Napoli, ora è ufficiale: si aprono le porte dello Stadio Diego Armando Maradona

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salernonews24Sport- di Emanuele Petrarca-

04/12/2020: il giorno in cui un santo si fece da parte al cospetto della grandezza di un Dio dello sport. È sicuramente questa la frase che balza alla mente dopo l’ufficialità del cambio nome dello storico Stadio San Paolo di Napoli in Stadio Diego Armando Maradona di Napoli. Una frase forte, forse anche dissacrante, che ha fatto discutere tantissime persone provenienti da svariati gruppi sociali.

Napoli si è spezzata in due parti, durante questi ultimi giorni: tra coloro che intendevano onorare la memoria di un uomo che ha significato tanto (se non tutto) per una città che lo ha trattato come un figlio e coloro che vedevano nella scelta del cambio nome un sacrilegio nei confronti di un santo e di un intero movimento religioso.

Eppure, alla fine, Diego è riuscito a vincere anche questa “partita” perché, in realtà, dietro a questa scelta così strana e paradossale di mettere da parte un nome “sacro” per far spazio ad un “profano”, ovvero un uomo che nella sua vita ha mostrato tutte le genialità e tutte le debolezze dei mortali, c’è una sana e precisa logica che è anche il paradosso che rende questo sport, unico nel suo genere.

Chiamare lo stadio di Fuorigrotta Diego Armando Maradona non intende svilire la figura di un santo, né intende porre un uomo al di sopra della religione. Intitolare lo stadio a Maradona significa onorare, all’interno dell’unico tempio calcistico presente a Napoli, la memoria di un essere umano che, dentro quel campo, ha avuto per molti le sembianze di un Dio ogni qualvolta toccava un pallone.

Il calcio è un culto profano, l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo, citando il grandissimo Pier Paolo Pasolini. E cos’è uno stadio se non una sorta di chiesa per questo culto?

Le Chiese sono intitolate ai santi. I fedeli vi entrano per pregare e per onorare la vita, la memoria e le gesta di quel santo; la chiesa è il luogo adatto per glorificare delle figure che, in quel contesto, hanno il diritto di dover essere ricordati di generazione in generazione.

Lo Stadio, nel suo essere profano, terreno, è la “nostra Chiesa”; il luogo dove onoriamo il gioco del calcio, dove preghiamo per le gesta di un campione, dove 90 minuti possono influenzare l’umore di un uomo. Lo stadio è il tempio del calcio e non risulta per niente sacrilego onorare e glorificare la memoria di Diego Armando Maradona che, in quel contesto, in quel rettangolo verde, è stato alla pari di un profeta, di un avanguardista, di un rivoluzionario, di un Dio.

Di Chiese a Napoli ce ne sono tante, di stadi solo uno ed è giusto che vada assegnato al più iconico degli interpreti del gioco più amato al mondo.

Siamo sicuri che anche San Paolo sarebbe d’accordo: preghiamolo le domeniche mattina in Chiesa che poi, il pomeriggio durante le partite del Napoli, per un miracolo bisogna fare affidamento al più grande numero 10 della storia, colui che, da oggi, ha legato il suo nome al tempio del nostro gioco.

Benvenuto Stadio Diego Armando Maradona.

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