Il Vietriraito, un Museo Teatro e storie di sport

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La leva calcistica degli anni ’70- di Claudia Izzo-

Il progetto del Museo Teatro dello Sport, Storie di Campioni, a Salerno dal 13 al 29 dicembre presso Palazzo Genovese a Largo Campo, è nato da un’idea di due ex calciatori professionisti, Sergio Mari ed Andrea Mitri. Subito sono stati coinvolti i ragazzi del Vietriraito, il vivaio calcistico degli anni ’70, quei ragazzi che hanno fatto il calcio a Salerno.

Tra questi c’è chi ce l’ha fatta a sfondare in quel mondo fatto di palloni, tacchetti e reti e chi ha cambiato rotta.  Alcuni sono arrivati alle selezioni della Juventus, tanti altri hanno continuato in squadre locali. Ma tutti oggi sono accomunati da ricordi indelebili.

Sergio Mari ha giocato circa 600 partite tra i professionisti di serie B e C, militato in Cavese, Akragas, Centese, Fasano, Juve Stabia, Nola, L’Aquila. “Il calcio mi ha cambiato la vita, da ragazzo di strada mi ha permesso di girare l’Italia e ne ho approfittato, tra una partita e l’altra, per conoscere Vasco Rossi, Zucchero, quando erano ancora poco noti, Giorgio Gaber, Paolo Conte. Il calcio mi ha permesso di girare per librerie e negozi di dischi, oltre che a fare gol, pochi per la verità. Quando potevo scappavo per altri campi, quelli dei concerti, li ho visti tutti: Bowie, Tina Turner, Bob Dylan, Simply Red, Simple Minds, Dire Straits, Bruce Springsteen … e tutti i cantautori che incrociavo a centrocampo o nell’area di rigore. Ho smesso perché cambiava il calcio e la vita, bisognava riorganizzarsi e ho deciso di non respirare più l’erba dei campi né come allenatore, né come istruttore. Il  Museo Teatro dello Sport è una mia creatura, una mia idea che ho realizzato solo grazie a grandi amici e a chi mi ha dato fiducia. Vuole esprimere il desiderio di portare alla ribalta gli sport minori, tenere sempre vivo il ricordo di chi, con imprese fantastiche, non deve essere dimenticato e accarezzare i campioni ancora in attività, dando loro l’attenzione che meritano sempre e non solo quando è la giornata dei record. Il Museo girerà l’Italia e diventerà anche uno spettacolo teatrale al più presto”.

Andrea Mitri è originario di Varese e ha vissuto sempre a Trieste ma è volato a Salerno per realizzare con l’amico Sergio il Museo Teatro dello Sport. Uniti dall’essere stati calciatori professionisti, ora condividono entrambi la passione per il teatro. “Giocare a calcio è stato il mio sogno di ragazzino, iniziato a 12 anni. Ho militato come centrocampista nella Triestina in Serie C, poi in  B con Ternana, Monza e Cavese. 79 presenze e 7 goal. Ho proseguito la carriera in Serie C”. Dal 1993 Mitri si occupa di teatro nel campo dell’improvvisazione teatrale e mette in scena un suo monologo sul calcio dal titolo “Fuorigioco di rientro”. ” Il teatro ed il calcio hanno molto in comune” afferma, “sono entrambe due realtà che vivi emozionandoti insieme agli altri.” Al Museo Teatro dello Sport, Andrea Mitri ha egregiamente vestito i panni di Nereo Rocco.

“Questa di Sergio Mari, del Museo Teatro è un’idea meravigliosa!” ha commentato Giuseppe Galderisi, che iniziando con il Vietriraito è arrivato alla Juventus. Galderisi, nonostante la sua carriera lo abbia portato lontano dalla sua Salerno, parla di compattezza ed unità esistente tra quei ragazzini di allora, oggi uomini e padri. “Sono molto orgoglioso di essere appartenuto al Vietriraito, di aver fatto parte di questa grande famiglia!”.

“I miei ricordi più belli sono fermi al Vietriraito, era una vera passione, i ricordi di strada condivisi con quei ragazzini di allora. Un’esperienza straordinaria per me.” Così commenta Francesco Della Monica quegli anni, il centrocampista che da Vietri sul Mare è giunto sui campi della Juventus per due anni in serie A, “due anni importantissimi per la mia formazione”. Ha attraversato l’Italia cambiando maglie e categorie,  “ma il periodo più bello è stato quello con l’Empoli” ha commentato Della Monica, che nel 1986 con i toscani conquista la promozione in serie A. “Il Museo Teatro dello Sport è stata una bellissima intuizione, ho visto grande collaborazione e passione e penso che sia un qualcosa da veicolare per l’Italia”.

Per Gabriele Fernicola : “Noi -ragazzacci- di una volta del Vietriraito, abbiamo molto sognato e qualcuno di noi quel sogno lo ha realizzato in pieno, giocando molti campionati in serie A o facendo parte della Nazionale di calcio italiana e partecipando ad un campionato del mondo, come è accaduto a Nanu Galderisi. Siamo consapevoli che il mondo dello sport rappresenta una miniera inesauribile di storie da scoprire, raccontare e leggere e qualche volta anche rileggere… Lo sport è sacrificio, passione, dedizione, gioia e dolore. E’ insomma un contenitore di tutti i sentimenti che l’umanità porta con sé. I miei compagni di viaggio ed io, “quelli del Vietriraito”, abbiamo pensato che la chiave per uscire dalla visione un po’ miope che si ha dello sport sia di raccontarlo, non come mera cronaca, ma valorizzandone questi aspetti autenticamente umani. La lente di ingrandimento quindi non è stata puntata soltanto sui podi, sulle vittorie, sulle vicende gloriose, ma concentrata sull’umanità degli atleti”.

“Tanti del Vietriraito non si sono mai persi, nonostante le distanze, le vite diverse, sappiamo di esserci e quando Sergio Mari ci ha chiamati, eccoci qua.”, commenta Carlo Sciortino. ” L’esperienza di quel vivaio calcistico, quando eravamo ragazzini ci ha uniti davvero. Abbiamo conosciuto valori che ormai sono persi. Noi dopo 40 anni siamo qui, al di là di chi ha giocato in squadre importanti e chi ha fatto altro”. Questi ragazzi hanno condiviso gli anni più belli dell’adolescenza. Carlo ha un cassetto lasciato aperto a metà, quello dei sogni. Dal calcio è passato alla gestione dei locali, ad altri tipi di progetti. Per anni il Caffè degli Artisti di Vietri sul Mare è stato un punto di riferimento per tutta la costiera. E l’avventura potrebbe ricominciare. Dietro un sogno che si accartoccia ce n’è un altro che si apre.

Le storie sono tante e ci riportano ad un’altra Salerno.

Aurelio D’Ancora inizia a tirare calci al pallone e arriva all’oratorio dei Salesiani, come tanti in quel periodo. Siamo nel 1974, 12 anni e tanta voglia di libertà e di sport nei “pulcini” della Salernitana.  Aurelio passa alla Jugend, poi divenuta Vietriraito, un vivaio calcistico si, ma prima di tutto un vivaio di sogni. Opzionato dall’Inter, non viene scelto. Poi il passaggio alla Cavese dove due incidenti ne hanno deviato il percorso. In prestito alla Rocchese,  Aurelio viene acquistato dal Faiano. Un anno di promozione, vinti i campionati di prima e seconda categoria con passaggio al Real Bivio Palomonte e poi al Pellezzano. Siamo nel 1992. “A Torrione vi era una fabbrica in disuso, lì nello spazio adibito al parcheggio, i ragazzi dei vari quartieri organizzavano dei veri e propri tornei. Eravamo felici correndo dietro ad un pallone. Due episodi ho cari nella mente: quando Giuseppe Galderisi fu scelto dalla Juventus e doveva partire per Torino, gli fu vietato di giocare qui, per evitare incidenti. Io lo andai a prendere in motorino. Lo volevamo ancora con noi a giocare e così le scarpette gliele prestammo noi. L’altro ricordo riguarda una partita ad Acerno, un anziano signore rivolto a Giuseppe Galderisi ed a me disse- Un giorno a voi due vi vedrò in TV-. Con Peppe ci ha visto giusto!”.

Germano D’Acunto all’epoca era un ragazzino  ed ammette oggi ” non avevo capito veramente il momento che stavamo vivendo,  le possibilità che giravano intorno a questo gruppo di ragazzi. Nonostante abbia continuato a giocare, il calcio divenne poi per me  qualcosa che  lasciai andare anche a causa delle  tifoserie troppo accese, mentre ero con la Cavese…”.

Per Maurizio  Rossi “certe cose non le puoi dimenticare: ricordo che il primo ad essere attenzionato dalla Juve fu Franco Della Monica ed il ricordo più bello che ho del Vietriraito fu quando vincemmo la prima volta i campionati allievi regionali. Alla fine di ogni partita negli spogliatoi venivamo accusati di essere fuori quota, noi che invece eravamo più piccoli d’età… e ho vivo il ricordo degli allenamenti a Dragonea con i giacchini zavorrati addosso, mentre di pomeriggio si andava a Marina di Vietri. Il pranzo era al Concord, ma alcuni di noi lo marinavano in cambio di un panino sulla spiaggia per prendere un pò di sole. Il legame che si è creato tra noi ragazzi ci ha unito da piccoli e non è stato scalfito dal tempo e dalle situazioni”.

“L’esordio in promozione al Vestuti a 13 anni e a Torino a provare per la Juve con Sergio Mari, Peppe Galderisi,  Fausto Caputo, Gennaro D’Acunto, me lo ricordo bene…”. Esordisce così Antonio Russo. “Qui per l’emozione non riuscii a toccare un pallone! Dopo mi arruolai in marina. Ho giocato a La Spezia, nel Levanto, Bastremoli, e Piano di Arcola in promozione. Emozioni indelebili, ricordi bene impressi. Quando vedo Sergio Mari io ritorno indietro di 40 anni! Quella di adesso è un’altra generazione, hanno i cellulari, si chatta, ma non c’è confronto. Nata l’idea del Museo Teatro ci sono stato da subito. E un’idea splendida!”.

Cresciuto nel Vietriraito dagli 8 ai 13 anni, Fausto Caputo, viene scelto dall’Atalanta, poi prestato al Crotone. Il suo debutto in serie C avviene a 16 anni. 30 le partite consecutive giocate. Poi passa al Trapani, Castelvetrano, Nocerina in B e a 19 anni gioca nella Salernitana in C. Poi una scelta di vita, una virata ed il calcio diviene un hobby.”I ricordi di allora sono tanti e legati ad una fase bellissima della vita dove Vincenzo Campione ha un ruolo fondamentale. E’ stato il nostro direttore tecnico, il nostro punto di riferimento. A volte capitava che con Peppe Galderisi e Sergio Mari si decidesse di fare filone a scuola e noi ci presentavamo a casa sua. Attendevamo che si vestisse, elegante come sempre, poi l’accompagnavamo dal barbiere in via Manganario, e tutti a fare colazione con lui. Volevamo stare con lui. Indelebile è il ricordo della coincidenza persa alla stazione con Vincenzo Campione  prima della partita con l’Atalanta a Modena. Dormimmo in stazione. Fu bello anche condividere quel fuori programma. Con il Museo Teatro dello Sport noi del Vietriraito abbiamo avuto la scusa per rincontrarci. Avevamo tutti voglia di fare qualcosa e l’idea di Sergio Mari ha coinvolto tutti con entusiasmo”.

Ora come allora dietro questi ex ragazzini la presenza di Vincenzo Campione, colui che i ragazzini li sceglieva vedendoli giocare nei vicoli, ai Salesiani, per strada. Un fiuto infallibile, celato dietro ad un carattere schivo, che lo ha portato a divenire un punto di riferimento per tutti. Più di un direttore tecnico, un mentore. E nei giorni scorsi, al Museo Teatro era lì, tra gioia e commozione a rivivere quegli anni, una vita fa, quando si andava tutti a fare allenamento e a giocare. A Vietri naturalmente, sul campetto vicino al mare.

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