Ciao Pablito! L’Hombre Mundial che visse due volte

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salernonews24-sport-di Emanuele Petrarca-

A tutti è concessa una seconda occasione, ma solo in pochi riescono a sfruttarla al meglio. La vita, calcistica e professionale, di Paolo Rossi sembrava, ormai, in prossimità dell’entrare nel tunnel del dimenticatoio a causa di uno scandalo che lo coinvolse in prima persona. Lui, Paolo Rossi, che allora fece le fortune del Lanerossi Vicenza e del Perugia, pagò il pesante scotto di essere implicato nell’orribile sistema di calcioscommesse. L’attaccante dovette scontare più di due anni di squalifica. Un’enormità per un calciatore che era nel pieno della sua maturità calcistica e che vedeva la sua immagine macchiarsi indelebilmente.

La storia di Paolo Rossi sembrava potersi fermare li, nel ricordo di un calciatore bravo che decise di distruggersi professionalmente accettando una combine. Ma il destino concede sempre una seconda occasione e la sua arrivò esattamente il 5 luglio 1982.

È l’estate del Mundial 82’. L’Italia si ritrovò a dover affrontare aspre critiche a causa di prestazioni altalenanti e sul banco degli imputati finì, in primis, Enzo Bearzot, reo di aver selezionato una rappresentativa non di livello. In campo il più criticato è Rossi al quale solo Boniperti e Trapattoni gli perdonarono i fatti accaduti due anni prima, ingaggiandolo, nonostante la squalifica, in una stratosferica Juventus. In quell’estate tutti erano contro il bomber toscano… tutti tranne Bearzot. Per Paolo Rossi la seconda chance della sua vita gliela procurò proprio “il Vecio”.

Enzo Bearzot si fidava cecamente di Rossi e, nonostante un girone a secco di gol, lo spronava e motivava donandogli la maglia numero 9 dell’Italia ad ogni partita. Quel caldissimo pomeriggio del 5 luglio 1982, tutto il giornalismo italiano era pronto a commentare la disfatta di Bearzot e la fine calcistica di Rossi; troppo forte il Brasile per essere battuto. La Selecao di Zico, Socrates, Falcao, Cerezo, Junior e tanti altri era vista come la candidata numero uno per la vittoria del mondiale, eppure, in quel giorno Catalano, la storia cambiò per sempre.

La figura umana di Paolo Rossi morì esattamente all’interno di quei 90 minuti di quella storica partita. Da li in poi il Rossi criticato dal mondo cessò di esistere, divenendo leggenda sotto il nome di “Pablito”.

È ancora vivido nei ricordi degli italiani l’urlo “Rossi, Rossi, Rossi” di Nando Martellini, incredulo, come milioni di spettatori, nel vedere la Nazionale italiana domare i mostri brasiliani grazie ad una tripletta del proprio attaccante. In quel momento la vita di Paolo si tramuta in “Pablito”, ovvero uno dei più iconici bomber di razza della storia del calcio italiano.

Pablito non smise più di segnare, regalando ad un’intera nazione la possibilità di amare una delle nazionali più forti della storia italiana ed un mondiale che, per il nostro paese risultò una rivincita non solo sportiva, ma anche sociale. Bastò un anno, il 1982, per ripagare quelle uniche tre persone che affrontarono il mondo credendo il lui e per diventare l’attaccante più famoso della lunga tradizione di bomber azzurri. Pablito vinse tutto, sia individualmente,  anche con un pallone d’oro, sia come trofei collettivi, con le maglie di Juve e Italia.

Paolo si tramutò in Pablito, raccogliendo la sua seconda chance e riuscendo a vivere 2 volte. Nella nottata di oggi, “L’hombre mundial” lo ha fatto ancora: Paolo-Pablito (le due facce della stessa medaglia) è morto all’età di 64 anni a causa di una malattia incurabile ai polmoni, lasciando la sua vita terrena per iniziare un ennesimo capitolo sotto forma di leggenda, esempio e guida spirituale per chi, anche una sola volta, si è sentito messo alle strette da tutti, ferito nell’orgoglio, senza possibilità di ripresa.

Bearzot disse di lui: “Qualcuno ha scritto che per Paolo Rossi ho rischiato la vita. Semmai la carriera, e già mi sembra ci sia una bella differenza. Ma non so cosa darei per tornare indietro, solo per il gusto di poterlo rifare”.

Ciao Pablito. Anche noi daremmo ogni cosa per rivivere, anche solo per un momento, le emozioni che ci hai dato in quella stupenda estate del 1982, dove tutto ad un tratto il cielo divenne azzurro.

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