Si è spento Enrique Irazoqui, l’enigmatico Gesù di Pier Paolo Pasolini

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-di Francesco Fiorillo-

E’ morto a Barcellona l’interprete catalano de “Il vangelo secondo Matteo”, una figura carismatica e multiforme: aveva 76 anni.

Ci sono volti che restano scolpiti nella memoria collettiva degli spettatori, anche solo per un film. E quello di Enrique Irazoqui ha affascinato a lungo il pubblico italiano, da quando ha graziato gli schermi nel 1964 con la sua interpretazione di Gesù ne Il vangelo secondo Matteo. Quello sguardo duro, intenso; quegli occhi calmi eppure accesi, adombrati da sopracciglia folte, così inusuali per l’iconografica del Cristo.

Era stato proprio quel volto a colpire Pier Paolo Pasolini, in cerca di attori non professionisti per la sua pellicola: ideale per una trasposizione del Vangelo più vicina alla sensibilità laica del regista. Un Gesù rivoluzionario, quasi “gramsciano”, consegnato ad un interprete marxista, e per di più ateo.

Eppure, quando arrivò nel nostro paese, Enrique Irazoqui non aveva nessuna intenzione di recitare. Era un ragazzo spagnolo di 19 anni, legato al movimento clandestino studentesco, venuto a cercare il sostegno dei principali intellettuali italiani per la lotta contro il regime franchista. Incontrò così Pietro Nenni, Elsa Morante, e infine Pasolini, che rimase folgorato dal giovane intellettuale.

Il regista lo volle a tutti i costi come protagonista del suo nuovo film, ritenendolo perfetto non solo per il suo carisma, ma anche per i suoi ideali di ribellione al sistema, così in linea con la figura di Gesù Cristo. Com’è comprensibile, Irazoqui fu inizialmente molto riluttante: fare l’attore non rientrava nei suoi piani, né tantomeno si sposava con la sua ideologia.

Ma alla fine il ragazzo si fece convincere, soprattutto grazie alla prospettiva di devolvere la sua paga al movimento clandestino in Spagna; e fu così che un giovane studente catalano entrò quasi per caso nella storia del cinema italiano, portando sugli schermi una delle più intense e poetiche interpretazioni della figura del Cristo.

Il vangelo secondo Matteo venne presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 1964, dove ricevette inizialmente una fredda accoglienza. Ma tanto bastò perché attirasse l’attenzione del regime franchista, che punì Irazoqui al suo rientro in patria con l’accusa di aver partecipato ad un film di propaganda comunista. Espulso dall’università e senza passaporto, il ragazzo partecipò ad altre due pellicole spagnole (Noche de vino tinto nel 1966, e Dante no es ùnicamente severo nel 1967) prima di espatriare in Francia.

 Nel 1969 Irazoqui si laureò in Economia a Parigi, e successivamente inziò a lavorare a capo di un’azienda: ma dopo soli cinque mesi, si licenziò per contrasti ideologici. Si spostò quindi negli Stati Uniti, dove prese una seconda laurea in Letteratura Spagnola, diventando docente universitario nel 1976. Tornò in Italia nel 2011 per partecipare ad una mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini: a Matera (dove aveva girato Il vangelo), ricevette la cittadinanza onoraria.

 La sua brevissima (e incostante) esperienza nel cinema si concluse definitivamente nel 2008, con la pellicola A la soledat; Irazoqui non si considerò mai un vero e proprio attore, preferendo dedicarsi all’impegno politico, alla letteratura e agli scacchi, sua passione fin da bambino. Era un uomo intelligente, colto, idealista e tormentato: siamo stati fortunati che ci abbia regalato il suo talento.

L’Arte è fatta spesso di coincidenze, di opportunità colte al volo, di svolte inaspettate. Forse Enrique Irazoqui non sarà stato un vero attore, ma quell’incontro fatale con il genio di Pasolini lo ha trasformato per un momento in un protagonista indimenticabile.

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