Leonardo: il thriller rinascimentale che nessuno aveva chiesto

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-di Francesco Fiorillo-

E’ arrivata alla sua conclusione la “serie-evento” della RAI sulla vita di uno dei più grandi geni italiani: un prodotto sessualizzato ed inesatto.

 La Storia è noiosa? La RAI (in co-produzione con France Télévisions e ZDF) sembra pensare di sì, perché la tanto attesa serie dedicata allo straordinario Leonardo Da Vinci punta tutto sull’intrattenimento, lasciando in secondo piano la profondità dell’artista e l’accuratezza storica, a favore di intrighi, amplessi ed emozioni semplificate.

Ma questo è il mondo della TV, e non dobbiamo sorprenderci. Neanche quando la stessa Matilda De Angelis (una dei protagonisti), intervistata a Domenica IN, confessa che la serie non aspira ad essere un documentario, perché altrimenti sarebbe “una rottura di palle”. Ma perché, viene da chiedersi? Cosa c’è di noioso in una delle figure più affascinanti della storia?

Forse è più giusto ammettere che le case di produzione televisive siano incapaci di rendere interessante un prodotto come questo, senza ricorrere a trucchetti. Non è necessario dare a Leonardo il volto attraente di Aidan Turner, non è fondamentale indugiare sulle forme della De Angelis, non è obbligatorio dare alla storia la struttura di un thriller per catturare l’attenzione. La TV, ancora una volta, ci sottovaluta.

O forse, si tratta solo di cupidigia. Le formule funzionano, attirano soldi e consumatori: perché cambiarle? Uno studio dell’Associazione Italiana Editori ha dimostrato come la messa in onda di Leonardo abbia fatto crescere enormemente le vendite dei libri dedicati all’artista: come rinunciare a questi profitti? Sarebbe un rischio troppo grande sperimentare con una scrittura più intelligente, più creativa, più profonda.

Ma è possibile che il problema sia più grave, incistato nella nostra cultura di massa: l’indolenza. La TV e i media in generale diffondono come un virus l’idea che i prodotti di consumo debbano essere a tutti i costi divertenti, sexy ed eccitanti. Ciò che attiene all’intelletto, allo studio e all’istruzione è automaticamente bollato come noioso e presuntuoso.

Ed è dolorosamente ironico, perché la figura di Leonardo è da sempre stata sinonimo di ingegno: scienziato, inventore, pittore, scultore, non c’è campo nel quale quest’uomo non abbia portato innovazione e conoscenza. Ma nella serie Leonardo è soltanto un bel ragazzo accusato di omicidio, tormentato dai suoi sentimenti per la sensuale (e fittizia) Caterina da Cremona. Un protagonista generico, per una storia generica.

Intendiamoci: la confezione di questo prodotto è comunque eccellente. Oltre agli ottimi costumi e scenografie (costruite fra Tivoli e Formello), non mancano buone performance: bisogna riconoscere del talento alla bella Matilda De Angelis (la ricordiamo in Veloce come il vento al fianco di Stefano Accorsi), e fa sempre piacere rivedere il carismatico Freddie Highmore (visto in Bates Motel e The Good Doctor). Il cast vanta anche la presenza di Giancarlo Giannini (nel ruolo di un blando Verrocchio), anche se sembra solo un tentativo di aumentare il prestigio della serie (come già avvenuto con Dustin Hoffman ne I Medici).

Il problema è che un’eccellente confezione non basta, se il contenuto è così generalista e annacquato. E’ necessario dare spessore ai personaggi, renderli realistici e riconoscibili; ed è importante curare la sceneggiatura, affinché sia originale e intelligente. Dobbiamo smetterla di accontentarci della forma delle cose, e preoccuparci finalmente della sostanza.

Usare il proprio ingegno spinge gli altri ad usare il loro: l’intelligenza porta altra intelligenza.

È troppo sperare che i media lo capiscano?

Beh, forse sì, è troppo.

 

 

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