David di Donatello 2020: il Cinema è vivo e sta bene

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Trionfa alla 65°edizione della kermesse “Il traditore” di Marco Bellocchio, in un’insolita cerimonia virtuale che supera le barriere della quarantena.- di Francesco Fiorillo-

Dopo il lungo periodo di buio e isolamento imposto dall’emergenza Coronavirus, si cominciano a vedere i primi, timidi segnali di ripresa. Come un sole che diffonde la sua luce attraverso le nuvole dopo un temporale, la speranza di tornare alla nostra vita di sempre è riapparsa nei nostri cuori. Probabilmente è troppo presto per cantare vittoria, e il futuro che ci attende in questa Fase 2 è tutt’altro che roseo; ma anche il solo allentarsi della morsa del lockdown è sufficiente a ricordarci di quanto sia importante sognare.

 

Il Cinema, come arte onirica per eccellenza, ha una grande responsabilità in questo nuovo stadio della nostra vita: il Paese che dovremo ricostruire dopo questa terribile epidemia avrà bisogno di essere nutrito il più possibile da fantasia e ispirazione. Ecco perché la cerimonia di premiazione dei David di Donatello 2020, trasmessa questo venerdì, è stata così importante: si è trattato di un simbolo. Un segnale che, pur essendo quasi scomparsa durante questa quarantena, la Settima Arte è ancora viva e vitale, e pronta a tornare per illuminare il nostro cammino.

La 65° edizione della premiazione, che doveva inizialmente tenersi il 3 aprile, si è svolta per la prima volta senza red carpet, riflettori e pubblico in sala: una trasmissione in diretta dallo studio 2 di Via Teulada, condotta da Carlo Conti, in cui gli ospiti hanno partecipato virualmente collegandosi da casa, in modo da rispettare le disposizioni governative. Una formula assolutamente innovativa, che ha permesso alla premiazione di tenersi nonostante l’emergenza sanitaria.

«E’ stata una grande sfida, ma questo è un tempo di sfide» ha dichiarato Piera Detassis, presidente e direttore artistico dell’Accademia del Cinema Italiano. «E’ un tempo in cui bisogna immaginare quello che sarà e ricominciare, ma sarà diverso». E ha aggiunto: «Il cinema c’è, c’è ancora, ci sarà. Ce ne siamo accorti durante il lockdown. Ci ha aiutato a continuare a sognare, ed è molto importante».

Significative anche le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in un messaggio letto in diretta da Carlo Conti, ha ricordato il ruolo importante del Cinema nel nostro Paese: «Tornare a sognare e a far sognare. E questo è il compito precipuo dell’arte, della creatività e degli artisti. Un compito alto, che la nostra Costituzione disegna all’art. 9, che affida alla Repubblica il compito di promuovere lo sviluppo della cultura e di tutelare il nostro patrimonio storico e artistico».

23 i lungometraggi in gara, ma le pellicole favorite erano cinque: Il primo re di Matteo Rovere, Il traditore di Marco Bellocchio, La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi, Martin Eden di Pietro Marcello e Pinocchio di Matteo Garrone. E’stata la pellicola di Bellocchio a trionfare, portandosi a casa ben 6 statuette: Miglior Film, Miglior Regista, Migliore Sceneggiatura Originale, Miglior Attore Protagonista (Pierfrancesco Favino), Miglior Attore Non Protagonista (Luigi Lo Cascio) e Miglior Montatore (Francesca Calvelli).

Durante il collegamento per la “consegna” virtuale del premio, Favino ha raccontato di un incontro avuto con una signora nell’androne del palazzo. «Mi ha detto una cosa bellissima, ‘torni presto a trovarci’. Io tornando verso la macchina ho sentito tenerezza, gratitudine, e orgoglio». E ha aggiunto: «Voglio dire a questa signora che tutti quanti noi non vediamo l’ora di poter tornare a farle visita».Minori ma comunque importanti le prestazioni dei due principali rivali in lizza: Pinocchio di Garrone si è aggiudicato 5 statuette (Miglior Scenografo, Miglior Truccatore, Miglior Costumista, Miglior Acconciatore e Migliori Effetti Speciali Visivi), mentre Il primo re di Rovere ne ha invece ottenute 3 (Miglior Produttore, Migliore Autore della Fotografia e Miglior Suono); due ottime pellicole, ma premiate principalmente per l’eccellente comparto tecnico.

Per quanto riguarda gli altri film in gara, si sono distinti la dea fortuna di Ferzan Özpetek con due premi (Miglior Attrice Protagonista per Jasmine Trinca, e Migliore Canzone Originale per ‘Che vita meravigliosa‘ di Diodato), 5 è il Numero Perfetto di Igort con una statuetta (Miglior Attrice Non Protagonsta per Valeria Golino) e Parasite di Bong Joon-ho, vincitore come Miglior Film Straniero.

Importante riconoscimento è stato poi il David Speciale alla carriera per Franca Valeri, ormai alla soglia dei 100 anni (che compirà il 31 luglio): un’interprete unica nel nostro cinema e teatro per intelligenza e ironia. «E’ un’icona dello spettacolo e della cultura italiana, tra radio e cinema, teatro e tv, finora mai candidata o premiata al David» ha commentato il direttore artistico Piera Detassis. «Eppure, con un lampo unico di creatività, è stata proprio lei ad aver letteralmente rivoluzionato la comicità e l’immagine femminile dal secondo dopoguerra con l’invenzione di personaggi simbolo come La Signorina Snob, La Sora Cecioni e Cesira la Manicure».

Insomma, il Cinema è vivo e sta bene, e forse il suo ritono non è così lontano. Durante il suo intervento in collegamento, il ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini ha ribadito il suo impegno a riportare il Grande Schermo nelle nostre vite: «Lunedì incontrerò tutto il mondo del cinema per decidere insieme quando ripartire, per aiutare le sale cinematografiche, le produzioni, i set. Io spero che avvenga il prima possibile e penso anche che abbiamo davanti un’estate in cui ancora più del solito le piazze potrebbero diventare delle grandi arene, perché le misure di sicurezza sono più facili».

Continuiamo a sognare, allora: ma consapevoli che siamo più svegli che mai.

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