Euro 2020: il “gesto militare” turco condannato dalla UEFA

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Lunedì 14 Ottobre è andata in scena allo “Stade de France” di Saint-Denis la partita tra le due squadre che stanno dominando il loro girone di qualificazione per Euro 2020 e cioè la Francia, padrona di casa, e la sorprendente Turchia. I turchi sono riusciti, anche in questa occasione, ad affermare un ottimo periodo di forma e la grande crescita del proprio movimento calcistico, costringendo i campioni del mondo in carica ad accontentarsi di un pareggio. In 4 giorni la formazione di Güneş ha ottenuto ben 4 punti mantenendo la prima posizione del proprio girone.

Questa sarebbe un’occasione ideale per poter elogiare un movimento calcistico le cui soddisfazioni internazionali mancano da moltissimo tempo.

Eppure non è così.

Quella disputatasi in Francia è una partita in cui la componente calcistica è passata in secondo piano, rispetto alle tensioni politiche e propagandistiche accentuate dall’ atteggiamento mostrato in campo da gran parte del gruppo turco e dai loro tifosi. Così, come successo contro l’Albania pochi giorni prima, anche in questa occasione i calciatori turchi, dopo aver realizzato un gol, hanno esultato mimando il “gesto militare” in onore di Erdogan e della sua operazione “Primavera di pace” contro i curdi siriani, che negli ultimi giorni sta portando paura e distruzione ad entrambe le popolazioni civili.

Un gesto che dimostra la fedeltà e la lealtà dei calciatori al proprio leader, oltre ad essere un simbolo di propaganda che viene emulato e mimato anche dai migliaia di tifosi turchi accorsi a vedere la propria nazionale in azione. Tutto ad un tratto il calcio sembra essere ritornato agli anni 30’ quando la propaganda fascista e il nazionalismo più esasperato, voluto da Mussolini, prendevano forma grazie ai risultati della Nazionale Italiana che diede grandi soddisfazioni, consensi e voti al proprio leader politico.

La Turchia di Erdogan ha poco di dissimile dall’Italia mussoliniana, non solo per alcune tematiche, ma soprattutto, per la strumentalizzazione politica del calcio che, essendo uno sport dalla smisurata popolarità, fa conoscere ideali e propagande a tutti i tifosi del mondo. Grande esempio ne è l’Istanbul Basaksheir, squadra di proprietà del governo, che milita nella Super Lig Turca e che in Europa League si trova nello stesso girone della Roma, che, malgrado i pochi anni di vita, ha ottenuto risultati enormi e, ad oggi, è una delle squadre più forti della Turchia grazie, soprattutto, agli importanti finanziamenti che il governo turco offre.

Il mondo del calcio, intanto, si è indignato per il “gesto militare” e a pagare le conseguenze dei propri gesti sono proprio i calciatori. In Italia i tifosi delle società Milan, Roma e Juventus chiedono a gran voce un provvedimento disciplinare, o, addirittura, la rescissione del contratto nei confronti dei calciatori Calhanoglu, Under e Demiral, che in queste due partite con la propria nazionale, sono sembrati tra i più attivi e propensi ad esultare con quel gesto, mentre in Germania il calciatore del Saint Pauli Cenk Sahin è stato licenziato, dopo aver scatenato l’ira di tifosi e dirigenza, con un post su Instagram che citava “Siamo dalla parte dell’eroico esercito e dei soldati. Le nostre preghiere sono per voi” ma che dopo pochi giorni ha già potuto firmare il contratto con una nuova squadra, proprio il Basaksheir.

Per ora le società italiane non prendono posizioni specifiche a riguardo anche perché si tratta di una questione molto delicata. Malgrado il gesto sia da condannare, perché rievoca le atrocità che si stanno susseguendo a causa di questo scontro voluto dal leader politico turco, non è da escludere che molti giocatori possano agire per paura, oppure perché condizionati dalla attuale situazione politica del proprio paese. Molti atleti, che si sono dichiarati oppositori del governo turco, sono stati arrestati, processati, alcuni hanno dovuto abbandonare il Paese e i propri cari, Quindi è difficile capire chi tra gli attuali atleti turchi stia agendo per vero fanatismo politico o per paura.

Chi deve prendere realmente una decisione è la UEFA che ha aperto un’indagine per “provocazione politica” e che potrebbe decidere di prendere provvedimenti seri riguardante il calcio turco come sanzioni, esclusione dalle coppe, sia per la nazionale che per il club, e, soprattutto, l’organizzazione della finale di Uefa Champions League, che vede come sede attuale proprio Istanbul ma che potrebbe essere spostata per la salvaguardia dell’ordine pubblico e dell’evento sportivo.

Ancora una volta la parola calcio viene accostata a “propaganda”, ed ancora una volta si è costretti a parlare di situazioni che poco hanno a che vedere con quello che è il vero obiettivo di questo sport: essere solo un gioco.

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