Quarant’anni fa moriva una delle voci più belle del rock

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Nell’ agosto del 1977 se ne andava Elvis

Non era una notte buia e tempestosa. Era giorno, uno splendido giorno di piena estate nella lussuosa residenza di Memphis, chiamata Graceland, in onore della figlia. Lui si guardava nello specchio e non si riconosceva più; troppi chili accumulati nascondevano anche le celeberrime basette. A soli quarantadue anni era stanco di vivere, proprio lui che era salito sulle vette più alte, dove solo le stelle brillano.Era il 16 agosto di quarant’anni fa, dentro un bagno, tra farmaci e barbiturici, e tanta malinconia sulla pelle di un corpo devastato. L’ultimo concerto lo aveva tenuto pochi mesi prima, 27 giugno 1977, Market Square Arena di Indianapolis. Davanti ad un pubblico in visibilio, Elvis aveva ripercorso tutta la sua carriera: forse era un commiato, ma nessuno se ne accorse. Semplicemente, sul palco, c’era lui, con il suo mito, le sue stravaganze, le sciarpe di seta intinte di sudore per le fan, gli improbabili vestiti, e una carriera fatta di eccessi e vanità.

Si dice che una sera, guardando un suo concerto in televisione, prese una delle pistole che deteneva, e, con un solo colpo, centrò lo schermo, facendolo esplodere in mille pezzi.
Se si eliminava quell’aria da belloccio che piaceva tanto alle donne, il “pelvis” da agitare, le mimiche accattivanti, il lusso volgare di cui si circondava, rimaneva una sola immensa cosa: la voce. Calda e dirompente, un talento puro, cresciuto senza un maestro, che gli permetteva di interpretare le canzoni come pochi sapevano fare.
Si innamorò di “Bridge Over Troubled Water”, e la rese immortale, a tal punto che Paul Simon, l’autore, dopo averla ascoltata ad un suo concerto, disse, “ecco, è stato detto tutto”.

Presley era così, da un lato era vittima della stessa immagine che si era creato, dall’altro gli bastava solo un cenno per incantare il mondo. Eppure non sopravvisse al mito che lo stritolava. Il divorzio da Priscilla lo aveva gettato nella disperazione più profonda: depressione, dicevano i medici. Lui, due anni dopo, pubblicò “Always on my mind”, e a Las Vegas, notandola tra il pubblico, le disse al microfono, “questa è dedicata a te”.
Quaranta anni fa moriva in una sconfortante solitudine una voce stupenda, che bisognerebbe ricordare alle nuove generazioni, affinché non venga dimenticata mai.
Ogni tanto, se vi capita, cliccate play e lasciatevi trasportare dalla magia di Elvis. Elvis Presley.

 

Giorgio Coppola

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