Ilicic e l’Atalanta sbancano Valencia, quarti conquistati

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Salernonews24- Sport- di Emanuele Petraca-

Quando tocchi il fondo l’unica direzione in cui puoi andare è in alto. Questo avranno pensato in casa Atalanta quando, nell’ ormai lontana stagione 2014-2015, la squadra si salvò all’ ultima giornata piazzandosi in un  modesto diciassettesimo posto.

Questo avrà pensato anche Josip Ilicic quando, un anno prima della salvezza dell’Atalanta, vestendo la maglia della Fiorentina, si trovò a sbagliare un gol clamoroso davanti alla porta contro il Napoli. Un gol che poteva cambiare la storia di una finale di Coppa Italia; un gol apparentemente facile, ma fallito miseramente.

La carriera di Ilicic, fino al 2017, si può riassumere in una frase: “è bravo, ma non si applica”. Si, perché il talento c’è sempre stato, le giocate illuminanti hanno sempre fatto parte del suo bagaglio tecnico, ma è sempre stato maledettamente discontinuo.

Quel classico giocatore fermo in un limbo infinito che lo divide tra: “l’essere un campione” e “l’essere un mediocre”. Poi, qualcosa è cambiato.

La storia dell’Atalanta  è molto simile alla storia del suo attuale numero 72. Una Dea che ha regalato più dolori che gioie ai suoi tifosi, ma che, poi, ha deciso di percorrere una strada ben precisa.

I bergamaschi hanno intrapreso un progetto che si è rivelato vincente, fondato sulla necessità di regalare al pubblico un calcio “europeo” votato all’attacco ma, soprattutto, non avvezzo da individualismi, ma, da una grande gestione corale di qualsiasi azione.

Difensori che impostano il gioco, centrocampisti rapidi e pronti ad inserirsi, esterni veloci che  hanno il dovere di immettersi e creare superiorità alla manovra, attaccanti diversi tra di loro e che possono aiutare la squadra nei cambiamenti tattici …e poi c’è Ilicic.

Dal 2017, anno in cui venne acquistato per 5 milioni, lo sloveno ha deciso di togliersi per sempre l’etichetta di “incompiuto”. L’Atalanta lo ha aiutato a realizzarsi, Gasperini lo ha aiutato a capirsi meglio e a migliorarsi: oggi, a 32 anni, Ilicic è finalmente maturato, ed è una gioia per gli occhi.

Ilicic è quello che si chiede, anzi, si pretende, al calcio: gioia e passione, leggerezza e sinuosità, potenza e grinta. Il fantasista numero 72 è diventato un autentico fuoriclasse e, a vederlo in campo, è arte in movimento.

Leader indiscusso, decisivo quasi sempre, segna, fa assist, regala giocate e tanto altro… in questo momento Ilicic è il prototipo perfetto della parola “fantasista”.

Vede spazi che altri non vedono, regala giocate che altri non possono fare, ma, soprattutto, ha un intelligenza tattica sopraffina. In pochi, attualmente, sanno interpretare con la stessa grazia il gioco del calcio e, forse,  capiamo chi ieri ha pronunciato “Ilicic da pallone d’oro”.

Per adesso Ilicic non ha vinto il pallone d’oro ma fa qualcosa di più grande: trasforma tutto ciò che tocca in oro. L’Atalanta ieri ha raggiunto un risultato storico. Ha vinto 4-3 al Mestalla di Valencia e, sommata la grande vittoria all’andata, il conto totale di 8-4 li porta tra le migliori 8 squadre d’Europa. L’Atalanta ieri ha mostrato al mondo che gli ideali e i progetti valgono più dei soldi sperperati per campioni messi in sistemi di gioco poco convenzionali. Ieri l’Atalanta ha vinto ed Ilicic ha fatto 4 gol. Così diversi eppure così simili. Oggi i neroazzurri non sono più una squadra qualunque.  Oggi Ilicic non è più un giocatore qualunque.  Ilicic è arte.

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