E’ morto Diego Armando Maradona: la leggenda di un uomo immortale

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salernonews24-Sport-di Emanuele Petrarca-

Si dice di un artista che le sue opere acquistino valore nel momento in cui muore, ma si può dire la stessa cosa di un Dio? La notizia della morte di Diego Armando Maradona, poco meno di un mese dopo i suoi 60 anni, a causa di un arresto cardiorespiratorio, ha lasciato tutto il mondo, sportivo e non, con l’amaro in bocca.

Proprio lui, l’invincibile Diego, che tante volte ha dato l’impressione  di soccombere all’evidenza di una vita fin troppo sopra le righe ma che, altrettante volte, ne è sempre uscito vincitore mostrando al mondo quel suo alone di divinità onnipotente, oggi, invece, ci lascia per sempre mostrando quel lato fragile che ogni essere mortale ha. Eppure, quell’uomo, che indossava ogni qualvolta entrava nel rettangolo di gioco la maschera di Dio, ha vissuto momenti di grande fragilità e di grande umanità. Ciò che ha reso Diego immortale è proprio il suo essere uomo, il suo saper sbagliare anche con grande facilità, il suo giocare in un modo che moltissimi definiscono e definiranno “divino” ma che, in realtà, non è stato altro che la rappresentazione più veritiera e gioviale del divertimento calcistico.

Come ogni artista, Maradona usava il calcio come una tela sul quale imprimere la sua voglia di libertà. Sul campo, con indosso la maglia numero 10, parlava un linguaggio completamente estraneo da quello dei suoi avversari o compagni, all’apparenza indecifrabile ma che, in realtà, era una chiara esposizione della mentalità di Maradona.

Per 90 minuti lui era libero di fare ciò che voleva, come voleva e quando voleva senza dover badare al giudizio degli altri perché sapeva perfettamente che, per il suo stile, stava facendo la cosa giusta. Il calcio ha donato a Maradona la possibilità di “evadere” dalla vita e Maradona ha regalato al calcio una delle storie più belle che questo secolare sport potrà mai raccontare.

In fondo, ci si affeziona tanto agli artisti, finché non giunge il momento in cui pensiamo possano essere troppo più differenti da noi, al di la di ogni comprensione umana… ed è così che da uomo si diventa Dio. Sarebbe inutile ricominciare a parlare del suo sopraffino sinistro, delle sue giocate che andavano oltre al mero concetto di tecnica, dei suoi gol che parevano sfidare le leggi della fisica o della facilità con cui un ragazzo dal baricentro basso e dalla statura minuta, giganteggiava in mezzo ai colossi facendoli diventare minuscoli. Come ogni opera divina, non c’è spiegazione per quello che Maradona faceva in campo; non c’è logica in quello che Diego faceva sembrare come il più semplice dei gesti; non possiamo comprendere la complessità della mente del più grande fenomeno argentino della storia. Maradona ha inventato un nuovo tipo di calcio e nessuno potrà mai replicarlo.

Maradona era, al tempo stesso, divinità, artista e uomo. Onnipotente come pochi, fragile come tanti; avvezzo agli errori, impossibile da non perdonare. Eppure, una similitudine magari c’è: George Best, stupenda ala del Manchester United che faceva il fantasista in un’epoca in cui la parola “fantasista” forse non esisteva neanche, ha condotto una vita simile a quella di Diego: ha creato un nuovo calcio, ha vinto tanto, ha sbagliato troppo fino a morire, lo stesso giorno di Maradona, a ridosso dei 60 anni. “Non morite come me” disse Best come suo personale testamento e, forse, il pensiero sarà balzato anche alla testa di Maradona durante i suoi ultimi istanti di vita. Nessuno, che non sia lui, potrebbe condurre una vita simile fatta di stress, aspettative, vittorie, sconfitte e pressioni. Questo non è il luogo e oggi non è il tempo di parlare della vita privata di una delle personalità più eclettiche della storia dello sport. Oggi è un giorno speciale. Il Dio Maradona  è morto, anzi, è tornato nei cieli, per diventare leggenda nei secoli dei secoli.

Cadaverexquisito, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

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