Se n’è andata Irene Papas, il volto triste di Penelope

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di francesco Fiorillo-

L’attrice greca aveva 96 anni: da tempo era malata di Alzheimer

E’ doloroso dire addio a quella che era, e resterà per sempre, l’icona della bellezza greca: un fascino austero, quasi doloroso. Con i suoi occhi neri, penetranti, le folte sopracciglia e il profilo severo di una statua, Irene Papas (al secolo Irene Lelekou) era destinata al palcoscenico.

Nata in un piccolo paese del Peloponneso, ereditò ben presto dal padre, insegnante di teatro, la passione per la recitazione: già a 12 anni, si iscrisse alla scuola d’arte drammatica; da lì, si formò nei classici greci, interpretando ruoli tragici come quelli di Elettra e Medea, per poi passare alle produzioni moderne del Teatro Popolare Greco negli anni ’50.

Esordì al cinema nel 1952 con La città morta di Frixos Iliadis, che venne presentato nella selezione ufficiale del Festival di Cannes. Il film fu il suo trampolino di lancio, che la portò negli anni successivi al successo in Italia: Aldo Fabrizi la volle in Una di quelle, Steno e Monicelli ne Le infedeli e Pietro Fancisci in Attila.

Dopo l’Europa, il fascino dell’attrice greca fece innamorare anche Hollywood: per Robert Wise fu la protagonista femminile nel western La legge del capestro, mentre per Joseph Lerner recitò in Le avventure dei tre moschettieri. Nel 1961 ebbe una parte nel colossal I cannoni di Navarone di J. Lee Thompson.

L’anno dopo avvenne la consacrazione in patria: grazie alla pellicola Elettra, l’attrice diede inizio ad un lungo sodalizio artistico con il regista connazionale Michael Cacoyannis, che la porterà nel 1964 a recitare assieme ad Anthony Quinn nel celebre Zorba il greco.

Ma non importa quanti ruoli abbia interpretato: per noi italiani Irene Papas sarà sempre il volto di Penelope nello straordinario sceneggiato L’Odissea. Una serie televisiva che fece storia nel nostro paese, essendo la prima produzione a colori della RAI; per non parlare degli effetti speciali all’avanguardia a cura di Carlo Rambaldi, e dell’illustre collaborazione del poeta Giuseppe Ungaretti, che leggeva i versi del poema di Omero nell’introduzione ad ogni episodio.

Oramai ottenuta fama internazionale, l’artista lavorò con i nostri più grandi registi: nel 1967 fu al fianco di Gian Maria Volonté nel capolavoro di Elio Petri A ciascuno il suo, e nel 1974 venne diretta da Alberto Lattuada in Le farò da padre. Nel 1979 recitò in Cristo si è fermato ad Eboli di Francesco Rosi, che la volle ancora nel 1987 in Cronaca di una morte annunciata.

Sono tanti, troppi, i film, le serie televisive e gli spettacoli teatrali da ricordare: quello di Irene Papas era un talento poliedrico, che in 50 anni di carriera ha attraversato non solo il cinema e il teatro, ma anche la danza, il canto e la musica. Un’artista vera, completa, enigmatica, che ha incarnato l’anima del suo paese in ogni ambito artistico.

Addio Irene. Ora Penelope tesserà per sempre la sua tela nell’attesa malinconica del suo amato Ulisse.

 

 

 

Immagine di pubblico dominio

 

 

 

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