando si usa il termine rock come aggettivo, perché per me rock è quando nell’aria c’è elettricità, è l’attimo prima di cedere ad un bacio a lungo desiderato  è quando la band suona intensamente e la melodia sale e la voce si rompe, e quando il canto sussurra intrecciandosi in un’armonia gonfia di pathos. Mi piace provare un mix di tutto questo ogni volta possibile. Se di fantasia si tratta è una fantasia anche mia!

Nella tua musica colgo una certa attenzione agli arrangiamenti. Sono tuoi anche questi?

Sono miei, ma non solo. Mi spiego; quando scrivo una canzone ho certamente già idea di come vorrei che risultasse e amo i riff e gli assoli melodici. Ma la magia più incantevole avviene quando il pezzo assume carattere e forma attraverso l’apporto di tutti, e il suono che ne risulta è quello della band. Credo che sarò davvero felice quando la Chamber Folk Band, senza mai rimanere ancorata a nulla, porterà con se il profumo di un suono suo, come la scia fragrante lievemente persistente che lascia una ragazza passandoti accanto.

Invece i testi sono frutto di una stretta collaborazioni con la poetessa italo-inglese Silvia Dellepiane.

Si, con Silvia e con Paola Di Pietro. Io e Silvia ci siamo conosciute a Londra, durante il tour di presentazione di Ready To Go, l’EP autoprodotto che precede Lionheart. Siamo diventate subito amiche, condividendo la passione per la scrittura, la lettura, ovviamente la musica, ma anche per le chiacchierate profonde e chilometriche! …e forse anche grazie alle origini comuni (la famiglia di Silvia è originaria della stessa zona da cui proviene mio nonno paterno). Silvia è una donna buona e sensibile e dotata di intuito. Con lei è stato possibile un lavoro a quattro mani a più 1200 chilometri di distanza.

Paola è un’amica cara e a me davvero affine. Donna intelligente e ironica ha la capacità di spronarmi e confortarmi e sa comprendere il mio sentire senza bisogno di spiegare con le parole.

È un  onore e un vero piacere lavorare con queste donne speciali.

A proposito dei testi. Attraverso di essi sei una donna che canta le donne.

Mi piace molto questa tua frase! Non è certo uno sforzo cantare sensazioni, stati d’animo e storie che parlano di donne, anzi, è una cosa che mi viene molto spontanea. Devo dire che ho avuto esempi femminili importanti nella mia vita, tra tutti mia madre e la mia insegnante di violino, Elisabetta Garetti, artista raffinata e conosciuta, attualmente  primo violino dell’orchestra del Carlo Felice di Genova. Ma, per mia fortuna, ho avuto anche esempi maschili positivi, che mi hanno fatta crescere protetta e serena mostrandomi che la forza maschile deve sempre essere di sostegno alla grazia femminile.

Quanto sono autobiografici questi testi

Lo sono certamente, ma non solo. Credo sia inevitabile quando si scrive portare qualcosa di noi attraverso le parole. Alcune di queste canzoni parlano di fasi della mia vita, come, per esempio I Can’t Get Over You, Blessed Be o Like A Light. Altre raccontano storie o sono ispirate a donne che ho conosciuto, tra tutte Song For M… Ma il confine tra esperienza personale e esperienza altrui è sempre sottile e (senza mai cadere nella narrazione del luogo comune), penso che donne che stanno vivendo appieno la vita possano trovare ispirazione, assonanze e magari conforto in questi testi.

Hai notato una tua crescita artistica tra il tuo primo EP e Lionheart,  a parte il fatto che il primo era più in chiave acustica e il secondo è più in chiave elettrica.  Come è cambiata Chiara tra queste due produzioni? E cosa ti ha portato a passare da un suono più acustico ad uno più elettrico?

Potrei andare avanti almeno un paio d’ore nel rispondere a questa domanda, perché dal 2012 ad oggi sono cambiate tantissime cose fuori e dentro di me. Ma cercherò di non essere eccessiva, probabilmente confusionaria e partirò col dirti che il suono elettrico che ha questo disco è un suono che mi piace, nel quale mi rispecchio, mi fa sentire bene quando sono sul palco e mi da una grande carica. Il suono di Ready To Go, acustico e minimalista, mi faceva sentire sicura in un momento in cui entravo finalmente tutta sola ma in punta di piedi, nel mondo della discografia. La Chiara di oggi ha mantenuto invariate le caratteristiche umane fondamentali, ma ha vissuto questi sei anni davvero intensamente ed è cresciuta grazie al dolore e all’amore; ha voluto guardare il fondo dell’abisso e ne è tornata vittoriosa e serena. Le esperienze personali hanno cambiato il mio modo di suonare e anche di ascoltare la musica; il contatto più stretto con la natura mi ha fatto capire quali sono le cose davvero importanti. Un paio d’anni fa ho passato  qualche mese immersa nella lettura, probabilmente per rigenerarmi e ritrovarmi. Insomma…mi sono rinnovata, e quello che ne è uscito è il suono elettrico di Lionheart.

Hai collaborato anche con diversi artisti, italiani e stranieri. Raccontaci qualcosa di queste collaborazioni.

Ho avuto l’opportunità  di suonare con molti musicisti e sono stata davvero fortunata, perché ho incontrato persone splendide e ottimi artisti. Ho amato moltissimo viaggiare per il nord-centro Italia con Jesse Terry e suonare le sue splendide canzoni. Adoro suonare con Richard Lindgren, artista raffinato e uomo dotato di rara sensibilità; ho collaborato alle registrazioni del suo ultimo disco e ritengo che quella con lui sia davvero una condivisione unica.

Per non parlare della meraviglia delle canzoni di Dan Raza o dell’emozione che provai la prima volta sul palco con Will T. Massey. E  molti sono anche gli artisti italiani con i quali adoro suonare. Tra tutti gli Yo Yo Mundi; con loro ho una collaborazione continuativa e i miei violini sono sul loro ultimo disco. Sono una grande band, una band che ha un suono ben definito e che sa cambiare vestito all’occorrenza, senza mai perdere la profonda natura.

Chi è il vero Cuor di Leone nella tua vita? Dicci qualcosa sulla title track, che pare esser anche la più autobiografica delle tue canzoni?

Il Cuor Di Leone sono io. Non certo perché voglio celebrare me stessa paragonandomi al re assoluto della foresta, ma perché cerco di affrontare il quotidiano con la purezza e il coraggio che attribuiamo al leone.
La strofa di questa canzone è più ironica e gradassa; la protagonista avverte che cammina al fianco solo di chi sa mantenere il passo e che può aiutare l’altro solo essendo in equilibrio con sé stessa. Ma è nel ritornello che esce la verità profonda, quando dice:
“E per tutte quelle volte in cui la vita mi ha sfidato ho continuato, sono andata avanti
Fino a quando ha chinato la testa e mi ha lasciata passare
Ho preso tutto, dentro di me
L’ho respirato attraverso i miei polmoni di leone
E l’ho ruggito fuori col mio cuore di leone
Ero pronta a combattere fin dall’inizio”

Ecco, questa sono e voglio continuare ad essere io.

La canzone che preferisco è Blessed Be. Quale è la tua?

Posso dirti che non ho una canzone preferita, ma che ci sono canzoni che, a fasi alterne, mi diverto di più a suonare. In questo momento sono particolarmente divertita da Particle Physics e Lionheart. Ma, è vero, ho un legame profondo con No Place To Hide, poiché è stata la prima canzone che ho scritto con l’intento di accasarla in un nuovo, elettrico album.

Una curiosità: è chiaro che ami gli animali: cani o gatti?

TUTTO! Io sono un’animalista, vegetariana e impegnata nell’aiuto degli animali più indifesi. Ho gatti, cani, cavalli, una capretta, un tacchino e molte anatre, colombe, oche e galline.
Il mio cuore è sopraffatto dall’innocenza degli animali e vivo attraverso l’amore che scambio con loro e imparando dalla loro innata saggezza.

I nostri lettori dove possono comprare o ascoltare in streaming il tuo disco?

Possono acquistare il disco in tutti i negozi, visto che è distribuito in Italia dalla Self, ma anche ordinandolo on line, per esempio su Amazon. Possono anche comprare il disco virtuale su itunes e ascoltarci grazie a Spotify, SoundCloud e guardare il video di Particle Physics su YouTube.

Per chiudere dove suonerai nei prossimi mesi? È prevista qualche data al sud?

Abbiamo in programma un po’ di date, in maggioranza al nord e centro Italia, tutte appuntate sul nostro sito (www.chiaragiacobbechamberfolkband.com) ma nel mese di Maggio, ci spingeremo fino in Sicilia; con immenso nostro piacere siamo stati scelti da Rai MusicaMed per un’intervista e concerto live negli studi di Palermo. Siamo al lavoro per organizzare un tour di qualche giorno attraverso l’Italia, da nord a sud. Non potremmo essere più felici di così!

Grazie per la tua disponibilità

Nicola Olivieri

Foto di copertina Giuseppe Verrini

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