Storie di campioni: fratelli Abbagnale, “i fratelloni d’Italia”

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-di Emanuele Petrarca-

5 settembre 1988, finale del «due con» alle Olimpiadi di Seul. Un incontenibile Gianpiero Galeazzi urla a squarcia gola: “RINVIENE LA GERMANIA. MA LA PRUA È ITALIANA. È LA PRIMA A VINCERE!”.

E’ con questa indimenticabile telecronaca che la famiglia Abbagnale entra di fatto nella storia dello sport italiano e mondiale. Parlare dei fratelli Abbagnale, Giuseppe, Carmine e Agostino, significa raccontare la storia del canottaggio! Carmine e Giuseppe hanno rappresentato, insieme a Giuseppe Di Capua (il noto Peppeniello) che faceva da timoniere, uno dei team più celebri nella storia del canottaggio, divenendo una vera e propria leggenda! A leggere il loro palmares si finirebbe per sfiancarsi.

Volendo esser brevi potremmo sintetizzare cosi: due titoli olimpici e sette mondiali, frutto di tredici stagioni insieme, dal 1981 al 1993. Carmine e Giuseppe Abbagnale, tesserati per la Canottieri Stabia e sotto la guida dello “zio allenatore” Giuseppe La Mura, che diventerà in seguito direttore tecnico della Federazione Italiana di Canottaggio, hanno di fatto dominato per quasi dieci anni il panorama del canottaggio mondiale, contribuendo indiscutibilmente a portare questo sport, povero e a quei tempi poco conosciuto, alla ribalta mediatica. Carmine era il prodiere mentre Giuseppe era il capovoga dell’armo.

Quella dei fratelli Abbagnale, tra 1981 ed il 1991, fu un’ascesa che pochi atleti al mondo hanno avuto l’onore e le capacità di realizzare. Tuttavia, nel 1994 la sequenza di successi si interruppe a causa di un infortunio occorso a Giuseppe ai campionati mondiali di Indianapolis. Carmine, infatti conquistò quella che resta la sua unica medaglia ottenuta senza il fratello. Questa volta sempre con l’equipaggio del “2 con”, facendo coppia con Gioacchino Cascone (timoniere Antonio Cirillo) riuscì a salire sul secondo gradino del podio aggiudicandosi a medaglia d’argento.

Ma ritorniamo a quel 25 Settembre 1988. Le centinaia di migliaia di italiani che erano incollati alla tv per assistere a quello che sarebbe diventato uno degli eventi sportivi più avvincenti della storia sportiva del nostro Paese, mai potevano immaginare che quei fratelli “figli del Vesuvio” avrebbero sconfitto, contro ogni pronostico, il temuto armo inglese composto da Sir Stephen Redgrave, considerato il canottiere più forte della storia e Andy Holmes, conquistando l’oro Olimpico.

Evidentemente il DNA Abbagnale rifletteva le caratteristiche della loro terra di origine. Nati a Pompei e cresciuti a Castellamare di Stabia, hanno trasposto l’esplosività e la forza del Vesuvio nella competizione sportiva.

Anche il terzo fratello, Agostino, è entrato di diritto nella storia del canottaggio conquistando due ori olimpici e mondiali nel quattro di coppia ed uno olimpico nel due di coppia, che aggiunti ad un argento in quest’ultima disciplina ed uno nell’”otto con” ai mondiali, costituiscono un palmares di tutto rispetto Le gesta sportive di queste “eccellenze vesuviane” hanno fatto il giro del mondo e hanno inorgoglito il nostro Paese.

Nel 2012 la città di Londra, in occasione dei Giochi olimpici, ha dedicato ai fratelli Carmine e Giuseppe rispettivamente le stazioni “Hounslow East” e “Hounslow Central” nella linea Piccadilly della metropolitana londinese. Medesimo riconoscimento è toccato anche al “fratellino”, Agostino, a cui è stata dedicata la stazione di “Hounslow West”.

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