Venezia 77: il Cinema che verrà

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-di Francesco Fiorillo

In arrivo a settembre la 77esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia: il Leone d’Oro torna a ruggire.

Due trapezisti sospesi nel vuoto, proiettati in una caduta controllata, armoniosa, avvolti da colori caldi e vibranti. Il manifesto della 77esima incarnazione della Mostra del Cinema di Venezia, realizzato anche quest’anno dal fumettista Lorenzo Mattotti, comunica alla perfezione il suo messaggio: persino nel mezzo di una pandemia dal corso incerto, la paura non può vincere la passione. Forse, come i due trapezisti, stiamo precipitando verso un futuro insondabile: ma l’amore per l’arte può risollevarci, trasformando la nostra caduta in un volo.

Per un’edizione che è stata in forse fino a metà giugno, fra dubbi e incertezze sulla realizzabilità di adeguate misure sanitarie di sicurezza e prevenzione, il direttore artistico Alberto Barbera e il presidente della Biennale Roberto Ciccutto hanno compiuto un vero miracolo. Dopo l’annullamento a maggio del Festival di Cannes, la paura che anche Venezia cedesse di fronte alle difficoltà era tanta. Eppure, possiamo gioire: quest’anno la tradizione verrà rispettata, e il Lido accoglierà la Mostra dal 2 al 12 settembre, donandoci sogni ed emozioni in questo momento così buio. Ne avevamo bisogno.

Presentata in streaming il 28 luglio, questa edizione vedrà complessivamente meno titoli (poco più di 60), 18 film in concorso e una maggiore attenzione alla qualità piuttosto che alla quantità. «È la stessa degli anni scorsi» ha dichiarato il direttore Barbera, «ma senza quei due o tre blockbuster Usa e forse con più attenzione al cinema d’autore di tutto il mondo. Non vedo insomma differenza in termini di qualità e rappresentatività, nonostante inevitabili condizionamenti sui film disponibili».

Significative le misure per contenere i contagi: fra le principali, una riduzione del 50% dei posti disponibili (in parte compensata da quelli messi a disposizione dalle due arene del Lido e dal cinema Star di Venezia), conferenze stampa in streaming e soprattutto proiezioni multiple, con prenotazione e più ingressi. «Ci affidiamo al senso di responsabilità di ognuno di noi» ha sottolineato Ciccutto. Possiamo solo sperare che la sua fiducia sia ben riposta.

Le quattro giurie internazionali del Concorso sono già state formate: Venezia 77, che assegnerà  l’ambìto Leone d’Oro per il miglior film e sarà presieduta dall’attrice Cate Blanchett; Orizzonti, che vede fra i suoi membri la regista e scrittrice Francesca Comencini; Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, che premierà la miglior opera prima con il Leone del Futuro; e infine Venice Virtual Reality, incaricata di assegnare premi per le opere in realtà virtuale, onorata dalla presenza del celebre Hideo Kojima, creatore della serie di videogame Metal Gear.

Le danze della kermesse si apriranno il primo settembre con la serata di pre-apertura, in cui verrà proiettato il documentario Molecole di Andrea Segre, realizzato nella Venezia chiusa per il coronavirus; mentre l’onore della prima proiezione nella serata di apertura del 2 settembre andrà a Lacci di Daniele Lucchetti, pellicola fuori concorso che vede nel cast Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno e Adriano Giannini.

Erano 11 anni che la Mostra non veniva aperta da un film italiano: un segno importante della stagione di grazia che sta attraversando il nostro cinema.

Per quanto riguarda la Selezione Ufficiale, ci sono quattro film italiani in concorso: Le sorelle Macaluso della drammaturga Emma Dante, tratto dall’omonima pièce teatrale Premio Ubu per il Miglior Spettacolo e la Miglior Regia; Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, pellicola sulla figlia del filosofo, prima donna ad unire i temi del socialismo e del femminismo; Padrenostro di Claudio Noce e con Pierfrancesco Favino, ambientato durante gli anni di piombo a Roma; e Notturno di Gianfranco Rosi, già nella Selezione Ufficiale del Toronto International Film Festival, dramma sulla quotidianità di chi vive nelle zone di guerra ai confini fra Siria, Iraq, Kurdistan e Libano.

Grandi assenti dalla competizione Tre Piani di Nanni Moretti e Assandira di Salvatore Mereu. Il film di Moretti, che aveva già saltato Cannes a maggio per via del lockdown, è stato ulteriormente rimandato al 2021; mentre la pellicola di Mereu, che Barbera ha definito ‘da non perdere’, è finita Fuori Concorso per lasciare spazio ad altri paesi. «Avrebbe meritato il concorso se ci fosse stato spazio per un quinto film italiano», ha ribadito il direttore artistico.

Tante altre opere italiane nella sezione Orizzonti: I predatori di Pietro Castellitto (futuro Totti della fiction Sky), Guerra e pace di Martina Parenti e Massimo D’Anolfi, Nowhere special di Uberto Pasolini e La troisième guerre di Giovanni Aloi. Sempre nella stessa sezione, che include un premio per il miglior cortometraggio, è in gara il debutto da regista di Jasmine Trinca, Being my mom, con Alba Rohrwacher.

Molto scarsa, come c’era da immaginarsi, la presenza di star internazionali rispetto alle edizioni passate. A parte Cate Blanchett nelle vesti di Presidente della Giuria, i confermati sono Andrew Garfield (attore in gara con Mainstream di Gia Coppola), Helen Mirren (presente con The duke di Roger Mitchell), James Norton (protagonista di Nowhere Special) e Willem Dafoe (con Sportin’ life di Abel Ferrara). Ospiti speciali la regista Ann Hui e l’attrice Tilda Swinton, entrambe a Venezia per ricevere il Leone d’Oro alla carriera.

Un’edizione, quella di quest’anno, audace, sperimentale, che non si lascia intimidire dalle sfide di un mondo in bilico. Un laboratorio per ideare nuove soluzioni contro l’oppressione del coronavirus, un trampolino per lanciarsi nel vuoto e vivere l’ebbrezza di un’acrobazia, sapendo di non dover mai atterrare.

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