Storie di campioni: Alberto Tomba, la bomba

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-di Emanuele Petrarca

Prima dell’arrivo di Alberto Tomba nel Circo Bianco, l’Italia dello sci si trovava nella classica situazione dell’amata “sedotta e abbandonata”.

Dopo i meravigliosi anni Settanta, quelli della Valanga Azzurra e delle 4 Coppe del Mondo e delle gioie Olimpiche di Gustavo Thoeni (e di quelle di Pierino Gros), il movimento sciistico azzurro languiva quasi disilluso, senza più un eroe in cui immedesimarsi. Ci pensò un ragazzone emiliano, Alberto Tomba, a suonare la sveglia.

E mai campanella fu tanto dolce, visto che dalla prima vittoria in Coppa del Mondo a Sestriere nel 1987, fino all’ultima a Crans-Montana nel 1998 (per un totale di 50, al quarto posto assoluto per numero di vittorie in Coppa, che si assommano alle 4 medaglie Mondiali e alle 5 Olimpiche, 3 ori e 2 argenti, e alle 4 + 4 Coppe di specialità di slalom e gigante oltre a una Coppa del Mondo generale), nei suoi eccezionali 12 anni di carriera, Albertone accese l’Italia di una passione eterna, che dura ancora oggi che ha a 55 anni, e che lo ammanta di un’aura immortale. Il 25 novembre 1987, un ancora poco noto 21enne italiano di belle speranze (l’anno prima aveva ottenuto un podio in Coppa e un bronzo ai Mondiali di Crans-Montana, sempre in gigante), per giunta con un cognome quanto meno bizzarro, partendo col numero 25 trionfò nello slalom del Sestriere con due manche imperiose.

Due giorni dopo Tomba concesse il bis, vincendo anche il gigante nella stessa località. Una doppietta del genere in Coppa, non si vedeva, appunto, dai tempi di Thoeni, e l’Italia impazzì subito per quel talento cristallino nato, altra stranezza, non sulle montagne ma ai piedi dei colli bolognesi e formatosi sulle nevi dell’Appennino Emiliano.

Ma il Sestriere fu solo l’inizio. Sintesi sublime di tecnica perfetta, potenza fisica impressionante e rara spavalderia sportiva, Tomba infilò vittorie a raffica, che lo portarono a vincere letteralmente tutto nella stagione 1987/88: con 9 successi e un secondo posto, lo sci alpino aveva trovato un nuovo re. Anche perché il neo Alberto nazionale non tremò neppure ai Giochi Olimpici Invernali di Calgary 1988, dove infilò una storica doppietta, diventando il primo sciatore alpino italiano a vincere due ori nella stessa edizione delle Olimpiadi Invernali.

Per trasmettere in diretta il suo trionfo nello slalom Olimpico, la Rai aprì una finestra nell’evento mediatico più iconico del paese, il Festival di Sanremo. Fu allora che nacque il mito di “Alberto Tomba-la bomba”, soprannome che rimase per tutta la carriera. Nelle due stagioni successive, Tomba inevitabilmente subì il peso della gloria, e rallentò non riuscendo più a mietere successi a raffica.

Emerse anche il lato meno luminoso della sua straripante personalità, con l’amore per la bella vita e per la buona tavola a rendere le cose più complicate. La resurrezione nel 1990/91, con un team privato guidato da Gustavo Thoeni, che con i suoi sapienti silenzi era l’unico a riuscire a tenere a bada l’esuberanza, a volte eccessiva, del nuovo fenomeno dello sci mondiale.

Nel 1990/91 Alberto tornò a vincere in gigante (alla fine ne vinse 5 su 7), e contese fino alla fine la Coppa del Mondo a un mito come Marc Girardelli. In quella successiva, Alberto decise di fare sul serio per la conquista della Sfera di cristallo generale, ma nonostante 9 successi (e 16 podi) trovò sulla sua strada la meteora elvetica Paul Accola, che riuscì a stargli davanti dopo un’epica battaglia a colpi di podi.

Rivincita scintillante alle Olimpiadi Invernali di Albertville 1992, dove fu portabandiera: Alberto rivinse il gigante primo al mondo a riuscire a trionfare nella stessa specialità in due Olimpiadi di seguito, e arrivò secondo in slalom con una pazzesca rimonta dal sesto posto della prima manche, dietro a uno dei suoi rivali storici, il norvegese Finn Christian Jagge.

Dal marzo 1992, con la vittoria nello slalom di Crans-Montana, Tomba diventa un super specialista della specialità, vincendo (tanto) sempre solo tra i pali stretti fino alla stagione 1994/5, quando la ritrovata verve anche in gigante, gli fece inanellare una stagione strepitosa coronata dalla conquista della prima, e unica, Sfera di cristallo, con 11 vittorie totali. Emozionante il gigante della vittoria, alle finali di Bormio, con decine di migliaia di italiani accorsi per vedere la prima Coppa del Mondo italiana dai tempi di Thoeni, a vent’anni esatti di distanza per la precisione.

Alle Olimpiadi Invernali di Lillehammer 1994, Tomba conquista la sua ultima medaglia Olimpica, arrivando secondo in slalom con una sensazionale rimonta nella seconda manche dopo che nella prima era finito undicesimo, battuto solo dall’austriaco Thomas Stangassinger. Le grandi rimonte dopo prime manche deludenti, sono un’altra celebre carta del repertorio di Albertone: e spesso, quando sanno che ha infilato una seconda da urlo, al cancelletto gli avversari perdono forza e finiscono per cedere.

È il famoso effetto-Tomba! Dopo la conquista della Coppa del Mondo generale, Alberto non aveva più nulla da chiedere allo sci e fece intendere ai media che era prossimo al ritiro. E in effetti Tomba vinceva meno (solo due vittorie in slalom nel 1996) ma c’era ancora un palcoscenico in cui far deflagrare l’ultima bomba. Quello dei Mondiali.

Tomba non aveva più raccolto medaglie nell’evento dal lontano 1987, quando, da sconosciuto si era preso un eccezionale bronzo in slalom. Ai Mondiali di Sierra Nevada 1995, posticipati di un anno per mancanza di neve, Tomba aggiunse un’ultima pagina alla sua leggenda. Il 23 febbraio 1996, Albertone vinse il gigante dopo essere quasi caduto, con un recupero incredibile che lo portò a trionfare davanti alla coppia svizzera Kälin-Von Grueningen.

Due giorni dopo, il campionissimo bolognese si impose anche in speciale, chiudendo definitivamente i conti con il palmares. L’ultimo acuto venne ancora ai Mondiali del Sestriere, dove l’ormai vecchio e stanco alfiere azzurro riuscì a centrare un ultimo, insperato, bronzo facendo impazzire la sua gente per l’ultima volta.

A Nagano 1998, sue ultime Olimpiadi, il veterano azzurro arriva non in perfette condizioni di forma e viene penalizzato da una brutta caduta nel gigante che lo costringe ad abbandonare lo slalom dopo poche porte: sfuma così il sogno di Tomba di vincere una medaglia in ogni partecipazione Olimpica, cosa che riuscirà alla sua collega Deborah Compagnoni. La Bomba si consola chiudendo la carriera con un’insperata e fantastica vittoria in slalom, nell’ultima gara disputata a Crans-Montana.

 

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