Djoko, partita, incontro

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di Pierre De Filippo-

Domani, 17 gennaio, inizieranno gli Australian Open, importantissima kermesse tennistica. Quest’anno più degli altri anni perché, come spesso accade, se scoppia un caso, l’attenzione mediatica aumenta. Grazie a Nole Djokovic, unanimemente considerato il tennista più forte al mondo, tutti, anche i non appassionati di tennis, sanno dell’inizio di questo evento.

Per un motivo semplice: Nole è no-vax e, in quanto tale, non avrebbe potuto – secondo le regole del governo australiano – prendere parte alla manifestazione.

In principio fu l’esenzione medica. Giorno 4 gennaio: Nole annuncia la sua partecipazione agli Australian grazie ad una esenzione medica concessagli dalle autorità sanitarie australiane. Levata di scudi di tutti – i soldi possono comprare anche la salute? – e, marcatamente, del governo locale che gli replica. Il Primo Ministro Scott Morrison così si esprime: “Non ci saranno regole speciali per Novak Djokovic. Se l’esenzione non è motivata ripartirà col primo aereo…”

Tempo ventiquattr’ore ed il visto del campione serbo viene rifiutato dal governo, espellendolo essenzialmente dall’isola.

Giorno 6: Nole fa ricorso ed il giudice australiano si riserva di prendere una decisione entro il 10 dello stesso mese. Djokovic viene così spedito, in attesa di giudizio, al Park Hotel di Melbourne, lì dove il governo confina coloro i quali non hanno un visto o sono entrati illegalmente in Australia. Nole diventa, quindi, il profeta di una nuova, profana religione e, in quanto tale, è amato e odiato.

“Novak è lo Spartacus del nuovo mondo che non tollera l’ingiustizia, il colonialismo e l’ipocrisia. È diventato il simbolo ed il leader del mondo libero, un mondo di Nazioni e persone povere e oppresse. Lo hanno crocefisso come Gesù Cristo”.

Un paragone un po’ azzardato al quale replica l’eterno rivale Rafa Nadal: “Accetti le conseguenze delle sue scelte. Il mondo ha sofferto troppo per non seguire le regole”.

Altro giorno, l’8, e altra novità: i legali di Djokovic, commentando i motivi per i quali gli era stata concessa l’esenzione medica, riportano che il tennista avrebbe contratto il Covid il 16 dicembre, motivo per il quale gli era stato concesso questo permesso speciale.

Ma allora perché, si chiedono i media che fanno il loro mestiere, giorno 17 dicembre presenziava ad un evento pubblico, per giunta senza mascherina ed in mezzo ad una marea di ragazzi?

Un altro capitolo di un ormai interessantissimo best-seller.

Giorno 10, il giorno della (prima) verità: il giudice Anthony Kelly, ribaltando clamorosamente la decisione del governo, annulla la sospensione del visto: il governo dovrà pagare le spese legali, Nole dovrà essere immediatamente rilasciato e, soprattutto, potrà partecipare agli Australian Open.

Giubilo e sdegno. L’opinione pubblica si divide.

Al governo, però, la possibilità di impugnare il provvedimento. L’Immigration Act, infatti, consente alle autorità di ritirare il visto, in qualsiasi momento, per motivi relativi alla sicurezza nazionale o alla salute pubblica.

14 gennaio: il Ministro per l’Immigrazione, Alex Hakw, revoca nuovamente il visto di Djokovic che, solo ventiquattro ore prima, era stato incluso nei sorteggi per il torneo e avrebbe dovuto affrontare il connazionale Kecmanovic.

La palla – piccola e verde fluo, verrebbe da dire – passa quindi alla Corte federale australiana, la quale dovrà mettere la parola fine, la pietra tombale su questa storia che è ormai diventata un romanzo.

Nella notte italiana di sabato 15 gennaio la decisione: Novak Djokovic non potrà partecipare agli Australian Open per irregolarità nel suo visto e per scorrette informazioni circa il suo stato vaccinale.

Della serie “Djoko, partita, incontro”.

Una valutazione conclusiva per una vicenda intricata. Martire o indisciplinato? Furbetto del quartiere o bravo uaglione in buona fede? Sportivo appassionato o altezzoso potente? Ai posteri, si dice in questi casi, l’ardua sentenza.

Ciò che è certamente condivisibile sono le parole di Rafael Nadal, che riepilogano un po’ il senso del tutto: dopo un evento come la pandemia, non possiamo più permetterci di non rispettare le regole. Ai tanti strenui difensori dei diritti e delle libertà personali verrebbe da ricordargli che, questi diritti e queste libertà, solitamente non vengono più esercitati quando si sta in un comodo mogano sui monti del Guadarrama.

Teniamolo a mente.

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