24 anni fa Salerno diceva addio ad Andrea Fortunato, il campione sfortunato

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SalernoNews24.it-Sport- di Emanuele Petrarca-

La vita del terzino è diversa da tutte le altre. Mentre gli altri a volte si fermano, ragionano, riprendono le forze, un terzino corre ad alte velocità per 90 minuti senza fermarsi mai. Solo uno che nella vita ha scelto di fare il terzino sa come correre il più velocemente possibile per bruciare tutte le tappe, per tener fede ad una promessa fatta tanti anni fa ai propri genitori che si preoccupavano della difficoltà di vedere il proprio figlio senza lavoro per inseguire un sogno: quello di giocare a calcio.

La vita di Andrea Fortunato è una vita fatta di ambizione e di tappe bruciate, una vita ad alta velocità che ha come punto di partenza la sua Salerno, dove nacque il 26 luglio del 1971. È proprio a Salerno che muove i suoi primi passi da calciatore aggregandosi alla società dilettantistica “Grande Salerno” per poi trasferirsi al Como. A 19 anni arriva la sua prima occasione nella prima squadra del Como, quell’ anno militante in Serie B, e lascia intravedere energia, classe ed esplosività che lo contraddistingueranno per tutta la sua carriera, tanto da permettergli di avere il pesante soprannome di “nuovo Cabrini”.

È l’Ottobre del 1989 quando esordisce nella lega cadetta e ,da quel giorno, la carriera del terzino sinistro Andrea Fortunato andrà ad alta velocità, come un treno destinato a non fermarsi mai. Rimane 2 anni a Como, poi arriva il salto di categoria ed approda in Serie A accettando la proposta contrattuale del Genoa. Inizialmente titolare solo nelle coppe, Andrea viene,poi, prestato al Pisa che gli permette di avere un posto da titolare garantito e a fine anno torna a Genoa. A soli 21 anni si ritrova titolare di una squadra di Serie A,  giocando praticamente sempre e dimostrando enorme talento e qualità, tanto da convincere la Juventus a puntare su di lui. Trapattoni lo volle fortemente tra i bianconeri perché vedeva in lui il futuro perno della difesa dei piemontesi che, in quella stessa estate, avevano già acquistato un giovane talento destinato ad essere il futuro campione e capitano della Vecchia Signora: Alessandro Del Piero. Fortunato parte senza timori e dimostra, anche a Torino, tutta la sua esplosività e la sua forza risultando sempre tra i migliori in campo.

A 22 anni arriva anche la tanto attesa prima partita da titolare con la nazionale italiana, tanto inseguita e tanto sognata, che doveva essere il preludio di una carriera in azzurro che l’avrebbe visto protagonista insieme a gente del calibro di Maldini, Baresi, Benarrivo e  giocarsi la possibilità di vincere un mondiale. Titolare nella Juventus e nel giro della nazionale italiana a soli 22 anni, Andrea Fortunato era riuscito a tenere fede alla sua promessa e la sua carriera in pochissimo tempo lo ha affermato al calcio mondiale. Sembra solo l’inizio. Invece, la sua corsa così rapida e veloce, ad un tratto si ferma. Fortunato inizia a giocare male, non corre più con la solita intensità e perde molti duelli fisici; la tifoseria non è contenta ed inizia ad inveire contro di lui  accusandolo di “bella vita” e di  “scarso impegno”, ma la verità era un’altra. Il 20 maggio 1994 Fortunato chiede il cambio dopo appena un tempo di un’amichevole con il Tortona, dove i ritmi erano blandi e nessun giocatore aveva voglia di spingere sull’ acceleratore, dicendo di essere sfinito. La Juve decide di investigare e l’esito degli esami medici è il peggiore possibile: leucemia linfoide acuta.

Il sogno lentamente si distrugge, ma la riabilitazione lascia ancora qualche speranza prima che il 25 aprile del 1995, causa anche una polmonite, Andrea Fortunato a 24 anni interrompe per sempre la sua corsa. Ed è oggi, 26 aprile, che ricordiamo l’ultimo saluto ad un ragazzo che è rimasto sempre nei cuori del calcio italiano. Questo stesso giorno di 24 anni fa arrivarono almeno in cinquemila, tra cui Juventus e Salernitana, alla cattedrale di Salerno per salutarlo un’ultima volta. Quell’ anno la Juventus riuscirà a vincere Coppa Italia e Campionato che, pur non avendo giocato, entreranno nel palmares dei trofei vinti da Fortunato. L’anno dopo gli stessi bianconeri conquisteranno la Champions League, dedicandola all’amico e compagno scomparso. Una carriera percorsa in modo veloce, una vita che ha preso una via troppo veloce. In ogni caso, il nome di quel ragazzo, nato a Salerno e diventato un campione, non verrà mai dimenticato, con la speranza, come disse Vialli il 26 aprile di 24 anni fa:  “…che anche in paradiso ci sia una squadra di calcio … Così che tu possa continuare a essere felice correndo dietro a un pallone”.

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