Storie di campioni : da Cassius Clay a Muhammad Ali, la storia del più grande

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-di Emanuele Petrarca-

Nel 2022 avrebbe compiuto 80 anni Muhammad Ali, nato Cassius Clay, uno dei più grandi pugili nella storia della boxe. Muhammad Ali, nome scelto dal campione dopo la conversione all’Islam nel 1964, si è spento il 3 giugno del 2016 a Scottsdale in Arizona. In occasione dell’anniversario della sua nascita, andiamo a celebrarlo al meglio ripercorrendone la leggenda e le più grandi imprese sul ring. L’alba della carriera da pugile di Cassius Clay.

All’anagrafe Cassius Marcellus Clay Junior, Ali nasce a Louisville, nel Kentucky, il 17 gennaio del 1942. Il suo talento sul ring è evidente fin da subito, già da quando comincia a combattere tra i dilettanti. Lo sarà ancora di più ai Giochi di Roma nel 1960, quando si metterà al collo la medaglia d’oro dei mediomassimi all’età di appena 18 anni.

Le straordinarie capacità pugilistiche, inoltre, sono supportate da una spiccata personalità e da una grande fiducia nei propri mezzi, di fronte alle quali ogni avversario parte già sconfitto ancor prima di incrociare i guantoni. Cassius Clay vs Sonny Liston: un nuovo campione del mondo. L’affermazione internazionale anche tra i professionisti non tarderà ad arrivare.

Il 25 febbraio del 1964, al Convention Center di Miami, battendo il detentore del titolo Sonny Liston, Clay si laurea campione del mondo dei pesi massimi a soli 22 anni. La vittoria dello sfidante arriva alla settima ripresa quando il campione in carica, fiaccato dai colpi e dalla velocità del suo avversario, decide di gettare la spugna e cedere il titolo.

È un’impresa storica, anche perché i pronostici della vigilia erano tutti a favore di Liston. Cassius Clay, dopo aver conquistato il titolo di campione del mondo dei pesi massimi, si converte all’Islam cambiando il suo nome in Muhammad Ali.

Questa scelta di vita e di fede sarà motivo di grande dibattito negli Stati Uniti, e non solo, e creerà non poche difficoltà al neocampione del mondo. Ali difenderà la cintura dei massimi fino al 1967, battendo ancora Liston nel 1965 nella sfida passata alla storia per il celebre “pugno fantasma”. Dopo quella data e il rifiuto di partire per il Vietnam, gli verrà ritirata la licenza per combattere e la sua carriera subirà un brusco stop. Quello di Ali diventerà un caso politico che valicherà i confini del mondo dello sport. Passeranno quattro anni da quel 1967 prima che gli appassionati possano tornare ad ammirare “The Greatest” sul ring.

È il 1971 quando Ali riprende a combattere: anche se la forma non è ancora quella dei giorni migliori, il talento non è stato però scalfito. Si guadagna, infatti, la possibilità di sfidare il nuovo campione del mondo, Joe Frazier, con il quale nascerà una delle più grandi rivalità nella storia della boxe.

L’incontro è durissimo, ma il detentore del titolo conserva la cintura battendo Ali alla quindicesima ripresa. I due si affronteranno in altre due occasioni, nelle quali avrà la meglio Ali. La più celebre è sicuramente la sfida del 1° ottobre 1975 nelle Filippine, ribattezzata “Thrilla in Manila”: un incontro senza esclusione di colpi, a tratti brutale, che pur registrando la vittoria di Muhammad Ali ne certifica l’inizio del declino. Il successo al Madison Square Garden di New York del 28 gennaio del 1974 nella rivincita contro Frazier dà ad Ali la possibilità di combattere ancora una volta per il titolo mondiale.

Il campione in carica è il giovane George Foreman, che ha sette anni in meno di Ali, una forza straordinaria e la fame di chi vuole prendersi tutto. L’incontro tra i due del 30 ottobre 1974 organizzato a Kinshasa, capitale dell’allora Zaire, è uno dei più grandi eventi nella storia dello sport e ciò che succede sul ring non delude assolutamente le aspettative della vigilia.

Ali, che ha perso la brillantezza e la freschezza di un tempo, compie un capolavoro strategico fiaccando la resistenza sia fisica che mentale del campione del mondo, che va giù all’ottava ripresa nel match consegnato alla storia come “The Rumble in the jungle”.

La vittoria su Frazier a Manila del 1975 sarà l’ultimo squillo di Ali sul ring. All’ormai ex pugile, ritiratosi nel 1981, viene diagnosticato il Parkinson nel 1984. Nel 1996, già profondamente debilitato dalla malattia, sarà l’ultimo tedoforo dei Giochi di Atlanta.

Le immagini della leggenda della boxe in quell’edizione delle Olimpiadi diventeranno iconiche. Nel 2001, il regista statunitense Michael Mann racconterà nel film dal titolo “Alì”, con Will Smith nella parte del campione di Louisville, l’epopea di questo straordinario uomo di sport: un viaggio appassionante, che travalica i confini dello sport e sopravvive al tempo, come la leggenda di “The Greatest”.

Immagine di pubblico dominio

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